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La riforma delle Bcc è legge. Ed è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 15 aprile.

Il Senato ha votato ieri pomeriggio, 6 aprile, la fiducia posta dal governo sul decreto legge sulle banche che contiene anche la riforma del sistema del credito cooperativo e delle casse rurali ed artigiane.

Il provvedimento è passato con 171 sì, 105 no e un astenuto. Essendo già stato approvato nella lettura precedente alla Camera, il testo licenziato dal Senato diventa ora legge.

Il testo definitivo del provvedimento ha  riscritto il meccanismo della “way out” per le Bcc: le banche cooperative che non vorranno aderire alla holding, se al 31 dicembre 2015 hanno più di 200 milioni di patrimonio netto, avranno 60 giorni dalla conversione definitiva del decreto per decidere se andare da sole o stare con altre.

A favore si sono espressi Pd, Ap, verdiniani, gruppo per le autonomie e parte di Gal. Contro: M5s, Cor, Lega, Sel e Fi. Il decreto scadeva il 15 aprile ma l’esecutivo ha stretto i tempi arrivando al traguardo della conversione in legge dieci giorni prima della scadenza.

Il provvedimento era stato modificato solo alla Camera e ieri la ministra per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi ha posto la questione di fiducia, in aula al Senato.

“E’ una soluzione cooperativa 

la “way out” che, secondo lo schema da noi proposto, è divenuta legge”, spiega il presidente di Cassa Padana, Vittorio Biemmi. L’Istituto di Leno, è noto, ha lavorato per un anno intero alla ricerca di una soluzione che permettesse di non essere costretti per legge ad aderire alla holding. Una strada di autonomia che era stata indicata dagli stessi soci nell’assemblea del maggio 2015.

“A determinate condizioni”, aggiunge Biemmi, “possiamo oggi continuare quindi la nostra storia secondo i binari della “libertà” e della “responsabilità e in condizioni di autonomia.
 E’ una via stretta, difficile, onerosa, che non lascia spazi per temporeggiare, ma è una via possibile. Impone di scegliere subito… e di correre.

E noi stiamo “correndo” per creare le condizioni necessarie. 
In ultimo deciderà definitivamente l’assemblea dei soci del prossimo 29 maggio quale effettivamente sarà il nostro futuro. 
In questa fase però tengo a sottolineare che la soluzione, individuata e da realizzare, è pienamente inserita nell’alveo cooperativo.

Lo rivendichiamo con orgoglio e ci siamo a lungo battuti perché assumesse queste forme.
 Riteniamo altresì che, se la strada intrapresa si dimostrerà efficace e performante, in futuro potremo dare un contributo rilevante anche al credito cooperativo nel suo complesso.
 Affrontiamo la sfida con questo spirito, con la volontà di mettere a fattore comune risultati positivi, affinché tutti possano beneficiare di questa differente sperimentazione.

Ci sentiamo ancora pienamente inseriti nella cooperazione di credito, anche se ci siamo battuti e abbiamo scelto di sperimentare una diversa opzione, controcorrente rispetto a quella del gruppo unico.
 Con impegno, dedizione, passione, in questo anno abbiamo così adempiuto al mandato ricevuto dall’assemblea dello scorso 24 maggio 2015. I soci sono ora nella condizione di poter scegliere se rimanere autonomi o essere soggetti al controllo di una Spa capogruppo”.

“La soluzione per la “via d’uscita”” spiega Luigi Pettinati, direttore generale di Cassa Padana, “prevede il conferimento delle attività bancarie ad una banca Spa neocostituita sottoposta al controllo della cooperativa. In linea di principio viene riconosciuto il diritto di poter scegliere, da noi sempre rivendicato”.

Aggiunge il dg, delineando quello che sarà il futuro della banca di Leno: “Attraverso questa soluzione intendiamo perseguire efficienza e marginalità, utilizzando una via che rimane cooperativa. Ne sottolineiamo il carattere cooperativo, inteso nel significato più profondo di chi sa abbinare i valori con l’azione conseguente, come è sempre stato in Cassa Padana. Lo rivendichiamo con orgoglio.

Si tratta di una impostazione cooperativa moderna e innovativa, che guarda al futuro, coglie opportunità nuove e attenua fortemente alcuni limiti o rischi che si possono manifestare se il modello cooperativo non viene usato in modo corretto”.

Dopo l’operazione di scorporo, da una realtà come è ora Cassa Padana bcc, ne scaturiranno due: la Banca Spa e la cooperativa che la controlla.

La banca spa avrà maggiori possibilità operative, nel campo dell’estero, delle partecipazioni, della finanza, ma soprattutto non avrà più il vincolo del rigido rispetto della territorialità.

Da un lato quindi potrà sviluppare a pieno progetti strategici, pensati per risolvere alla radice il problema del deterioramento della qualità del rapporto fra banca e impresa e che puntano a ricostituire un diverso legame fiduciario; dall’altro potrà sviluppare nuovamente l’attività caratteristica su basi più efficienti e tese a intercettare marginalità più adeguate dal punto di vista del rapporto ricavo/rischio.

“Cassa Padana ha già iniziato un processo graduale e che richiederà tempo”, spiega Pettinati, “di riqualificazione del lavoro bancario di una consistente parte del personale, con l’obiettivo di realizzare una conoscenza più diretta – e un’assistenza più completa – delle imprese, soprattutto piccole e medie imprese, anche al fine di raggiungere una maggiore consapevolezza e controllo del rischio del credito. Sono necessari investimenti rilevanti, soprattutto in risorse umane, che Cassa Padana sta facendo da quasi due anni con il progetto della Casa delle imprese”.

Secondo il progetto attualmente allo studio di Cassa Padana, la futura Banca Spa si doterà di una governance più tecnica, adatta alla complessità odierna del fare banca che, all’interno delle indicazioni valoriali fornite dalla cooperativa, ha l’obiettivo di perseguire più direttamente efficienza e redditività.

L’attuale modalità di selezione della governance, collegata all’espressione delle istanze provenienti dai territori, potrà rimanere come meccanismo efficace per la gestione della cooperativa.

Al processo di efficientamento complessivo contribuirà direttamente la cooperativa stessa, sia ricercando la sostenibilità della gestione, secondo linee di attività autonome seppur integrate rispetto alla Banca Spa, sia attraverso la creazione di nuova occupazione, anche in termini considerevoli dopo una prima fase di assestamento, verso cui progressivamente nel tempo indirizzare potenziale eccedenze di personale che si potrebbe riscontrare in futuro nella banca Spa.

“Di fatto la cooperativa rappresenta un’evoluzione e un’accelerazione di quanto Cassa Padana sta già ponendo in essere attraverso le attività della divisione soci e territori, opportunamente integrate e riviste in funzione degli obiettivi prefissati”, spiega Pettinati.

La cooperativa sarà un’impresa che svolgerà attività mutualistiche, “perché centrale è il concetto di impresa e di mutualità”.

“La mutualità di per sé non è un’attività” aggiunge Pettinati, “ma è la modalità con cui viene svolta un’attività. Che quindi ci deve essere. Ed è un assunto fondamentale. Mutualità non è distribuzione, anche a fini meritevoli, nel territorio – o ai soci – di beneficenza o contributi, permessi grazie all’incasso di un dividendo.

Rimarchiamo la profonda differenza di impostazione di fondo della cooperativa rispetto a un modello “fondazione bancaria” o “holding pura”. La Banca Spa può rivolgersi al mercato dal punto di vista dell’accesso ai capitali. In partenza gode di un avviamento positivo proveniente da Cassa Padana, sia in termini di articolazione e presenza nei territori che soprattutto di reputazione”.

“A priori”, conclude il direttore generale, “si ritiene che in futuro la Banca Spa non debba necessariamente continuare ad essere controllata dalla cooperativa. Dipenderà dalle situazioni e dalle esigenze.
La stessa configurazione finale della cosiddetta way out di fatto determina in partenza per la Banca Spa una situazione più agevole dal punto di vista della potenziale futura contendibilità”.

Per saperne di più

Sì del Senato alla fiducia: il decreto Banche è legge – Il Sole24Ore
La riforma delle Bcc è legge – Vita
Senato vota la fiducia a decreto su sofferenze e banche – Reuters
Banche: Ok del Senato a fiducia – Ansa

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