“Ogni giorno in America, il Paese più ricco del mondo, sempre più persone si trovano a dover scegliere tra pagare l’affitto e mettere il cibo in tavola. Di fronte a questo dilemma impossibile, molti decidono di abbandonare la vita sedentaria per mettersi in viaggio. In un mondo in cui basta un ricovero in ospedale al momento sbagliato per mandare in fumo i risparmi di una vita, in cui la previdenza sociale è praticamente inesistente e il peso dei debiti spinge molti alla disperazione, donne e uomini in età da pensione hanno iniziato a migrare da un lato all’altro del Paese attraverso i mezzi di trasporto più vari, tra un lavoro precario e l’altro. Tra loro Linda May: una nonna di 64 anni, dai capelli grigi, che vive viaggiando su un 28 piedi, e Bob Wells, diventato vero pilastro della comunità dei nomadi dopo anni di sofferenza e fallimenti”.

Il cinema teatro Politeama di Manerbio inaugura la sua nuova stagione post Covid con il meglio del cinema: Nomadland.

Il miglior film degli Oscar di quest’anno è stato tratto da un libro che il New York Times   definì «splendido e scritto benissimo»:Nomadland: Surviving America in the Twenty-First Century, uscito negli Stati Uniti nel 2017, firmato da Jessica Bruder e pubblicato in Italia l’anno scorso dalle edizioni Clichy. A sua volta è l’ampliamento di un articolo uscito nel 2014 su Harper’s Magazine e scritto sotto forma di inchiesta dalla stessa Bruder.

Per quel libro, Burder visse diversi mesi in un furgoncino  e documentò la vita nomade e on the road di chi incontrava, indagando anche i motivi che avevano portato a quel tipo di vita, che in molti casi avevano a che fare con le gravi conseguenze della recessione iniziata nel 2008. Burder percorse oltre 24mila chilometri sulle strade statunitensi, raccogliendo le testimonianze di decine di “nomadi”.

I tre Oscar dell’altra notte – miglior film, migliore regista, migliore attrice protagonista – per Nomadland arrivano dopo il Leone d’Oro l’anno scorso a Venezia, il Golden Globe, i premi al Toronto Film Festival e al Bafta.

Un premio annunciato per questa storia che racconta la vita di tanti americani on the road.

C’è un ex tassista di San Francisco che ha 67 anni e che, stritolato da Uber, scarica camion carichi di barbabietole da zucchero in North Dakota.

C’è Chuck, un ex vicepresidente di McDonald che perse la sua casa vicina a un campo da golf e in un quartiere residenziale, e ora vende birre e hamburger.

C’è Don, un ex software executive di 69 anni e con un pizzetto bianco, che perse i suoi risparmi nel 2008, e che dopo il divorzio perse anche la casa. Ora vive con il suo cane in un Airstream del 1990 e nella stagione pre-natalizia fa turni di 12 ore in un magazzino di Amazon.

Nomadland ha portato all’Oscar la giovane regista Chloé Zhao, e la come sempre straordinaria Frances McDormand, che compare in quasi ogni sua scena e che è una donna che, rimasta vedova e senza lavoro, si mette a girare gli Stati Uniti a bordo di un furgoncino.

Le riprese del film iniziarono nell’autunno 2018. La troupe girò per decine di giorni tra Arizona, Nebraska, Nevada, California e South Dakota, scegliendo cosa girare praticamente senza sceneggiatura, in base a ciò che trovavano.

E quindi facendo interagire il personaggio di Fern (McDormand) con le persone che incontravano. In estrema sintesi, Fern è finzione, ma il mondo in cui si muove no.

Oltre che in sala il film sarà anche su Disney+ dal 30 aprile.: ma «per favore guardatelo sul più grande schermo possibile: spalla a spalla, metaforicamente, e al buio» ha detto McDormand tenendo fra le mani la mitica statuetta.

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