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Non si tratta del sodalizio dei volontari aderente all’Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze (ANPAS), ma di un’organizzazione istituita per il soccorso dei cavalli, durante il primo conflitto mondiale.

La curiosa coincidenza è solo nella denominazione, adottata nell’appellativo con cui risulta rappresentata in una propria peculiare individuazione che, sia nell’uno che nell’altro caso, è identica, essendo enunciata, in entrambe le distinte realtà, nei caratteristici termini di “Croce Azzurra”.

croce azzurraIn pratica, questo ideale abbinamento cromatico, impresso all’emblema cristiano per antonomasia da cui ne adotta l’evocativa simbologia di una radicata tradizione, campeggia sui mezzi di primo soccorso in uso a parecchie benefiche associazioni, che sono contrassegnate dallo stesso logo, assurto alla specificità di una caratteristica denominazione, con la quale risultano in piena operatività le qualificate attività rispettivamente svolte da gruppi di volontari nei loro corrispondenti bacini territoriali d’afferenza, con sede sia in provincia di Brescia, come a Travagliato, che altrove, dove pure si è pensato di scegliere il medesimo accostamento, fra la croce e questo colore, per il proprio nome.

Alcune generazioni prima dell’attuale consesso volontaristico, si era strutturata quella iniziativa ormai assopita nella custodia documentaristica di una stratificata memoria storica che, a tale esplicito vocabolo, unito al cromatismo di una celestiale connotazione, aveva assegnato tutt’altra natura nella sua identitaria definizione.

Quella definizione che riporta indietro nel tempo, durante le tumultuose fasi della Prima Guerra Mondiale, quando “Croce Azzurra” voleva dire una sorta di sollecitudine organizzata per il soccorso in salsa equina, come specificava un apposito volantino diffuso in Italia, dove i cavalli utilizzati al fronte si rivelavano i destinatari dell’iniziativa.

Questo stampato del 1915, enunciante l’espressione “Croce Azzurra Italiana – Sotto l’alto patrocinio del Ministero della Guerra – Ospedale per i cavalli feriti in guerra” era la premessa di quella chiara specificità che le era diffusamente connessa, articolata nei punti salienti dell’ispirazione programmatica che le era formalmente impressa.

In una località come quella bresciana di Travagliato dove è quotidianamente in corso l’apprezzato servizio dell’omonima associazione dedita, preminentemente, al primo soccorso, sembra che tale denominazione vada a collimare con quella subentrata coincidenza che, in un certo qual modo, permette curiosamente di collegare, la tradizione locale della fiera equestre della “Travagliatocavalli”, insieme alla testimonianza di questa pregressa ed ormai estinta istituzione bellica nazionale, volta a servire la patria negli obiettivi che sono documentati nel testo del citato volantino dell’epoca, significativo di una circoscritta contingenza: “Italiani! In questa gloriosa lotta nella quale ci siamo impegnati, dobbiamo non solo essere forti, ma anche previdenti. Dobbiamo aver cura di non sperperare le risorse nazionali: dobbiamo sforzarci di ridurre, per quanto possibile, il logorio causato dalla guerra. Per la nostra cavalleria, per l’artiglieria, per il trasporto di viveri e di munizioni, per ricondurre dalle trincee agli ospedali di campo i nostri eroici soldati feriti, abbiamo bisogno di cavalli, di molti cavalli! LA CROCE AZZURRA ITALIANA ha per scopo di curare i cavalli feriti in guerra. In Francia ed in Fiandra la “Croce Azzurra” ha curato e rimandato al fronte più di 27000 cavalli. Così faremo noi in Italia!. ITALIANI: Concorrete tutti a quest’opera patriottica! Aiutate l’esercito! Aiutate a risparmiare le risorse del Paese! Date il vostro obolo comprando biglietti per la GRANDE LOTTERIA che avrà luogo il 4 luglio nei giardini dell’ambasciata d’Inghilterra. IL COMITATO, Conte Felice Scheibler Presidente”. 

Il patriottico appello si circostanziava anche nell’edizione de “La Sentinella Bresciana” del 30 giugno 1915 che ne divulgava la medesima materia trattata, nell’ambito di quella capillare informazione con la quale la stessa novità era sviluppata, evidenziando pure un implicito parallelismo fra la tradizionale dedizione umanitaria, espressa sui campi di battaglia dalla “Croce Rossa”, con quella nuova organizzazione che, scegliendo, invece, un altro colore, collocava la propria ideale azione soccorritrice in un settore animale, secondo, tuttavia, un analogo moto ispiratore.

foto-grande-guerra-7Se l’idea della “Croce Rossa” era nata sul campo di battaglia di Solferino e di San Martino (1859), la “Croce Azzurra” era apparsa nell’esteso scacchiere di fuoco degli scontri della Prima Guerra Mondiale.

La “Croce Azzurra” acquisiva a Brescia una prima notorietà attraverso le pagine dei quotidiani locali che, nel caso dell’accennata testata giornalistica, consentiva al giornale di intervenire sull’argomento, nel corso delle proprie edizioni, dandone la debita risonanza, per divulgarne i principali esordi nel proselitismo promosso tra i loro molteplici fattori: “Dietro accordi intervenuti fra il Ministero della Guerra ed i vari Enti sportivi italiani, si è costituita in Roma la “Croce Azzurra” per i cavalli feriti in guerra, come istituzione militare pareggiata a quella della “Croce Rossa”. Il Ministero della Guerra ha dato incarico alla “Croce Azzurra” di impiantare quattro stabilimenti di equini convalescenti nella zona di seconda linea, ove saranno curati e rimessi in condizione da poter riprendere servizio. Il Ministero della Guerra fornirà i locali, i foraggi ed il mantenimento degli attendenti, tutte le altre spese, cioè veterinari, attrezzi medicinali ecc..saranno a carico dell’associazione, la quale, per questo, si rivolge alla generosità del pubblico, nella speranza che, trattandosi di opera altamente patriottica, vorrà venirle in aiuto (…)”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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