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A cura di Gian Mario Andrico

Pavone del Mella (Brescia) – Inizia qui il rapporto epistolare con Popolis che ha seguito, cronaca dopo cronaca, la ricerca e la costruzione letteraria della monografia dedicata al salesiano Antonio Bresciani, missionario in Ecuador per 24 anni…


1° Puntata

In data 5 ottobre
2001, venerdì, ricevevo la telefonata del direttore Luigi Pettinati che accennava (rimanendo premeditatamente vago) all’idea nata nelle sale direttive della Cassa Padana di Leno.

Il progetto – disse il Direttore – mi avrebbe coinvolto direttamente. Quattro giorni dopo, il 9 ottobre, martedi, davanti ad un piatto di casoncelli dal gusto dolciastro di pera, mi veniva dato l’incarico di scrivere un libro che doveva ricostruire la vita e l’opera di Antonio Bresciani, un missionario salesiano nato a Pavone Mella e morto a soli 56 anni a Quito, in Ecuador, nel 1997. Abbiamo pensato che tu sia la persona giusta, con la necessaria e buona sensibilità per portare a compimento un’opera del genere. Sappi che don Tone (è così che tutti lo conoscono) è un Santo, venerato là, dove era missionario, come tale. Da noi è invece sconosciuto. Ti affidiamo l’incarico di fare giustizia e quello di andare alla scoperta di un uomo della Bassa (terra che conosci bene) che nel cuore non aveva confini…

Capii al volo quanto gravoso era il compito che mi era stato assegnato. Compresi subito quanta incoscienza doveva conoscere chi e chiunque davanti a quella proposta avesse risposto “”, senza pensarci almeno cento volte. Ma non era finita. Vogliamo il libro per il 7 maggio 2002, giorno commemorativo il quinto anno dalla morte. Non potevo che rifiutare. Se la prima parte mi era sembrata difficile, la seconda mi apparve “assurda”. Non era questa la prima volta che mi veniva proposta una ricerca monografica. Sapevo quanto lavoro comportava un’indagine del genere se condotta secondo le “regole”.

Usando argomenti validi accennai la mia protesta. Il Direttore capì e lo fece con tale rapidità e intuito da rincuorarmi al punto di ripensare al mio “No”. Abbandonò l’idea commemorativa preoccupato solo, ora, che il lavoro fosse all’altezza del personaggio.
“Sappi che don Tone è un Santo…” Ritrattai il diniego. Qualcosa, o qualcuno, mi suggerì l’idea che se don Tone doveva entrare nella mia vita così, improvvisamente quel giorno d’autunno, non era per caso.
E nemmeno per niente!
(continua)

(giovedì 24 gennaio 2002)

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