Cremona. Sabato 1° aprile, alle 21, nella cattedrale di Cremona, sarà proposto lo spettacolo “Confiteor”, tratto dal libro “La più bella avventura” di don Primo Mazzolari. Si tratta di un monologo in sette quadri scritto dall’autrice teatrale bresciana Maria Filippini, che ha scelto di utilizzare le stesse parole e le stesse frasi di don Primo, mantenendosi così il più possibile aderente al pensiero del parroco di Bozzolo cercando così di trasmettere intatta la forza poetica della sua espressività.

Allo spettacolo, con regia di Giuseppe Pasotti che ne è interprete insieme a Maddalena Ettori, assisterà anche il vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni.

Dall’esordio, avvenuto il 26 novembre 2011 presso la chiesa parrocchiale di S. Andrea  di Concesio, Brescia, lo spettacolo è stato rappresentato nella sua prima versione e poi in una forma rivisitata, presentata in prima nazionale nel duomo Vecchio di Brescia. A formare il corpo di ballo Laura Buzzi e Angiolisa Fusari.

Il suggestivo titolo “La più bella avventura” dice dell’esperienza che fa del Cristianesimo una religione della confidenza e dell’abbandono: gettarsi nelle braccia del Padre è sempre possibile, si provenga da qualsiasi lontananza, di peccato, di trasgressione, di indifferenza. Il figlio minore rappresenta i “lontani”. Il maggiore, invece di gioire per la conversione del fratello, «che era perduto ed è stato ritrovato», rappresenta chi si chiude in un atteggiamento teso a salvaguardare solo i propri privilegi. Per il parroco di Bozzolo tutti gli uomini sono come il figliol prodigo e aspettano di essere chiamati dal Padre. Mazzolari invita tutti ad aprirsi ai “lontani” e ad abbandonare ogni atteggiamento di paura e di contrapposizione.

Con intensa drammaticità il “Figliol Prodigo” del monologo Confiteor trasmette agli spettatori l’emozione dei moti interiori del suo protagonista: il nascere e il crescere dell’inquietudine, dell’insofferenza alle regole e dell’anelito alla libertà, fino alla rottura con la famiglia e all’abbandono della casa, al disprezzo per la sofferenza del padre, che dalla soglia lo guarda allontanarsi. I primi passi sono sicuri e baldanzosi, rafforzati da cattive amicizie, che spengono gli ultimi dubbi e sensi di colpa e incitano a soddisfare i più bassi piaceri materiali, fino all’ultima moneta, fino all’inaridimento totale dell’anima. Infine la carestia, la fame, l’abbandono, la solitudine, la disperazione, il pentimento e il ritorno a casa.

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.