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Cremona. A quasi 120 anni dalla nascita don primo Mazzolari fa parlare di se, le sue idee e la sua vitaoltrepassano i secoli della storia moderna e rimangono uno stimolo alla ricerca della pace. Al Palazzo Comunale nella Sala ex Violini è stata allestita la mostra “Conoscere don Primo Mazzolari”, all’interno del progetto “Le parole di don Primo”, per far conoscere le opere principali e la biografia del sacerdote cremonese attraverso pannelli esplicativi, video e documenti originali. La mostra rimarrà aperta sino al 27 maggio, con accesso libero.

Era nato nel lontano 1890 a Santa Maria del Boschetto, una frazione di Cremona, fu ordinato sacerdote a Verolanuova. Di lui Paolo VI° disse: – aveva il passo troppo lungo e noi si stentava a tenergli dietro. Così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. Questo è il destino dei profeti –

Anni difficili vissuti a pieno delle proprie idee fanno di don Primo un esempio di fede e fedeltà alla pace, alla giustizia e al coraggio, quel coraggio dimostrato sempre anche quando in palio c’era la vita, anche quando una notte d’agosto del 1931 s’affaccia alla finestra della sua canonica al richiamo del suo nome e gli sparano tre colpi di pistola che lo mancano per poco.

Era il tempo della violenza, della dittatura, delle camice nere che don Primo osteggia sin dall’inizio, sin dal 25’ quando si rifiuta di cantare il Te Deum per il fallito attentato al Duce, opposizione pacifica a oltranza che farà di lui un eroe per molti giovani partigiani.

Arrestato e poi rilasciato dopo l’otto settembre è costretto a entrare in clandestinità sino alla liberazione, per non finire per mani fasciste come don Minzoni. Dopo guerra nel 1949 fonda il quindicinale Adesso nel quale canalizza tutto il suo impegno, lancia la difesa dei diritti dei salariati agricoli della sua terra, ma guarda anche ai “lontani”, è un prete del popolo che obbietta sugli atteggiamenti accomodanti della stessa chiesa, è un prete scomodo e disturbatore della quiete ecclesiale, un partigiano per sempre.

Che fa di don Primo Mazzolari un prete di frontiera, un uomo scomodo anche per la stessa chiesa sono le sue idee, il suo essere vicino ai poveri con un pensiero politico nel vero senso del termine e la sua ostinazione alla pace: – Un cristiano deve fare la pace anche quando venissero meno “le ragioni di pace”. Al pari della fede, della speranza e della carità, la pace è vera beatitudine quando non c’è tornaconto né convenienza né interesse di pace, vale a dire quando incomincia a parere una follia davanti al buon senso della gente “ragionevole”-

Nel suo libro “Tu Non Uccidere,”, la forza interiore che riesuma il pensiero cristiano nella sua forma autentica, denuncia già nel 1955 la “dottrina della guerra giusta” che inizia a minare la pace mondiale con il benestare tacito e l’omertà di quella parte del mondo che per placare la sete di energia giustifica ogni mezzo, anche la guerra. Non è ancora finita.

La consapevolezza che le idee degli uomini giusti bucano i secoli, mi danno un senso di tranquillità:Cosa vuol dire credere nel bene? Vuol dire che domani mattina tornerà la luce e tornerà il sole. Non sono i tiranni che fanno la storia, non sono le dittature che fanno la storia, sono gli offerti, sono questo calvario che non ha nome –

La voce di don primo Mazzolari ha echeggiato con coraggio da una piccola canonica tra le nebbie della pianura, idee cresciute tra la gente semplice, contadina; una voce profetica che ha gridato un secolo prima il pericolo dell’attuale situazione drammatica in cui scivola il mondo; forse aveva visto bene papa Giovanni XXIII che lo chiamava: “Tromba dello Spirito Santo della Bassa Padana”.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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