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Backward never. Forward ever. Mai guardare indietro. Guardare avanti, sempre.

Samia Nkrumah è tutta in queste parole. Che ama e che usa sempre quando racconta la vita di ieri e l’impegno di oggi. Samia è figlia di Kwame Nkrumah il più grande paladino dell’unità africana, il leader del Ghana libero che nel 1957 portò all’indipendenza dalla Gran Bretagna, il primo presidente democraticamente eletto dal 1960 al 1966.

Socialista e ghandiano, Nkrumah è il “redentore” che tre anni prima di essere costretto all’esilio – nel ’66 venne deposto da un colpo di Stato – scrisse quella che ancora oggi viene considerata la Bibbia del movimento per l’Africa unita. Per la prima volta, “Africa must unite” è stato ora pubblicato in italiano dagli Editori Riuniti in una versione arricchita da un messaggio di Giorgio Napolitano.

Il libro è stato presentato nel novembre 2011 prima a Roma, alla Camera dei deputati alla presenza di Emma Bonino, Romano Prodi, Giovanna Melandri, poi a Brescia, nella filiale di via Valcamonica di Cassa Padana per una sera ospite d’eccezione della comunità ghanese in Lombardia. Cassa Padana Bcc e Fondazione Dominato Leonense hanno infatti contribuito alla pubblicazione del libro.

In occasione della presentazione bresciana di “Africa must unite” Samia ha incontrato i dipendenti di Cassa Padana. Popolis l’ha intervistata.

Samia aveva una manciata di anni quando seguì la famiglia in esilio. Dopo aver vissuto e studiato in giro per il mondo, sposa un italiano, ha un figlio e mette su casa a Roma. Avrebbe potuto essere una vita come tante altre. Ma pochi anni fa l’Africa, la sua terra, la chiama. Con tanta passione e un po’ di sventatezza Samia decide di mollare quella vita agiata così lontana, in tutti i sensi, dal suo Ghana. E dopo aver riletto per l’ennesima volta le parole del padre, torna in Africa per continuare la sua battaglia. “Perché niente è impossibile. E il futuro è brillante per l’Africa”.

“Africa Must Unite” ha quasi cinquant’anni. Ma il suo messaggio suona così attuale.

Il messaggio di nostro padre Kwame è eterno. Le parole che pronunciò nel 1957 sono vere oggi come lo erano allora: “l’indipendenza dell’Africa non ha senso se non si coniuga con la totale liberazione del continente”. L’Africa deve unirsi per sopravvivere. Dobbiamo farlo per poter essere in grado di garantire alle nostre genti una vita giusta, equa e dignitosa. Le divisioni in tanti piccoli paesi non hanno tenuto conto di lingue, etnie, culture.

Oggi dobbiamo creare una moneta unica e una banca centrale. Solo così potremmo affrontare la questione dello sviluppo. L’emarginazione e lo sfruttamento delle popolazioni africane sul continente e in molte aree del mondo devono rafforzare in noi la determinazione a proseguire la battaglia per l’emancipazione sociale, economica e culturale dell’Africa. Finché resteremo disuniti e isolati saremo incapaci di mettere a frutto le nostre risorse”.

Questo è un messaggio che funzionerebbe anche per l’Europa. Alla luce dell’attuale crisi economica e dell’euro. Non dovrebbe esserci un’unione economica senza un’unione politica.
Certo. Anche se il progetto di mio padre era vicino a un’idea di federalismo simile a quella degli Stati Uniti. Ieri come oggi continuiamo a parlarne.

Il Ghana oggi. Come è cambiato il vostro paese? Come è cambiata l’Africa dagli anni Sessanta a oggi?
In quell’epoca l’Africa aveva molti leader impegnati per l’unione. Poi è arrivata la Guerra fredda. La contrapposizione dei blocchi. E noi ne siamo stati vittime. Negli ultimi dieci anni abbiamo cominciato a lavorare sul concetto di regioni. Cinque per l’Africa. Più quella della “diaspora”: tutti quegli africani che abitano il mondo, ma che ben sanno dove sono le loro origini. Quale sia la loro madre terra. Questa oggi è la nostra strada.

La scomparsa di Gheddafi, uno dei leader più convinti dell’unione dell’Africa, potrà compromettere il vostro cammino?
No. In questi mesi le questioni sono state prese in mano da Nigeria e Sudafrica. Troveremo il modo per rafforzare l’Unione. Ma per far questo avremo bisogno dell’appoggio di tutti gli africani. E di una nuova consapevolezza.

Come legge la decisione di assegnare il Nobel per la pace a due donne africane e a una araba?
Questo Nobel è il riconoscimento alla donne e al loro ruolo nella società e nella politica. L’Africa ha sempre avuto donne grandi e forti. Ma dobbiamo dare loro l’opportunità di contribuire al nostro futuro. A tutti i livelli. E’ il momento delle donne perché abbiamo bisogno della loro freschezza, integrità, passione e sacrificio.

Un consiglio per l’Italia, in questi anni difficili. Non solo dal punto di vista economico.
Una parola: coraggio. Chi come me ha vissuto in Paesi diversi, in continenti diversi, sa bene che il mondo è uno solo. Che abbiamo un unico destino. Un Ghana forte fa bene al mondo. Un’Italia forte fa bene al mondo. L’obiettivo è comune: costruire un modo di vivere sereno. E per farlo dobbiamo avere molta tolleranza e molta tenacia. Trovando la forze dentro ognuno di noi.

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Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

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