Prima di Natale, dopo l’Epifania o forse ancora dopo: mentre il braccio di ferro sulla riapertura delle scuole divide e impegna il governo, lo scorso fine settimana ha registrato una netta ripresa dello shopping e dei centri commerciale.

All’indomani, la domanda sorge spontanea e circola sui social: possibile che tutto questo sia permesso, quando a milioni di studenti è impedito di andare a scuola?

Possibile che l’ambiente scolastico sia tanto più pericoloso, in termini di contagi, rispetto a quello di un centro commerciale nel periodo natalizio?

Possibile che si debba pensare, per il rientro a scuola, a misure come i turni pomeridiani e perfino domenicali, mentre si allungano le file fuori dai negozi e nelle strade e le piazze dello shopping?

Certamente dare una spiegazione è difficile e imbarazzante, soprattutto quando sono gli stessi giovani a chieder conto e manifestare il proprio bisogno e il proprio diritto di rientrare in classe.

A fornire qualche elemento numerico, arrivano i dati sui contagi nelle scuole, a lungo richiesti e infine ottenuti da Wired: il ministero dell’Istruzione ha infatti risposto al Foia, l’istanza di accesso generalizzato, presentato dalla rivista lo scorso 30 ottobre.

In base ai dati trasmessi, al 31 ottobre i casi positivi nella popolazione scolastica di elementari, medie e superiori sono stati in tutto 64.980, tra studenti e lavoratori.

Un dato che non è sufficiente a dire quanto siano “contagiose” le scuole, ma che può dire qualcosa in più se analizzato a livello provinciale.

Ed è quello che ha fatto Wired, disegnando una mappa dell’Italia ed evidenziando le province in cui l’incidenza dei “contagi scolastici” risulta più alta: accade nelle province di Cuneo, Varese, Monza e Brianza, Massa-Carrara, Pisa, Terni e Isernia, dove si sono verificati, all’interno delle scuole, oltre 20 casi di positività ogni mille persone.

Il quadro è certamente incompleto e provvisorio, dal momento che “i dati riguardano 2.546 comuni sugli oltre 6.700 sul cui territorio ha sede una scuola – precisa Wired – Sono pochi? Negli altri non ci sono stati casi o ci sono stati e non c’è stata una segnalazione?

Purtroppo non lo sappiamo. Sappiamo, però, che per i dirigenti scolastici rispondere settimanalmente al questionario era obbligatorio. Su questa mappa, abbiamo rappresentato i comuni presenti nel dataset fornitoci dal Miur”.

I dati non permettono una risposta certa, ma l’analisi di questi a livello territoriale permette di individuare alcune zone in cui le scuole hanno registrato un numero significativo di casi: casi singoli, però, va precisato, perché veri e propri focolai all’interno delle scuole non sono evidenziati.

Quello che si può fare – e che Wired ha fatto – è mettere in relazione il dato relativo ai contagi nelle scuole con il dato relativo ai contagi nella popolazione complessiva di ciascun comune, per individuare l’incidenza all’interno delle scuole con quella che si registra nella popolazione generale.

Dalla mappa che Wired ha disegnato, emerge una situazione particolarmente critica laddove “l’indicatore di gravità del contagio nelle scuole” ha valori più alti.

Quel che emerge è particolarmente interessante: “L’incidenza è inferiore negli istituti scolastici in Campania, in Veneto e in Friuli Venezia Giulia – osserva Wired – Hanno invece un’incidenza simile dentro e fuori dalle aule l’Emilia-Romagna, la Lombardia e la Liguria. Nel resto del Paese, invece, l’incidenza in classe è più alta che nella popolazione generale”.

Qui il link al file con tutti i dati.