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Sembra che non se lo fili nessuno, ma una sorta di gemellaggio, fra la diocesi di Berlino e quella di Brescia è accaduto e neanche in epoche remote, se non il distanziarsi del volgere di una generazione che va maturando oltre la sua stessa mezza età.

Nella roboante prospettiva di “Brescia capitale della cultura”, come negli stereotipi di un “tam-tam” promozionale, in salsa contemporanea, tale smalto può assurgere a spettacolarità attrattiva del momento, questo fatto di marca confessionale potrebbe coerentemente rivelarsi utile a concorrere all’indotto dell’attualità di una valorizzazione a tutto tondo della peculiarità bresciana.

Il fatto c’entra con l’incipiente patente della rappresentatività di una realtà locale, intesa nel modo di un porsi in grado di calibrare i significativi risvolti di una asserita potenzialità culturale, per via del fatto che anche la sfera del trascendente risulta, da sempre, che, in ogni dove, abbia voce in capitolo, per molte e sostanziose pertinenze comunitarie d’interesse.

In questo caso, tale via verso il Cielo, ineffabile e soprannaturale, aveva condotto l’allora vescovo di Brescia mons. Luigi Morstabilini (1907 – 1989) ad accettare l’invito che il titolare della diocesi di Berlino, all’epoca il cardinale Alfred Bengsch (1921 – 1979), gli aveva rivolto, per partecipare alle celebrazioni della ricorrenza del bicentenario della costruzione della cattedrale berlinese, dedicata a Santa Edvige che era stata consacrata nel 1773.

Perché? E per quale motivo questo aspetto può risultare di un qualche rilievo? Può spiegarsi il tutto a motivo del fatto che Brescia aveva contribuito al tangibile risultato della realizzazione di quel notevole edificio religioso tedesco, grazie al non indifferente contributo del suo vescovo, nella persona di chi in quei tempi, appunto, reggeva le sorti della chiesa bresciana, ovvero dell’indimenticato cardinale Angelo Maria Querini (1680 – 1755).

A ricordarlo, sussiste anche un’epigrafe su tale cattedrale della capitale tedesca, come, allo stesso modo e fra l’altro, c’è anche un busto marmoreo a rappresentare il medesimo porporato, nella facciata del “Duomo Nuovo” di Brescia, come appare, a tutta evidenza, sotto gli occhi di tutti quelli che lo vogliano vedere e riconoscere per quello che tale figura rappresenti, per quanto, non particolarmente ribadito anche grazie ad altre fonti che, nella città stessa, potrebbero concorrere, invece, ad indicarne la presenza.

In buona sostanza, una interessante concordanza storica aveva gettato quelle basi d’intesa, per le quali, all’attenzione dell’allora papa regnante, nella persona di Paolo VI, la beneamata città natale del medesimo pontefice era stata valorizzata dall’esplicitazione di un riconosciuto connubio con una città di ben altro spessore e notorietà nel mondo, essendo, insieme ad altri aspetti, al vertice istituzionale dell’apparato di tutto uno Stato, penalizzato dalla sconfitta in guerra, che, all’epoca, la vedeva, pure, al centro di una intricata vertenza internazionale, configurandosi divisa, al proprio interno, dal noto muro, se lo si vuol riconoscere, che la distingueva e non a caso, fra l’ovest di influenza statunitense, e l’est, sotto il controllo della potenza sovietica dei diretti vicini suoi di casa.

Qui, nella, in quei tempi, chiamata “Berlino Est”, Brescia aveva avuto un posto d’onore, con all’orizzonte un papa Montini benedicente, durante il “lontano” 1973, quando, a fronte del ricordo di quando era stata consacrata la cattedrale del posto, si era sperimentata una particolare condivisione fra le due distinte specificità diocesane, secondo un dato di fatto al quale aveva poi corrisposto la visita, quindi ricambiata, del titolare della diocesi berlinese, arrivato nel capoluogo bresciano, l’anno a seguire, cioè quando si potevano, finalmente, dire ultimati i lavori di restauro del “Duomo Nuovo” anche e non solo, a seguito degli interventi dovuti per risolvere le offese arrecate a tale ambiente di fede, anni ed anni prima, a motivo dei bombardamenti dei “Liberatori”, durante l’epilogo del secondo conflitto mondiale.

A documentare questo intreccio, intercorso fra diocesi, separate da confini di vario genere, ma rappresentative di culture, se si vuole, sorelle nella fede cristiana, ed, ancor prima, nella matrice territoriale europea, era intervenuto il fedele ed editorialmente perdurante, settimanale diocesano bresciano, “La Voce del Popolo”, con un articolo a firma di Gianni Capra che, fra l’altro, andava spiegando, ai lettori di quei giorni che erano decorsi attorno alla data di pubblicazione della notizia, espressa nel merito, il 27 novembre 1973, usandovi quest’artifizio interrogativo: “Chi mai poteva essere quell’eruditissimo monsignore tedesco, magari un archivista immerso in polverosi codici, che aveva trovato – con la soddisfazione malcelata del ricercatore di cose rare – un legame tra Berlino e Brescia, tra il cardinale Querini e la cattedrale di Santa Edvige? Eppure, la lettera d’invito del card. Bengsch suonava chiaro: il nostro vescovo era invitato alla celebrazione del bicentenario della cattedrale per ricordare l’ingente apporto del suo predecessore alla costruzione della prima chiesa cattolica nella Berlino luterana (…)”.

Ad altro particolare di questa trasferta bresciana, fattualmente corrisposta nell’accoglienza espressa nel duomo berlinese, l’anno prima del decennale periodato nel lungo episcopato del presule di Brescia, Luigi Morstabilini (1964 – 1983), si rimarcava anche la precisazione che, su tale importante edificio religioso tedesco, una dedicazione al cardinale Querini si esprimesse con il declamare che “Aere suo perfecit (lo completò con il suo denaro): E’ una dedica che non è sfuggita nemmeno al bresciano mons. G. Battista Montini quando, giovane addetto alla nunziatura di Varsavia, passò da Berlino e volle visitare la Cattedrale. L’ha ricordato proprio il Papa al Vescovo di Berlino, Alfredo Bengsch, quando, nel 1967, venne da lui creato cardinale. Anche per questa ragione, il rapporto tra la città dell’Orso (Berlino deriva il suo nome da Baer, orso) e la città della Leonessa, non poteva essere dimenticato”.