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Cremona – Si conclude questo fine settimana il Microfestival di Musica Antica e Teatro, stagione 2021, organizzato dal Comune di Cremona, Settore Cultura e Musei, in collaborazione con Auser Unipop Cremona, Acli Turismo e Università di Pavia – Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali, sotto la direzione artistica di Roberto Cascio.

Il variegato programma, dal titolo Cremona città palcoscenico, realizzato grazie anche a Teatro Antico e Cappella Musicale di San Giacomo Maggiore di Bologna, inizia venerdì 26 novembre, alle ore 21, al Teatro Monteverdi  con la rappresentazione de Il Negromante…in cucina tra stracci, setacci, spezie e mollene di pane, testo di Roberto Cascio.

Sabato 27 novembre, alle 10, nell’Aula magna del Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali – Università di Pavia (Palazzo Raimondi, corso Garibaldi, 178) Cremona al centro della scena: conversazioni su musica e teatro.

Dopo i saluti di Claudio Vela, Direttore del Dipartimento, e di Luca Burgazzi, Assessore ai Sistemi Culturali del Comune di Cremona, l’incontro vedrà gli interventi Claudio Vela, Franco Dell’Amore, Alice Tavilla, Angela Romagnoli e Roberto Cascio che, in dialogo con Angela Romagnoli e Alice Tavilla, presenta il suo volume Lorenzo Gibelli, Il filosofo Anselmo e Lesbina. Sempre sabato 27 novembre, ma la sera, alle ore 21, al Teatro Monteverdi, andrà in scena Il filosofo Anselmo e Lesbina, intermezzo in due parti di Lorenzo Maria Petronio Gibelli, testo di Carlo Goldoni.

La tre giorni terminerà domenica 28 novembre, alle ore 17, al Teatro Monteverdi, con la commedia Il Raggiratore, liberamente tratta dal testo di Carlo Goldoni.

Programma

26 novembre ore 21,00
Teatro Monteverdi
Il Negromante… in cucina tra stracci, setacci, spezie e mollene di pane
Testo di Roberto Cascio
Olimpia, un cantore: Naoko Taghinaki
Marcella, un cantore: Marcella Ventura
Santuccio, cantore: Jiangchen He
Niccolò, un cantore: Niccolò Roda
Benuccia, un musico: Anna Giuseppina Mosconi
Angela, un musico: Angela Troilo
Rufino, un musico: Roberto Cascio

In una fredda serata di gennaio la servitù di Messer Lodovico si appresta a preparare la cena. Messer Lodovico ha incaricato Rufino, il capocucina e il capocomico, di istruire i servi (ad uno stesso tempo commedianti, cuochi, stallieri, vivandieri e musicanti) di impersonare i soggetti del suo Negromante, una vecchio testo (da quanto Rufino legge in una lettera indirizzata al Papa, inaspettatamente trovata tra le pagine della commedia) ripreso per essere allestito a Roma il mese successivo, per il tempo di Carnevale. I servi si trovano così a dover provare, tra pentole, vivande e fumi di cucina, le parti di Iachelino, il negromante, o di Fazio, il padre di Lavinia (segretamente sposata a Cintio) della balia, della fantesca, di
Nibbio e di Camillo Pocosale, pocosale in zucca. Appunto! Rufino decide cosa fare tra gli
atti della commedia e anche con quali intermedi allietare le attese tra una portata e l’altra
dell’imminente cena.

I servi-maniscalchi-cuochi-commedianti-musicanti sono espressione di un mondo semplice,
a volte grossolano, ma arguto e capace; la ciurma cuciniera tra giochi onomatopeici,
indovinelli e facezie, filastrocche ingannevolmente oscene, balli e canti si trova a proprio
agio sia nella confusa e vociante atmosfera di un mercato che tra le ricercate intonazioni
delle rime dell’Orlando Furioso.

27 novembre ore 10,00
Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali – Università di Pavia
Palazzo Raimondi – Aula Magna Corso Garibaldi, 178 – Cremona
Cremona al centro della scena: conversazioni su musica e teatro
Saluti del Direttore di dipartimento prof. Claudio Vela e
dell’Assessore alla Cultura dott. Luca Burgazzi
Ore 10.30 Interventi:
– Claudio Vela, Perché «Il Negromante»?
– Franco Dell’Amore, Le danze barocche trascritte dal cicisbeo Michele Imperiale
(1723-1725)
– Alice Tavilla, Il teatro di Goldoni dalla commedia all’improvviso alla commedia
moderna
– Angela Romagnoli, Re, filosofi e diavolesse: Goldoni librettista
– Roberto Cascio in dialogo con Angela Romagnoli e Alice Tavilla presenta il suo
volume “Lorenzo Gibelli, Il filosofo Anselmo e Lesbina”

27 novembre ore 21,00
Teatro Monteverdi
Il filosofo Anselmo e Lesbina
Intermezzo in due parti di Lorenzo Maria Petronio Gibelli,
testo di Carlo Goldoni
Il Filosofo: Jiangchen He
Lesbina: Naoko Tanigaki
Lucrezia Nappini e Gilberto Ceranto: violini , Anna Mosconi: basso di viola
Valeria Montanari: clavicembalo, Roberto Cascio: arciliuto e concertazione

L’intermezzo si apre con il filosofo Anselmo assorto in un profondo ragionare. Vede arrivare una donna: Donna fatale per cui sì brutto è il mondo! E’ Lesbina. Anselmo cerca di nascondersi ma non riesce ad evitare l’incontro e quando lei gli rivolge la parola lui la invita a stare alla lontana: non sia mai che invisibili atomi femminili possano contaminarlo; se fosse per lui e se lui fosse l’ultimo uomo della terra, si finirebbe il mondo. Ma Lesbina, decisa a fare innamorare di sé il filosofo ricco, lo incalza e gli chiede che farebbe, se una donna gli dichiarasse tutto il suo ardore? Lui risponde che la consolerebbe con l’acqua fresca e che nella filosofia non v’è alcun precetto che obblighi all’affetto.

Il lampo dell’inganno attraversa Lesbina. Chiede al filosofo Anselmo: Se la filosofia dunque obbligasse ad amare, amereste? Anselmo dice che se venisse convinto, ma non accadrà, amerebbe. C’è giusto uno studente, ai piedi delle scale, che potrebbe affrontare questo filosofare gli dice Lesbina. Anselmo accetta la sfida. Il tempo di qualche solitaria considerazione e Lesbina torna camuffata da studente.

Confidando che il suo poco sapere le sia di scorta, lo studente-Lesbina ingaggia la disputa,
intrattenendosi a ragionar di fini escatologici e di naturali temperamenti. Anselmo si sente battuto; poco male, tanto come può correre il rischio di innamorarsi? Come e dove si può mai ritrovare, in questo mondo fatto di vanità, qualcuna che a lui possa piacere? Lo studentello invece, gli propone di incontrare una giovane che lui conosce, onesta e senza certi catarri in testa.

Il secondo intermezzo si apre con la visita che un impacciato Anselmo fa alla Dama. Colpito dalla di lei avvenenza considera: Se è dotta quanto è vaga, … è un portento . E così, risolti i preamboli di cortesia, il filosofo comincia a chiederle se è letterata, se studia la Grammatica, l’Umanità, la Rettorica e la Filosofia. La Dama rispondendo con garbo dice che della filosofia apprezza soprattutto la Morale. Anselmo è trafitto e non solo si decide a dichiararle il suo amore ma quasi insiste perché si stabilisca subito il matrimonio. Lesbina, o meglio la Dama, accetta, ma ad una condizione, che ella possa continuare a fare tutto quello che ha sempre fatto. Anzi, considera Anselmo, deve certamente essere sostenuta in questo visto che, come lei gli aveva appena detto, trovava il suo diletto solo nello
studio delle scienze.

A promessa ottenuta, la Dama rivela la sua vera identità, quella di Lesbina e che, sempre lei stessa si era presentata nelle vesti dello studente. Anselmo è divertito, anzi ben contento che questa seria di inganni l’abbia portato ad invaghirsi. Lesbina promette che sarà sempre compagna fedele, ma mai serva o schiava. Anselmo è stupito, non comprende il significato di queste parole.

Chiede spiegazioni. Lesbina gli ricorda l’accordo che avevano raggiunto era quello di lasciarle fare quello che aveva sempre fatto. Anselmo ribadisce che di certo lo farà. Ma Lesbina, comprendendo che Anselmo non ha bene inteso il significato dell’accordo, in tempo di minuetto, con la rutilante aria Alle feste, ed ai ridotti , gli precisa che vuole continuare a fare quello che davvero ha sempre fatto, cioè andare alle feste, a ballare e cantare tutta la notte, a stare in allegria e stare poco in casa. Anselmo sbalordisce: Moglie mia non son si matto…intendo il … matrimonio…fatto e disfatto…poi che vanarella …. vi scorgo.. Lesbina che si vede sfuggire “la preda” si dichiara pentita e innamorata, ma
Anselmo, è ormai irremovibile, non la vuole più, e la storia d’amore, come l’intermezzo, finisce, e come spesso accade negli intermezzi buffi, finisce in litigio.

28 novembre ore 17,00
Teatro Monteverdi
IL RAGGIRATORE
liberamente tratto dal testo di Carlo Goldoni
La presente Commedia, di tre atti in prosa, fu rappresentata in Venezia
nel Carnovale dell’anno 1756.
Personaggi e interpreti
Il CONTE NESTORE che poi si scuopre Pasquale, Marco Muzzati
CARLOTTA di lui sorella, Angela Troilo
Don ERACLIO povero superbo, Roberto Cascio
Donna CLAUDIA sua moglie, Donatella Ricceri
Donna METILDE loro figliuola, Maria Chiara Pazzaglia
JACOPINA cameriera, Anna Mosconi
ARLECCHINO uomo di piazza, goffo e scaltro, Andrea Fusari
Il DOTTORE MELANZANA procuratore, Antonio Miliani
CAPPALUNGA trafficante impostore, Nerio Bonvicini
Messer NIBIO padre del finto Conte, Alessandro Fanti
SPASIMO servitore, Niccolò Roda
Contessa CLEO Maria Cleofe Miotti
Cav. BRUNO Bruno Tommasini
Maria Cleofe Miotti, mandolino;
Anna Mosconi, basso di viola; Roberto Cascio, arciliuto
Musiche di scena e in scena. Movimenti dalle Sonate a mandolino solo e basso
continuo di Gervasio, Scarlatti, Barbella, Vaccari.
Con la partecipazione di Niccolò Roda in Forniti appena i lucidi intervalli di
Carlo Donato Cossoni.