Il Consiglio nazionale di Federcasse, ieri a Roma ha varato le linee guida del progetto di autoriforma del sistema.

Dalla delibera votata all’unanimità è scomparsa l’ipotesi di una super holding, avanzata nelle scorse settimane dal presidente Alessandro Azzi, alla quale avrebbero dovuto aderire tutte le 379 casse di credito cooperativo.

Il malumore che serpeggia in alcune federazioni regionali come Lazio, Umbria e Sardegna, ma anche Trentino e Veneto, devono aver convinto la dirigenza di Federcasse a cambiare strategia, aprire il confronto e prendere il tempo necessario alla realizzazione di una riforma che tuteli il buon lavoro che fino a qui la maggior parte delle banche di credito cooperativo ha fatto.

Secondo Luigi Pettinati, direttore generale di Cassa Padana Bcc che nei giorni scorsi aveva fatto sentire il suo dissenso, questa delibera “rappresenta uno stop alla proposta di un gruppo unico.”

Il Consiglio Nazionale ha anche espressopiena consapevolezza della necessità di adeguare, sotto il profilo normativo e organizzativo, l’assetto complessivo del Credito Cooperativo con l’obiettivo di accrescere l’integrazione del sistema BCC.”

“Alla luce di ciò il Consiglio ha deliberato di proseguire il lavoro di elaborazione nell’ambito delle seguenti linee guida:

confermare il ruolo delle BCC come banche cooperative delle comunità e dei territori, a vocazione mutualistica, secondo quanto previsto dall’articolo 2 dei loro statuti;

– valorizzare la dimensione territoriale della rete, semplificandone – al contempo – la filiera organizzativa interna, migliorandone l’efficienza;

– adeguare la qualità complessiva della governance del sistema al nuovo contesto normativo e di mercato determinatosi con l’Unione Bancaria al fine di accrescere ulteriormente la qualità del servizio a soci e clienti;

– assicurare una più efficiente allocazione delle risorse patrimoniali disponibili all’interno del sistema;

– individuare la modalità più opportuna per consentire l’accesso di capitali esterni;

– garantire l’unità del sistema come presupposto di competitività nel medio lungo-periodo.