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Saranno le strade deserte o il fatto che ci venga per lavoro sempre di weekend, ma la prima sensazione quando arrivo in Paraguay si conferma quella di un paese abbandonato. O forse, più facilmente, di gente rifugiata in casa, abituata a nascondersi, dal sole cocente o dalla dittatura che fu.

Arrivo ad Asunción e stranamente il cielo è coperto, un bianco latte inusuale. Ma la città è vestita a festa per i prossimi festeggiamenti del “Bicentenario Paraguayo”, l’anniversario dei duecento anni dall’indipendenza dalla Spagna, con palazzi interamente travestiti da bandiera. Il palazzo di governo, più signorile, sfoggia due drappi con i colori nazionali come una stola, in un tripudio di fiori. Ho giusto il tempo di rubare una foto mentre mi scortano verso il luogo della riunione.

Al principio sono perplessa: la persona che collabora con Cassa Padana per questo ambizioso progetto di costituzione di una federazione di cooperative di piccole e medie dimensioni è il vero latitante dell’incontro. Mi viene detto che due giorni prima ha subito un intervento agli occhi per curare una cataratta e quindi è a casa per osservare riposo assoluto.

Non mi stupisco della cosa, vista la veneranda età delle persone con cui collaboriamo in Paraguay e mi viene il sospetto che anche questo signore che mi è passato a prendere abbia presto bisogno dello stesso tipo di cure a giudicare da quante volte passa col semaforo rosso.

Arrivo e ci sono già i primi cooperatori ad aspettarmi, quelli che vengono da più lontano, cioè da fuori Asunción. Poi, iniziano ad apparire alcune facce note, come uno dei vecchietti della cooperativa di pensionati o il signore che l’anno scorso ci raccontava all’ombra di un mango come la sua associazione era scampata al fallimento della banca dove era stato depositato il capitale. Volti nuovi e volti ormai conosciuti. A testimoniare che l’idea che rimane viva convinzione nei secondi ha contagiato anche i primi.

Iniziamo quindi a parlare in modo concreto dei bisogni delle cooperative presenti e di come si può collaborare per risolverli. La soluzione più adatta sembra ancora quella di una Central, una federazione che può raggruppare cooperative di vario tipo e che non appartengono necessariamente allo stesso settore. Le cooperative presenti sono infatti per la maggior parte “multi-activas” e ai servizi di risparmio e credito affiancano spesso anche la formazione, oltre ad essere cooperative di produzione e consumo. Una poliedricità necessaria per i tanti bisogni della popolazione paraguaiana.

La Central che sarà dovrà fornire vari servizi: dalla rappresentanza alla consulenza e formazione per funzionari e soci delle cooperative, oltre a dover diventare in un futuro non immediato anche supporto per le enormi esigenze finanziarie delle socie.
Ci guardiamo in faccia per capire come ognuno può essere tessera del mosaico, cercando di costruire un progetto di rete come nella migliore tradizione di Cassa Padana.

Innanzitutto, la Central si dovrà attrezzare per fornire consulenza e fare corsi di formazione. C’è bisogno di chi sappia insegnare e anche intercettare eventuali fondi statali stanziati per questo. La cooperativa Santo Domingo Limitada, quella del mango per intenderci, ha personale già addentro a questi temi e si impegna ad informarsi in merito. Allo stesso tempo, per rendere più concreto il disegno della futura istituzione, la stessa cooperativa si offre di stilare un business plan che metta nero su bianco entrate e uscite e dia un’idea della fattibilità del progetto.

In secondo luogo, ma non di certo un tema minore, serve una sede. Per i primi tempi e per contenere il più possibile i costi nell’attesa di arrivare ad una stabilità delle entrate, una delle cooperative che si trovano nei quartieri più centrali di Asunción cercherà di mettere a disposizione un locale dove sistemare una scrivania, un telefono ed un pc.

Infine, nella stessa ottica di mantenimento dei costi, perché non ricorrere ad un socio della cooperativa di pensionati per lavorare nella Central, visto che ha una pensione che lo mantiene e del tempo libero da occupare?

La bozza di progetto sembra ormai definita. Manca solamente che ogni cooperativa scelga due rappresentanti e li investa dei poteri necessari per prendere decisioni sul tema Central. L’appuntamento è per metà maggio, quando le assemblee dei soci delle varie cooperative saranno terminate, i nuovi Consigli di Amministrazione eletti e si potrà tornare a riunirsi per concretizzare il progetto plasmato assieme.

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Elisabetta Berto
Mantovana d'origine, cittadina del mondo per necessitá. Dopo gli studi a Milano intraprende un personale percorso di approfondimento della finanza per lo sviluppo che la porta prima in Kosovo, poi in Ecuador e, infine, in Argentina. Lí ritrova se stessa. Adora i tortelli di zucca, non può fare a meno del canto e dello spagnolo. Calvino il primo amore, Borges un compagno per la vita. Colore preferito: rouge d'Armani 400.

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