Brescia – “I primi ad accorgersi che qualcosa stava cambiando furono i cani da confine. Venivano addestrati la notte, perché le fughe quasi sempre si tentavano nel buio, non avevano contatti sociali, mangiavano solo ogni due giorni per essere più aggressivi.

Ammaestrati a inseguire l’odore del grande sospetto che avviluppava l’intera Ddr, i cani del muro non potevano riconoscere il profumo della libertà che si spargeva nelle strade dell’Est europeo, arrivando a disperdersi sulle porte di Berlino.”

Tutti sappiamo cosa è successo il 9 novembre 1989 a Berlino. Qualcuno ha pensato che la storia fosse finita e che con il passare del tempo il mondo intero sarebbe stato sempre più simile all’Occidente. Ma la storia si nasconde nei dettagli. Nei gesti, nei passi e nei ripensamenti dei suoi protagonisti.

Nel 1989, all’interno dei 108.000 chilometri quadrati della Ddr, il blocco comunista si sgretola e si libera dalla prigionia del Muro, che separa il mondo correndo per 106 chilometri e divide così una città e l’Europa intera. È un simbolo del titanismo totalitario, non una semplice barriera. È un’arma.

“Chi è salito molto in alto cadrà nell’abisso,” così scrivono con lo spray i ventenni a Prenzlauer Berg, nella Berlino che vive di notte e si muove col buio. Se la caduta del Muro è un segno inciso nell’identità di coloro che l’hanno vista in televisione, ma anche di coloro che sono nati dopo, è perché da allora le cose hanno preso una direzione nuova e, soprattutto, diversa da quella che ci aspettavamo.

Si parlerà di quei giorni, di quelli prima della caduta e dopo la caduta. Delle speranze e delle angosce. Della storia che cambiò. Si parlerà di anni intensi con Ezio Mauro, ex direttore de La Stampa e di Repubblica, che ha appena pubblicato per Feltrinelli  “Anime prigioniere. Cronache dal Muro di Berlino” .

A partire dal libro si rifletterà sull’ultima grande rivoluzione d’Europa, il crollo del Muro di Berlino: cosa ne rimane 30 anni dopo? Come si è evoluto il mondo da quel momento decisivo?

L’evento è promosso da CCDC, Cooperativa cattolico democratica di cultura, e Centro Teatrale Bresciano con il patrocinio del Comune di Brescia.

 

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