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Brescia – Con il 2017, sono tre, i secoli decorsi dal tempo in cui pare che abbia avuto, a Londra, un documentato avvio ufficiale, la moderna massoneria. Il 24 giugno di quell’anno, tale istituzione formalizzava, in una data circostanza, antiche tradizioni esoteriche, secondo la definizione di una formula di ritualità sperimentate e di libere scuole di pensiero praticate alle quali riporta, tuttora, la rispettiva origine delle avvalorate organizzazioni massoniche che sono in vita.

Da allora ad oggi, il diffuso cammino di questa diversificata aggregazione pressochè planetaria, frutto di una storica gemmazione unitaria, ha lasciato tracce del proprio perdurante corso anche tra le cronache dell’epoca nelle quali, in un periodo lontano rispetto a quello attuale, si riteneva di poterne addirittura appurare il numero di tutti gli affiliati, attraverso una non meglio identificata stima forfettaria nella quale, la somma, in tale senso, realizzata, pare fosse addirittura mondiale, nella sua complessiva portata dall’eco leggendaria, come era attestato da “La Provincia di Brescia”, il 12 agosto 1872, citando il dato divulgato anche da un altro quotidiano d’Oltralpe: “Secondo il Rappel, l’ultima statistica del 01 gennaio 1872 dà un totale di 16 milioni novecento trentadue mila franchi-muratori esistenti nel mondo intero”.

Tanti, pare fossero i massoni, racchiusi in quel numero, nell’utilità di un dato storicamente significativo per la sua proporzione contraddistinguente, nella seconda metà del Diciannovesimo secolo, mentre, poco meno di trent’anni dopo, la percepibile entità, invece, di una intuibile appartenenza, alla medesima diffusione di pertinenza, pare fosse legata a quella particolare questione insorta, nel frattempo, a motivo del reperimento della sede romana da poter mettere o meno a disposizione per i lavori svolti nelle attività di loggia della stessa organizzazione, come ambiente riservato ai maggiori vertici rappresentativi della componente italiana, che, effettivamente, si concretizzerà con il successivo uso, per diversi decenni, di uno specifico palazzo, in quel tempo solo in predicato nell’articolo pubblicato il 6 aprile 1899 da “La Sentinella Bresciana”: “I Massoni cercano casa. Ancora un anno circa il Grande Oriente e le Logge Massoniche di Roma potranno rimanere nel Palazzo Borghese per il noto contratto di affitto. Il Principe Borghese che ha recuperato il suo avito palazzo non vuole, naturalmente rinnovare quel contratto. Il Grande Oriente quindi deve trovarsi altra residenza, sia in affitto, sia fabbricandosela, se ha quattrini. Ma questi mancando, sta cercando di ancora di prendere in affitto un piano di qualcuno dè palazzi di Roma, ma non lo trova. Pensò dapprima al Palazzo Falconieri in via Giulia che fu in vendita. Trattò col comparatore, ma questi dopo avere un po’ tentennato non volle poi saperne di avere in casa quella brava gente. Allora il Grande Oriente tentò comprare – fu detto comprare – il Palazzetto Coni in Piazza di Pietra. Ma per varie ragioni non se ne fece nulla. Pensò poi al Palazzo Fiano al Corso venduto dal duca ad un ricco israelita; e iniziò trattative col nuovo proprietario per l’affitto di un piano di quel magnifico edificio. Ma anche l’ebreo stimò meglio mantenere gli inquilini cristiani che vi stanno, tra i quali l’Ambasciatore del Portogallo presso la Santa Sede. Ultimamente, il Grande Maestro Nathan ha tentato avere un piano del grandioso Palazzo Giustiniani (Roma) che si estende dal Pantheon al Senato. Ma gli amministratori di questo palazzo (che appartiene adesso a tre proprietari) non ne hanno voluto sapere, temendo che non vogliano poi restarvi ad abitare nei vari appartamenti un Cardinale, qualche Prelato e famiglie distinte che ora vi sono e altre che vi andrebbero. In fine qualche cosa buona o cattiva il Grande Oriente la troverà. Ma, intanto, un buon palazzo deve mettere il suo tempio, finora, non lo trova in Roma, dove di palazzi v’ha dovizia”.

loggia_massonicaSe l’appalesarsi di alcune aprioristiche resistenze ecclesiastiche, nei confronti di una prossimità d’altrui esperienze di genere massonico, è chiaramente evidenziata nel citato contributo di stampa che faceva rimbalzare anche a Brescia la notizia legata agli sviluppi della ricerca di un nuovo spazio che potesse essere riservato ad una realtà massonica già presente su un relativo territorio, ancor più manifesta e diretta, in tal senso, è stata pure la testimonianza scaturita, da un profilo più generale sull’argomento, dalla prima pagina, del numero 81 de “La Sentinella Bresciana”, in coincidenza dello scritto pubblicato alla data di lunedì 23 marzo 1891: “Lo Stato, la Chiesa e la Massoneria. Il Berliner Tageblatt pubblica una conversazione del suo corrispondente romano con il cardinale vicario nella quale si contengono importanti giudizi tra la Chiesa e lo Stato in Italia, in seguito alla caduta dell’onorevole Crispi. Il cardinale Monaco La Valletta dice che il Vaticano ha salutato con vera gioia il nuovo Gabinetto, perchè quello dell’onorevole Crispi era predominato dalla Massoneria. Sotto Crispi, soggiunge, non era sicura neppure la persona dei dignitari ecclesiastici. Bisognava aspettarsi tutto, perchè una politica di resistenza era una necessità. Questo pericolo è scomparso colla venuta al potere degli onorevoli Rudinì e Nicotera. Con questi signori, disse, si può vivere, ma non è il caso di parlare di nessun modus vivendi, poiché non lo vorremmo noi e non lo vorrebbero essi. Teme però che la Camera italiana, invasa da troppi massoni possa aizzare il Governo contro la Chiesa per cui occorre essere più vigilanti di prima; non dubita punto delle buone intenzioni dei ministri, in specie dell’onorevole Nicotera, il quale, sono parole testuali del Cardinale, sembra abbia lasciato i suoi furori anticlericali, alle porte di Roma, fin dal 1870. In queste dichiarazioni vi è tracciato tutto il programma del Vaticano di fronte al governo ed esse spiegano il linguaggio moderato non solo dei giornali clericali, ma dello stesso papa”.

Lo spazio di tre lustri abbondanti da quei giorni andati ed uno spaccato di come, fra l’altro, fosse da qualcuno intesa quest’associazione speculativa, avvolta da quell’alone di riservatezza che pure, a quanto pare, consentiva, comunque, il dettagliato trapelare di tutta una serie di caratteristiche significative della propria natura particolare, emergeva, limitatamente ad un insieme di riferimenti, dalla testata locale del medesimo giornale, il 26 luglio 1908, mediante l’elencazione, delle curiose denominazioni poste in capo ad i vari avvicendamenti del ruolo occupato dai massoni, nell’ambito di quanto osservato, con sguardo forse un poco ironico e svagato, stante l’esplicitazione della premessa giornalistica con il preambolo avanzato ed, ancor più, per il salto di tre dei trentatrè passaggi di promozione considerati, nel contesto di un istituzione che, anche in questo caso, gettava un proprio compartecipe riflesso anche alla storia di quel tratto di inizio Novecento, a cui questo pronunciamento è abbinato: “Curiosità del gergo massonico”. “Perchè i nostri lettori possano esilararsi, per qualche minuto in questa ripresa della canicola, stralciamo dalla Nuova Commedia questi schiarimenti sul gergo massonico. Il rito comune è quello scozzese e consta di 33 gradi. Il primo è apprendista, il secondo, compagno, il terzo, maestro (gradi simbolici), il quarto è maestro segreto, il quinto, maestro perfetto, il sesto, segretario intimo e maestro per curiosità, il settimo, prevosto e giudice, l’ottavo, intendente degli edifici, il nono, maestro detto dei Nove, il decimo, illustre detto dei Quindici, l’undici, il supremo cavaliere perfetto, il dodicesimo, gran maestro architetto, il tredicesimo, il real arco o il cavaliere del Nono Arco, il quattordicesimo, il grande scozzese della volta sacra e grande eletto perfetto e sublime massone, il quindicesimo, il cavaliere d’oriente e della spada, il sedicesimo, il Principe di Gerusalemme, il diciassettesimo, il cavaliere d’oriente e d’occidente, il diciottesimo, il Sovrano Principe Rosa. Tutti i diciotto gradi non sono che lo svolgimento dei primi tre gradi massonici. La serie dei gradi ricomincia al diciannovesimo e va al trentesimo e sono gradi filosofici. Il diciannovesimo è il gran pontefice, il ventesimo, il gran maestro a vita. Il ventunesimo, il Noachita, il ventiduesimo, il principe del Libano, il ventitreesimo, il capo del Tabernacolo, il ventiseiesimo, lo scozzese trinitario o principe di grazia,il ventisettesimo, il gran commendatore del tempio, il ventottesimo, il cavaliere del sole, il ventinovesimo, il grande scozzese di Sant’Andrea di Scozia, il trentesimo, il cavaliere Kadosch (perfetto) o cavaliere dell’aquila bianca o nera. Dal trentunesimo al trentatreesimo sono gradi amministrativi, cioè coloro cui è affidato il supremo governo dell’ordine. Il trentunesimo è il grande ispettore, inquisitore, commendatore, il trentaduesimo, è il sovrano principe del reale segreto, il trentatreesimo, il sovrano grande ispettore generale. Dove c’è una lingua ed un governo è la sede del Grande Oriente, il quale una volta, si chiamava Loggia Generale. Il Grande Oriente è la testa direttiva di tutto l’ordine dei liberi muratori nazionali”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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