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La Valle Camonica in pillole: dalle “usanze gastronomiche della polenta con gli uccelli”, ai musei, come quello che Simone Quetti ha istituito, ad Artogne, in riferimento all’arte tipografica, dedicandolo al sacerdote Lodovico Pavoni, passando, pure, attraverso l’arte, invece, pittorica di eccellenti artisti del calibro di Giovanni Pietro da Cemmo, a quella scultorea di Beniamino Simoni, manifestata nel ciclo espressivo della “Via Crucis” di Cerveno, indugiando, pure, in altri motivi di considerazione, sulle rispettive figure imprenditoriali delle famiglie Togni e Folonari e sugli esponenti cattolici Giuseppe Tovini e Camadini, come pure del clero, come il Cardinale Giovanni Battista Re, transitando, dalle antiche fucine di Bienno, fra i siti rupestri della “rosa camuna”, ridisegnata nel 1975 da Bruno Munari, come simbolo della regione Lombardia, fino a contemplare, insieme a molti altri aspetti riconducibili ai medesimi ambiti valligiani, anche le soglie del cielo con, fra gli altri, Sant’Obizio, Santa Gertrude Comensoli ed il Beato Innocenzo detto da Berzo.

A collegare tutti questi ed altri aspetti ancora è una ferrovia. Un treno locale per veicolarne, in parole ed in emozioni, l’indotto ed il contesto particolare, significativo di un molteplice insieme culturale, grazie ad un mosaico di considerazioni, frammiste a notizie ed a immedesimazioni, che, della Valle Camonica, ne profilano i tratti salienti in uno specifico retaggio tradizionale, secondo le appropriate caratterizzazioni di una composita comunità servita da tale evolutosi ed ancora frequentato mezzo su rotaie.

libro_ugo_calzoniAfferma, fra l’altro, il camuno Ugo Calzoni, già sindaco di Niardo e pure referente di qualificati ruoli manageriali, nella figura di assistente del presidente di Confindustria, Luigi Lucchini, ed in qualità di membro del Comitato Consultivo della Commissione Economica Europea, come pure di incaricato ai vertici dell’Istituto Nazionale del Commercio Estero, che di questo interessante connubio narrante ne è l’autore: “(..) Io sono nato qui al Forno dell’Allione nei giorni in cui l’aereo inglese “Pippo” volteggiava in cielo senza più mitragliare perchè la guerra stava per finire. Sono cresciuto giocando sul dosso chiamato delle Tre Stelle. Ho visto i volti neri e lucidi degli operai che mio nonno, ferroviere, conosceva per nome, uno ad uno. Ho bevuto anch’io birra e gazzosa guardando quelli che giocavano a bocce tra un turno di lavoro e l’altro (…)”.

Opera notevole, per la sterminata varietà dei ricordi rappresentati che, in interessanti attestazioni fra loro complementari, sono fissati in un bel stile di scrittura, con quelle intuibili impressioni che ne hanno favorito il fattibile perpetuarsi memorialistico, tradotto in chiare ed in esplicite esternazioni particolareggiate, a loro volta, fruibili nei termini di caratteristiche informazioni, funzionali a dischiudere potenzialmente un vasto raggio di plurime condivisioni.

Si tratta del libro che “La Compagnia della Stampa” ha pubblicato con il titolo di “Da Brescia all’Adamello – Diario di un viaggio sul trenino della Valle Camonica”, dando maneggevole forma editoriale al ragguardevole spessore del lavoro di Ugo Calzoni, pure “alpino del 7° in Cadore”, condensato in testimonianze dirette ed in attinenti elaborazioni circa una serie di correlate spigolature, tematicamente documentate in attente asserzioni che contrassegnano puntualmente la corsa del tempo, mediante il lieve deposito di utili elementi, contraddistinguenti un affresco complessivamente dedicato ad una peculiare zona bresciana, compresa fra le propaggini lacustri e collinari e le più alte vette di noti rilievi montani.

Come recita il titolo della pubblicazione, ci si riferisce alla Valle del fiume Oglio, dove tale autoctona prerogativa fluviale è, fra l’altro, perdurante connotazione naturale di una carica d’acqua utile e vitale per le colture della pianura lontana che, da secoli, va ad irrorare, rappresentando quell’univoca direzione di marcia che la popolare ferrovia locale, diversifica, invece,  in una doppia direzione di percorrenza con i reciproci addendi di viaggio, tuttora, sperimentabili in una praticata e in una importante interconnessione infrastrutturale.

Ciò che unisce attorno uno scopo concorde, affratella, di una medesima terra, quelle rispettive connotazioni che, non a caso, l’autore ha scelto di esplicitare pure sulla retro-copertina del libro, scandagliando, fra i pensieri dello scrittore Cesare Pavese, presenti nel suo libro “La luna e i falò”, l’emblematica enunciazione: “Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.

Tale sensibile affermazione che nobilita di senso ogni legittima ispirazione, volta a ricapitolarsi nel valore di un’appartenenza, sancita in una  omogenea soluzione, in Valle Camonica, secondo questo robusto volume tascabile di circa centoventi pagine, è, per Ugo Calzoni, pari all’immagine verace di un caleidoscopio narrativo di storie efficaci, pure allegoriche di altrettanti intrecci osservati sul piano dell’avvenuto riscontro a vicende, collimanti in differenti aperture rivolte al passato, per svelarne, ora, il ceppo comune delle loro rispettive gemmazioni.

Ce ne è per tutti i gusti, come, ad esempio, per quelle avvalorate predilezioni che appaiono individuabili secondo codificate argomentazioni, intercorrenti fra arte, religione, gastronomia, ambiente, folclore, caccia, economia, sport, politica e moto ideale di reazione, anche nella ribellione, con le pagine della resistenza partigiana (Fiamme Verdi, 54 Brigata Garibaldi), documentate, insieme ad altre, nell’offrire pure un ricco floriegio descrittivo d’altro genere di manifestazioni, analogamente a queste ultime, ascritte al passato, per contingenze legate a storiche motivazioni, come il contrabbando e l’emigrazione, nell’arte di arrangiarsi soggetta a più di un’interpretazione; il giansenismo e la stregoneria, al vaglio dell’inquisizione; la massoneria e l’estro personale liberamente intesi fra quelle componenti che, di un’adesione ad un’organizzazione, ne hanno posposto il marchio alla portata di un carisma individuale, autonomo nella propria azione: come nel caso di “Maffeo Gheza: uno spirito apparentemente stravagante, di cultura liberale con non malcelate frequentazioni massoniche. Volle scrivere il proprio manifesto di vita nella grande villa che si affaccia sulla strada principale di Breno. Ereditò dal padre, avvocato erariale di fama e amico personale di Giuseppe Zanardelli, una sostanziosa fortuna che egli seppe moltiplicare con l’acciaio e con l’energia elettrica.  Ma questa è storia di molti altri. Unica, al contrario, è la sua casa in perfetto stile moresco. Una Alhambra sulle rive dell’Oglio; una Granada tra le Alpi con lussureggianti giardini pensili, bambù e palme, fontane in marmo bianco, giochi d’acqua, colonne e colonnati, simmetrismi ed iscrizioni in lingua islamica ovunque. Poi terrazzi e torrette, lampade, balaustre e cancellate, viali in acciottolato policromo e persino un pote levatoio. Sopra i due grandi portoni di accesso volle graffite in caratteri cufici e sottotitolate in italiano le massime della sua vita: “Raddoppierete il frutto del lavoro eseguendolo. Su quello di servizio, come monito o incitamento, “L’avvenire sarà di chi non avrà temuto”. Unica licenza al rigoroso orientalismo furono i camosci imbalsamati, posti a guardia dell’androne di entrata”.

Quest’immobile che, in vagheggiato stile moresco, è in piena Valle Camonica, esemplifica, nella citazione dedicatagli nel libro di Ugo Calzoni, la matrice di un’avvincente presentazione dei luoghi, spesso caratterizzati dalle corrispondenti caratteristiche etnografiche, secondo un’incisiva cernita di attrattive e di amabili interazioni con le sfaccettature dell’incedere delle generazioni che si sono avvicendate nel territorio stesso che la ferrovia “Brescia – Edolo” ha conquistato mediante una sistematica frequenza di assecondata affermazione.

Tanti quanti sono i motivi del viaggiare, sono gli spunti di lettura di questo libro: il treno è anche metafora di quel fecondo itinerario interiore che l’autore compie, a netta utilità pubblica, resa possibile da una sua spontanea e significativa mediazione fra il susseguirsi degli anni in trasformazione, che, come sintetizza l’editore Eugenio Massetti, nelle pagine che del libro ne accompagnano la presentazione, paiono rifarsi ad un fecondo lievito di costruttiva riflessione: “Il diario di Ugo Calzoni è un viaggio a ritroso. Il treno su cui risale torna, lasciando la Città e lungo il lago d’Iseo, in Valle Camonica. Un viaggio che aveva compiuto tanti anni prima, da adolescente, lasciando la Valle dei padri. Ora, dal finestrino, il paesaggio ed il tempo maturato dagli anni e dalle esperienze della vita, gli aprono gli scenari custoditi a lungo dalla chiave della memoria, accumulati nelle tante letture, nei racconti di casa e nelle “storie” ascoltate nelle stalle o nelle osterie, laddove la leggenda si impasta con la verità”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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