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Torre Pallavicina (Bergamo) – Un ponte antico lega l’antica Abbazia di Leno, nella bassa bresciana, a Montecassino.

Su richiesta del re Longobardo Desiderio all’abate Ottato, successore di Petronace, intorno al 758 da Montecassino partì un drappello di 11 monaci, guidati dall’abate Ermoaldo che a Leno aveva costituito il primo nucleo del monastero, nel luogo dove lo stesso Desiderio aveva fondato una chiesa dedicata al Salvatore, alla Vergine e all’Arcangelo Michele.

Oggi,il novello Ermoaldo ha gli occhi sereni e il passo sicuro di Valerio Gardoni, di Monticelli d’Oglio, nella bassa bresciana.

A lui – scrittore, fotografo, giramondo, alpinista, guida fluviale, canoista, appassionato cercatore di tutto ciò che di vero c’è ancora in questo mondo – nel 2003, quando ancora nessuno andava a piedi per il mondo, Popolis, Cassa Padana e Aiab, l’associazione italiana per l’agricoltura biologica, affidarono un messaggio di rinnovamento legato al ritorno sincero e concreto alla propria terra, alla riscoperta delle tradizioni, degli alimenti sani, di un vivere diverso.

Mille chilometri a piedi fece quell’estate Valerio Gardoni. Un lungo viaggio che ha ripercorso, all’inverso quello che fu, 1200 anni orsono, il tragitto di Ermoaldo, monaco benedettino che da Montecassino arrivò a Leno e qui fondò l’abbazia.

Il viaggio a Montecassino degli eredi di Ermoaldo è stato quindi un ritorno alle origini, una richiesta di aiuto per rinforzare questa piccola, ma importante esperienza che si è innescata, partendo dalla riscoperta della tradizione benedettina.

Di quell’avventura Valerio ricorda ogni passo, ogni incontro, ogni pensiero. E oggi la racconta in tanti incontri. Come quello in programma venerdì a Torre Pallavicina.

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