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Brescia – Lo slancio imprenditoriale intrapreso fra i continenti e lanciato oltre le distanze superate, nell’ambito dei mezzi con i quali le stesse in quei tempi pionieristici erano parametrate, sono alcuni elementi che assommano, in una notevole proporzione connotativa, la misura specularmente significativa del ruolo svolto in campo economico e socioculturale da Pompeo Mazzocchi (1829–1915), attraverso la sua carismatica personalità volitiva, connaturata in una concretezza d’azione esemplificativa.

La memoria storica rapportata a questo esponente dell’imprenditoria bresciana traspare anche per il tramite di un’iniziativa editoriale, realizzata dalla “Compagnia della Stampa” per volontà di Alberto Facchetti, presidente della fondazione che reca, nella propria denominazione, il nome stesso del medesimo personaggio accennato, unitamente a quello del figlio Cesare (1883–1961) da cui ne è scaturita, nell’ambito di tutto un ingente patrimonio famigliare, la gemmazione di un provvidente lascito solidale che ha, a suo tempo, dato vita ad una perdurante istituzione attiva nel campo sociale.

Si tratta della “Fondazione Pompeo e Cesare Mazzocchi Onlus di Coccaglio, con sede pure a Torbole Casaglia, dove, come nella località della Franciacorta, è attiva una struttura ricettiva vocata alla terza età ed a soggetti con disabilità, in una qualificata offerta di assistenza e d’ospitalità residenziale e semi-residenziale, interpretata, in altro versante, anche nella forma di un qualificato supporto domiciliare, secondo un diversificato ventaglio di servizi che contraddistinguono un ente morale dal quale si dipartono attraverso una complessiva estrinsecazione sociale.

Se, a proposito di questa istituzione, è disponibile il libro, realizzato dal giornalista e scrittore Enrico Mirani, dal titolo evocativo di “La Fondazione Mazzocchi – Dal ricovero al centro diurno quarant’anni di storia (1965–2005)”, circa ottanta pagine del volume, intitolato invece “Consigli ai miei figli su economia e stili di vita”, assicurano, in un compendiato strumento di articolata documentazione, la diretta immedesimazione del lettore entro il pensiero illuminato e lungimirante di Pompeo Mazzocchi che raggiunge il secolo abbondante dopo quello in cui si è verificata la sua uscita di scena da questo mondo, per interagire con il presente incombente, attraverso il manifestarsi del suo patrimonio di esperienze e di libere considerazioni ad esse connesse che denotano, nel rispettivo valore storico, anche un corposo messaggio di pratico sfondo umano ed ideologico.

Di Pompeo Mazzocchi è fattibile d’approfondimento, fra l’altro, un significativo ritratto che è desumibile fra le pagine dell’enciclopedia bresciana di mons. Antonio Fappani, dove, alla sua voce, si legge, nel quadro di ulteriori e di dettagliate informazioni: “Mazzocchi Pompeo – (Coccaglio 8 luglio 1829 – 7 aprile 1915). Di Andrea e di Giulia Domenighini. Di distinta famiglia, fin da giovane ebbe il vivo desiderio di viaggiare e per colmarlo nel 1856 si fece assumere da una azienda bacologica e ottenne l’incarico di cercare il seme dei bachi all’estero. Nel 1856 visitò così la Francia, la Svizzera e l’Inghilterra. Negli anni successivi andò in Austria, in Dalmazia, in Bulgaria, in Valacchia (Romania), in Turchia, nella Spagna etc.. Nel 1864 compì il primo viaggio nell’Estremo Oriente, ripetendolo in seguito altre 14 volte di cui 9 ritornò via America, compiendo così il giro del mondo. Oltre a rifornire la bachicoltura lombarda del pregiatissimo seme, raccolse oggetti rari da costituire un importante museo privato giapponese nella sua casa di Coccaglio. Fu tra i primi azionisti della Società per il taglio dell’istmo di Suez e nel 1867 tra i promotori della Associazione Bacologica del Comizio Agrario che in breve tempo raccolse un capitale in azioni di 450mila lire che il Mazzocchi impiegò in viaggi nel 1868-1869 (….)”.

Su di lui “La Compagnia della Stampa” ha pure editato la pubblicazione biografica che si dettaglia nello specifico de “I diari di Pompeo Mazzocchi 1829 – 1915”, messa a punto per la cura di Claudio Zanier, in un’opera nella quale la figura stessa del personaggio trattato si rivela in prima persona, secondo un’intima ottica dialogica, mentre, sul medesimo crinale di una testimonianza diretta che è desunta da una compiuta e vibrante sintesi esperienziale, si può constatare la misura di quanto una sua singolare disamina esistenziale appaia custodita in una perdurante espressione culturale, grazie al personale contributo che lo stesso Pompeo Mazzocchi aveva assicurato alla forma della scrittura autografa, stilata in una spontanea manifestazione sintattica e lessicale, nella forma di appunti e di riflessioni, ad uso e consumo di consigli e di raccomandazioni, formulate in interessanti ed in spontanee esternazioni.

A ciascuna di esse l’autore, giunto all’età della canizie, aveva stabilito un numero che le intersecava fra le pagine riservate di un suo quaderno manoscritto, in una certa parte riprodotto in una fotostatica rappresentazione che è visibile nello sviluppo stesso della pubblicazione che lo riguarda nella piacevole edizione illustrata da immagini fotografiche per il tramite delle quali traluce una serie di spiragli narranti aperti all’epoca in questione.

Fedele al periodo storico nel quale questa raccolta trova la propria enucleata produzione, attestandosi nei presumibili primi anni Novanta del Diciannovesimo secolo, il libro “Consigli ai miei figli su economia e stili di vita” pare indurre al riscontro del concetto espresso da Umberto Eco per cui “la lettura è un’immortalità all’indietro”, in relazione al fatto che “chi non legge a settant’anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Ciano uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito…”.

Questo nesso intergenerazionale è stato assimilato dal libro di Pompeo Mazzocchi grazie ad una attenta trascrizione filologica dello scritto originario, procedendo, in seguito, attraverso una corrispondente digitalizzazione a carattere archivistico della stessa documentazione, vagliata anche in ordine alla sua risorsa intrinseca che è legata alla fattibilità di ulteriori studi e di altri approfondimenti, potenzialmente indugianti tanto sul protagonista del testo, quanto sulla microstoria, diluita in un’aderente sfondo temporale, attorno al medesimo autore.

Fra i centottanta appunti riflessivi del libro, emerge quella concezione morale in relazione alla quale si legge “I buoni principi hanno per base che vi è Dio, che è giusto, che vi deve essere la vita avvenire – beati quelli che hanno operato bene!”, mentre la dimensione intrisa da quella visione, rivolta ad un’accorta parsimonia d’amministrazione, si incontra, fra molti altri ragionevoli spunti, leggendo che “Dirò meglio, l’uomo economico pensa per sé e per gli altri, il prodigo pensa solo per sè”, come pure, in altra analisi: “le banche, mettono sempre da parte un fondo di riserva, che deve servire, se succedono fallimenti, crisi, perdite, deprezzamento dei valori, così fa ogni società ben amministrata, come potete vedere dai loro bilanci, fate così anche voi, per ogni evento, incendi, grandini, malattia nei vegetali, avvilimento nel prezzo dei grani, del fieno, malattie, tante disgrazie impreviste, dico fate così anche voi, ogni anno mettete da parte qualche cosa, che vi servirà come balsamo, negli anni cattivi, nelle disgrazie, senza bisogno di fare debiti, i quali rimediano momentaneamente, ma finiscono col rovinarvi, col togliervi la vostra indipendenza e quiete, col tempo la vostra sostanza”.

In un antevisto ambito rivelatore di una antesignana ludopatia già, in parte, emergente, a quanto pare, nella società del tempo, esprimendosi nei termini di una sua acuta osservazione, Pompeo Mazzocchi scriveva, fra l’altro: “Coll’essere attivi, diligenti, economici, senza capricci, con una vita regolare, attendendo sempre a vostri interessi, farete fortuna, non mettete mai al lotto che è una gabella, o truffa del governo: ricordatevi che occorrono 4000 dico quattromila ambi, cioè bisogna mettere 4000 volte per avere un ambo (….). Uno che ha il vizio del lotto pubblico, non può far a meno di occuparsi della scelta dei numeri, finisce col pensare ai sogni, a mille casi accidentali; oltre la perdita sicura del denaro, si unisce la trascuraggine dei suoi affari positivi, e corre la strada diritta di rovinarsi vivendo di folli illusioni”.

In merito al tema delle relazioni, Pompeo Mazzocchi avvisava: “Gli amici non sono quelli che vi mangiano addosso, che vi adulano, che vi danno sempre ragione” ed in un’altra annotazione: “Molti vi faranno promesse, vi professeranno amicizia, ma fate poco appoggio sugli altri, al momento che avete bisogno dei vostri amici, molte volte vi troverete illusi…avrete molte parole che costano poco, ma troveranno scuse per non mantenere le promesse. Guardate di non aver bisogno degli altri. Guardetevi”, mentre una perentoria affermazione rende invece sbrigativamente l’idea che “L’ingrato è un mostro orribile”.

All’alba dei giorni nei quali queste considerazioni si stagliavano all’orizzonte di una verace capacità di esprimere e di condividere quelle impressioni e quei ragionamenti che erano trasformati in sollecite raccomandazioni, pare si profilasse anche la convinzione che “Se leverete sempre di buon mattino, quando levano dal letto i lavoranti, avrete miglior salute ed i vostri affari andranno bene – e ancora avrete tempo di istruirvi”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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