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Una premessa è d’obbligo. Noi siamo venuti in Ecuador al seguito di italiani, laici e religiosi, che da tempo sono qui: don Pio, padre Carollo, don Lorenzo Voltini, i bresciani Peppo e Adriana. E siamo qui sotto la protezione di don Antonio Bresciani, il missionario morto cinque anni fa e che aveva lasciato il suo paese, Pavone Mella nella bassa bresciana, per vivere in Ecuador e fra gli indios.

Fatta questa premessa, vi racconto come è andata. Il perché oggi siamo qui fra voi. Il rapporto fra Cassa Padana e Codesarrollo è nato perché io sono un banchiere. Faccio questo lavoro da trent’anni e quando Giuseppe Tonello è venuto a trovarci a Leno, ho visto persone preparate e un progetto interessante. E’ stata sufficiente una mezz’ora per capirlo. Era un giorno di maggio del 2001.

Tre mesi più tardi un gruppo di noi è venuto qui in Ecuador a vedere se oltre a Tonello ci fosse anche un’organizzazione all’altezza del progetto.
A Codesarrollo abbiamo fatto gli ispettori e abbiamo capito il suo valore come banca e quello delle persone che ci lavorano. Nel corso di quest’anno abbiamo cercato di capire l’Ecuador, di studiarne la realtà, seguendo passo dopo passo Codesarrollo. E loro ci hanno aiutato inviandoci numeri, dati, informazioni dello sviluppo delle piccole casse rurali.

In questi giorni le abbiamo viste queste casse. Le abbiamo visitate, abbiamo incontrato le persone che ci lavorano, li abbiamo ascoltati con attenzione. E allora, e parlo come banchiere, posso dire che siete bravi. Che siete capaci di fare il vostro lavoro. Lo so bene. Un tempo facevo anch’io il direttore di una piccola cassa, con due dipendenti, pochi soldi a disposizione e pochi clienti. Voi siete dei “piccoli” banchieri con un grande futuro. Io me ne intendo.

Per essere coerenti, per passare dalle parole ai fatti, ho cercato di andare oltre e di avviare un progetto di collaborazione alla pari fra realtà simili. Italiane ed ecuatoriane. Con l’aiuto di Federcasse e di tutti gli altri amici, e l’apporto di Codesarrollo, posso dire di essere a buon punto: oggi siamo in grado di concretizzare un rapporto di reciproco scambio.

In Italia, l’esperienza delle casse rurali ha più di cent’anni. Anche noi abbiamo passato momenti difficili con alcuni governi. E mi riferisco all’epoca del fascismo. Molte casse hanno dovuto chiudere in quegli anni. Poi, piano piano, hanno ripreso a lavorare. Oggi siamo economicamente forti e possiamo mettere sul piatto dello scambio con voi una certa ricchezza economica. Ma abbiamo anche bisogno di ciò che avete voi: l’amore per la vostra terra, per le tradizioni, per il modo di intendere e “sentire” la vita.

Se uniamo le nostre forze, potremo costruire insieme un modello di banca locale a forte valenza economica, ma anche a profonda valenza sociale. Non fatevi confondere dal fatto che ci vedete in giacca e cravatta. Molti di noi sono figli di contadini e abbiamo la stessa vostra storia anche se viviamo a 13mila chilometri di lontananza da voi.

Ieri abbiamo ascoltato riflessioni importanti sulla globalizzazione. Penso che per superare questa problematica sia necessario allearsi. Uscire ognuno dalla propria dimensione e ruolo e fare una battaglia comune nel nord e nel sud del mondo.

Un’ultima cosa. Vi chiedo che da questo convegno possa uscire un appello e un invito a tutti gli uomini e le donne di buona volontà che credono nella cooperazione del credito per andare avanti nel cammino comune dello sviluppo delle piccole comunità.”

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