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Cremona. “ A fame, a peste, a bello, libera nos domine, Cremona nel 600” il titolo della mostra che dal 17 ottobre al 6 gennaio prossimo occuperà la sala Alabardieri del palazzo Comunale. Ogni Sezione della mostra poi sarà illustrata anche attraverso alcuni quadri del Museo Civico che in qualche modo si legano ai vari temi. Inaugurazione martedì 17 alle 16, 45.

La mostra è stata organizzata in collaborazione con l’Associazione Amici dell’Archivio di Stato che ne ha pure sostenuto l’allestimento, rientra nel più ampio progetto del “450° Cremona per Monteverdi”. Nel periodo di apertura della mostra la Società Storica Cremonese organizzerà un ciclo di incontri su alcuni aspetti del ‘600 cremonese.

Una antichissima pratica devozionale, legata strettamente all’anno liturgico, comportava, due volte all’anno, e cioè il 25 aprile e i tre giorni precedenti l’Ascensione (che è una festa mobile, dipendente dalla data della Pasqua) le cosiddette “rogazioni”, e cioè si usciva in processione, percorrendo tutto il territorio della parrocchia (era una pratica relativa, soprattutto, all’ambito rurale) e si cantavano o si ripetevano litanie, giaculatorie e invocazioni.

Si chiedeva al Signore che liberasse la terra dai flagelli che la minacciavano, perché potesse dare buoni frutti; si supplicava di preservare i raccolti dalla “folgore” e dalla tempesta, si pregava per allontanare il pericolo dei terremoti, e si implorava, infine, Dio dicendo: “A fame, a peste, a bello, libera nos Domine!” Le invocazioni, cioè, culminavano con la richiesta di essere liberati dai pericoli più incombenti e minacciosi: la fame, la peste e le altre malattie, e la guerra.

Riprendendo questo testo, la mostra vuole presentare uno spaccato della realtà cremonese del Seicento, rileggendola attraverso queste categorie che, soprattutto nella prima metà del secolo, costituirono una minaccia sempre latente, dentro il tessuto della vita quotidiana della città.

E cioè, la fame, le malattie, spesso epidemiche, e la minaccia continua della guerra segnarono un’epoca già incamminata verso il declino e la marginalità, dopo che Cremona era stata, nel secolo precedente, la seconda città del ducato, dopo Milano, una città economicamente florida e politicamente potente.

La mostra si organizza, quindi, in quattro sezioni.

Nella prima si accenna al contrasto tra la miseria e la fame, ampiamente diffuse, e l’opulenza e il prestigio di alcune famiglie dell’aristocrazia terriera, che mantenevano possedimenti estesi e titoli di onore e di prestigio.

Nella seconda si propone il tema della malattia e della morte, soprattutto in riferimento alla tragedia della peste che, nel 1630, decimò implacabilmente la popolazione urbana.

Nella terza sezione si illustra, brevemente, il tema della guerra, come minaccia e pericolo sempre incombente.

Infine, nella quarta sezione, si rimanda al quarto elemento dell’invocazione, e cioè il riferimento a Dio: una religiosità ancora diffusa, anche come risposta e antidoto alle minacce incombenti.

Un elemento significativo, in questo allestimento, è la presenza, accanto ai numerosi reperti cartacei o membranacei (conservati nell’Archivio di Stato di Cremona), di un’ampia scelta di tavolette ex-voto, datate alla prima metà del XVII secolo, provenienti dal Museo Lauretano presso la parrocchia di Sant’Abbondio in città: la presenza di questi “documenti figurati” consente di offrire, anche visivamente, uno spaccato della vita concreta della città, nel Seicento: persone, costumi, interni di abitazioni, stili di vita, il tutto sotto la tutela della Vergine Lauretana a cui, nel 1624, un nobile decurione, Giovan Pietro Ala, aveva voluto fosse dedicato un santuario (con la riproduzione fedele della Santa Casa di Loreto) accanto alla chiesa e al convento dei Teatini.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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