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Il Risorgimento passa anche da Cremona. Rivive attraverso un’iniziativa editoriale che è stata realizzata in coincidenza con i 160 anni decorsi da una tappa precisa del suo avvicendarsi, nella storia dell’Unità nazionale.

Una pubblicazione che è scaturita dal fatto che si è compiuto anche in questo territorio un pezzo di storia della patria dove l’eco delle grandi battaglie e delle insurrezioni, deflagrate altrove, vi era giunta, seguendo progressivamente le sorti dell’intera nazione.

Tutto questo, anche a margine dei notevoli scontri armati della Seconda Guerra d’Indipendenza del 1859 che, con l’effettivo coinvolgimento francese, aveva comportato l’annessione di grande parte della Lombardia in seno alla stato sabaudo, ancora prevalentemente piemontese.

Merito dell’appassionato storico Gianluigi Valotti, rappresentante del progetto “Incontri Franco–Italiani” per la provincia di Brescia, il dare luce, anche in ambito cremonese, alle gesta delle lontane generazioni che, in quei frangenti ed in questo caso, a vari chilometri di distanza dalle pezze di terra marzialmente contese, avevano partecipato alle iniziative, approntate a carattere straordinario, a favore dei combattenti protagonisti di quelle imprese che sarebbero state destinate a rinnovarsi nella memoria dei posteri, anche per il travaglio sanguinoso di quanto ne rappresentava le attese.

Non per nulla, il titolo del suo libro, rimanda all’intento evocativo di una esplicita dedicazione, nel profilarsi nei termini di “Cremona 1859 – Il soccorso dei feriti francesi dopo la Battaglia di Solferino”, pure espresso nella corrispondente accezione francese, contestualmente esplicitata in copertina ed in linea con la provvidente scelta editoriale del volume che, in centododici pagine illustrate, sviluppa, ogni contributo del proprio scritto, anche nella lingua transalpina, grazie alla meticolosa ed alla qualificata collaborazione della scrittrice Maria Luisa Sala, interprete delle accurate traduzioni che recano all’opera stessa un ulteriore spessore.

La pubblicazione è per le edizioni della “Compagnia della Stampa“, in un formato a quadernone, mezzo di divulgazione culturale pure per la scelta storiografica che, al ruolo dell’illustrazione, ha dedicato una puntuale strategia esemplificativa dei contenuti presi in considerazione.

Dedicato a Francesco Zanetti e Amabile Fracassi dai figli Corrado e Simona“, il libro ha il patrocinio, fra gli altri, del “Consulat Gènèràl de France à Milan” e dei Comuni di Cremona, Magenta, Solferino, Montebello della Battaglia, Magenta e Palestro, andando pure a coinvolgere, in una mirata visibilità tipografica, il carisma operoso di Don Pierino Ferrari, noto esponente dell’opera esemplare d’una perdurante sollecitudine sociale, riservandogli lo speculare accenno “In memoria”, insieme all’analoga citazione della “Associazione Amici di Raphael”, della “Comunità Mamrè” e della “Fondazione Laudato Sì”, mentre i ringraziamenti, da parte dell’autore, si dettagliano nell’elencazione a favore di “Mauro Ballista, Marco Baratto, Geor Barcellini, Emanuele Bettini, Bruno Borghi, Marta Buizza, Chiara Calati, Giovanni Chiarini, Umberto Chizzolini, Giovanni Coffani, Giorgio De Conto, Marco Facchetti, Bernardo Falconi, Luciano Faverzani, Michele Favro, Gabriella Felchilcher, Fausto Fondrieschi, Luciano Fontana, Paolo Foramitti, Paola Franzo, Gianluca Galimberti, Vincenzo Gallozzi, Valeria Leoni, Barbara Manfredini, Andrea Mariani, Giampietro Rossi, Maurizia Quaglia, Benedetto Scalari, Marco Scatapacchio, Piera Tabaglio, Luca Valotti, Martine Ventura, Emanuela Zanesi, Corrado Zanetti e Elisa Zanola”.

Questa condivisione, evidenziata nella sua matrice plurale, rimanda a quell’ancor maggiore coinvolgimento di contestualizzazione fattuale che rappresenta gli esponenti di un dato periodo risorgimentale, colti nella loro autentica realtà originale dove permangono le tracce dei manoscritti che a questi riservano una rispettiva attestazione particolare.

Un riscontro tematico che avviene anche nel caso dell’allora ospedale “Santa Chiara” di Cremona, con la trascrizione, in questo volume, dei militari che vi erano stati accolti, tra i quali anche un certo numero di algerini, in forza all’esercito di Napoleone III, come, ad esempio, “Mohammed ben Kaddour 1° des Tirallieurs Algeriens” e del sergente “Abdallah ben Missoumn 4° des Tiralleurs Algeriens”.

A tale fonte documentaristica, propria del patrimonio dell’Archivio di Stato cremonese, si aggiunge anche la trattazione dei manufatti commemorativi di quei frangenti, presenti nel medesimo capoluogo, come l’imponente opera monumentale, a suo tempo eretta in un cinereo solido piramidale, nel cimitero locale.

Come, fra l’altro, scrive Cyrille Rogeau, Console Generale di Francia a Milano, il libro(…) fornisce una testimonianza capitale sulla presenza francese a Cremona nei giorni precedenti e successivi alla Battaglia di Solferino e tributa un giusto omaggio alla popolazione di Cremona, che l’indomani della battaglia del 24 giugno 1859, accolse 8500 soldati francesi feriti. (…)“.

Un nesso di sostanza che vira la dovuta attenzione sugli aspetti attraverso i quali l’aver considerato tale feconda prospettiva storica dimostra la dimensione di una motivata attinenza con il circostanziarsi di una cronaca alla quale Gianluigi Valotti attribuisce, in una interessante sintesi ad essa didascalica, che”(…) Magenta, Melegnano, Solferino e S. Martino, videro la presenza e la solidarietà eroica della città di Cremona. Il 24 giugno, la battaglia decisiva di Solferino, dove i famosi cannoni francesi “la litte” e i fucili a canna rigata facevano le prime stragi, Cremona era rimasta come centro delle riserve francesi, direttamente a contatto con il fronte sia per la sussistenza di viveri sia per il rifornimento di munizioni. Cremona mobilitò tutta la sua gente, si trasformò in un’immensa città ospedaliera, raccogliendo 11mila feriti di cui 8500 francesi e 2500 tra Austriaci, Ungheresi, Algerini, Boemi e Italiani. (…)“.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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