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“(…) Ma nell’aria sentivano già la sciagura. Da casa i prigionieri partivano a gruppi. C’erano rimasti due russi, un inglese, un sudafricano, un australiano, Castellucci e Quarto Camurri.

Ormai i fascisti erano imbestialiti e volevano saldare il conto con noi che non avevamo mai ceduto di un dito. Tutti lo sapevano e capivano che al fascismo si poteva pure tener testa. La guerra gli andava male, e allora almeno vincerla sui Cervi.

Così si arriva al fatale 25 novembre. Era notte, pioveva a dirotto, e noi dormivamo tutti. A un certo punto ci svegliano i lamenti del bestiame e colpi di fuoco…..” da “I miei Sette Figli” di Alcide Cervi, a cura di Renato Nicolai (Einaudi, 2013).

Fu un evento nodale e non solo per la famiglia Cervi ma per lo sviluppo della nascente Resistenza. All’arresto segui infatti la fucilazione dei Sette Fratelli Cervi e di Quarto Camurri un mese dopo, il 28 dicembre del ‘43.

L’arresto infatti mise in evidenza il lavoro di costruzione di una resistenza civile che i sette Fratelli con la famiglia andavano da tempo promuovendo a livello locale, presso i contadini, nelle campagne , e poi dopo l’8 settembre accogliendo soldati sbandati, renitenti alla leva, prigionieri di guerra di altre nazionalità fuggiti dai campi di prigionia.

Ricordare, come è stato fatto ieri all’Istituto Cervi di Gattatico (Reggio Emilia), non è stato dunque un mero esercizio di memoria, un tributo doveroso al sacrificio della famiglia Cervi, ma anche un modo per capire come nacque la Resistenza, e come tanti cittadini stessero prendendo coscienza della necessità d un impegno attivo, e non necessariamente armato.