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Desenzano del Garda, Brescia – Appuntamento in riva al lago, alla Galleria Bosio, con La mostra dei dipinti dell’apprezzato artista milanese Umberto Tedeschi.

I motivi, per un confronto con la robusta ed, al medesimo tempo, disinvolta interpretazione artistica di questo autore, attengono a nutrire il valore della speranza che invade tutti i campi della vita, sia per l’esemplare e felice testimonianza di una longeva stagione produttiva, in chi ne è il protagonista, che per una edificante formulazione espressiva, percepibile a persuadente manifestazione, di fatto, ammirata verso la resa figurativa del mondo reale, attraverso quell’irraggiamento di prospettiva che rappacifica lo sguardo entro la mitezza della luce, coesistente nella soluzione di particolari, ambientazioni e paesaggi, secondo la pervadenza effusiva di una strategica preponderanza complessiva.

Umberto Tedeschi
Umberto Tedeschi

Dagli anni Venti del “secolo Breve”, agli anni Venti del primo secolo del Terzo Millennio incipiente, senza mettere limiti alla Provvidenza del tempo a venire, Umberto Tedeschi instilla nell’arte il patrimonio di una vita, presidiando il dono della sua feconda ispirazione immaginifica, all’interno di queste sue opere, presenti in collezioni private in Italia ed all’estero, come, pure, esibite al pubblico, in un ritorno alla sede espositiva, già, con soddisfazione, praticata a Desenzano del Garda, mediante una riconferma che è stata sollecitata dal vasto seguito dei suoi estimatori.

Pari accuratezza organizzativa, analoga meticolosa cortesia, consueta e puntuale accoglienza a chi, nel volgere attenzione alla sua iniziativa, ne può sperimentare il configurarsi di un ponte, profilatosi a contatto fra alcune parti di sé con la sua capacità di condividere la propria maestria.

Tale genuità creativa assurge a simbolo della manifestazione artistica dell’essere potenzialmente inclusiva, come vettore culturale di prim’ordine, entro quei vari settori esperienziali dove, ad un dato carisma d’intuizione effettiva, può corripondere il riflesso di una altrettanto personale versione esplicativa, decrifrabile negli effetti di una rivelazione d’arte, sostanzialmente perseguita.

Dino Buzzati (1906 – 1972) che, ad esempio, su di lui, fra, naturalmente, vari altri, ha scritto, avrà trovato nelle sue opere il diaframma della poesia, a spaesamento del reale, mediante una sensibile frapposizione calata, come una lente preziosa, a rilevare l’anima nascosta che è insita nei contorni del mondo visibile dove si aprono altrettanti margini per quello spazio celato in cui si svela compiutamente l’uomo, nella complessità di dimensioni libere da infingimenti, come, nel suo romanzo “Deserto dei Tartari”, testo funzionale a delineare la condizione umana, oltre i vincoli della mera contingenza apparente.
Piace, motivatamente, allo stesso Umberto Tedeschi proporre la stilistica, contraddistinguente i suoi dipinti, nel rilevarvi la “realtà vissuta come sogno”, sposando la definizione allusiva di “realismo magico”, supportato, a sua volta, contestualmente da una concreta padronanza della materia pittorica, per conseguirne gli effetti, ovvero, perfezionando di volta in volta, la preparazione della tela, sulla quale poi dipingere, con una base al quarzo i cui cristalli concorrono ad una ricercata rifrazione di luce, fra le parti dell’opera poi eseguita.

Risultato espressivo che si esprime anche con l’attribuzione di un titolo, minuziosamente assegnato ad ogni sua tela, anche presente in questa ennesima mostra gardesana, per la quale sollecitudine, il ricorso ad una rispettiva intitolazione partecipa a delineare i vari ambiti di una coerente ispirazione, come, fra altre opere ancora, declinano proprie soggetivazioni “Le case Bianche”, “Il fiore della lampada”, “Il velo”, “Il viale della villa”, “Due abat-jours”, “L’ombra della piazzetta”, “Colline venete”, “Le rose di Cupido”, “Il Castello del colle”, “I fiori del bagno”, “La stufa di maiolica”, “Dopo la pioggia”, “Il vecchio ponte”, “Colori di tetti”, “La strada delle nuvole”, “Il temporale”, “Specchio in interno”, “L’albero della casa”, “Riflessi e riflessioni”, “Colline rosa”, “Ombre di cipressi”, “La basilica”, “Fiori in interno”, “La sedia antica”, “Il viadotto del lago”, “Composizione con fichi”, “Composizione con teiera”, “Le nuvole degli ulivi”, “Girasoli”, “La lampada dei fiori”, “Onde di lavanda”, “Salita alle case”, “Nubi in movimento”, “Il divano delle margherite”, “Fiori nel secchio”, “Riflessi di tronchi”, “Sedili di pietra”, “Le nuvole del prato”, “Luci nelle nebbie”, “La stanza verde”, “Il viale d’erba”, “Stanza gialla con brocca”, “Paesaggio del Sud”, “Vecchie case”, “La scalinata”, “Ulivi”, “Paesaggio veneto”, “Tronchi di alberi”, “Il muro”, “La strada del mare”, “Alberi della casa rosa”, “L’albero del fiume”, “Ombre sul viale”, “La strada”, “Il lampione del mare”, “Arrivo alla casa”, “Casa sul colle”.

In questa lunga sequenza di applicazioni, si fa strada il nesso con le località osservate più disparate, non da ultime quelle contestualizzate nel territorio del lago di Garda, oppure, ad esempio, in una assorta contemplazione di interni, secondo una omogenea caratterizzazione artistica, attraversata da una silente riflessione metafisica.

In tale prospettiva d’ampio raggio di ambientazione, il colore vira, nel senso che pare prestarsi, quasi “muovendosi”, ad una suggestiva rifrazione sulla tela, anche per via dell’uso degli accorgimenti tecnici utilizzati dall’autore, approdando a quel punto di sintesi che, nel merito, è sottolineato da Rossana Bossaglia, nel, fra l’altro, evidernziarvi che: “(…) il deliberato accostamento delle tonalità fredde con quelle di caldo respiro non sottolinea contrasti, ma una sorta di luminosa creativa convivenza di tutti i risvolti della tavolozza (…)”.