A cura di Gian Mario Andrico

Esenta di Lonato (Brescia) – Gian Mario Andrico sta realizzando una ricerca approfondita della vita del padre salesiano Antonio Bresciani, per 24 anni in Ecuador.
Popolis seguirà passo passo questa avventura entusiasmante che ha lo scopo di valorizzare un grande uomo della bassa. 


16° Puntata

Gian Mario Andrico ha fatto parte del gruppo che per qualche giorno è stato presente a Quito per il convegno internazionale “Incontro Italia-Spagna-Ecuador. Costruiamo alleanza per sviluppare le finanze locali” che si è tenuto il 24 e il 25 ottobre 2002.

Bario Tandalivì, parrocchia Aláquez, ore 19 del 22 ottobre 2002, martedì.

Il tempo non è molto e gli appuntamenti, magistralmente incastonati tra loro da Adriana, incalzano.
Lasciata la località di Josè Guanco, imbocchiamo una strada che non ha fisionomia. Il selciato è fangoso, tortuoso e il ciglio non c’è. Si mescola agli orti, ai campi, almeno per quello che posso intravedere nel buio che ormai è calato pesante sull’Ecuador. La carreggiata è tutta una pozzanghera e l’acqua schizzata fa assomigliare il viaggio più ad un’attraversata.
Non si arriva più.

Ho abbassato i finestrini anche se l’aria è fredda, anche se l’acqua piovuta entra da tutte le parti. Sulla vettura qualcuno ha caricato del pesce avariato e il puzzo è di quelli che non si sopportano.
Finalmente alcune luci in lontananza. Qualche minuto dopo entro in un bellissimo giardino illuminato, curato, ricolmo di fiori esotici e siepi profumate: finalmente si respira!

Sulla porta di casa si sente l’idioma francese. Siamo al Foyer de Charité “La Cruz del Sur”, di gallica nazionalità, un’associazione di fedeli e di carità, fondata nel 1902 da Marta Robin, morta nel 1981 in odore di santità.
Ci accolgono tre laiche: Paquita, Clemencia e Marlene che ben hanno conosciuto Tone e di lui conservano un caro e vivo ricordo.

Veniva da noi coi suoi campesinos per gli Esercizi Spirituali che erano, più che altro, più che parole e teorie, palestra d’umanità. Lui sì, lui ci riusciva a trasformare la teologia in vita, in aiuto concreto, in sostegno morale e materiale al prossimo – raccontano – Non potremo più dimenticare quell’uomo: ilare, buono sino all’inverosimile, mansueto, umile da riuscire a farsi ascoltare da Dio.

Un giorno lo abbiamo visto piangere insieme al Santissimo. Per lui parlare con un essere vivente o con Dio era la stessa cosa, ci metteva lo stesso pathos e amore. Quando stava con qualcuno: uomo, animale o divinità che fosse, questi erano al centro del suo pensiero. Non faceva finta di ascoltare, di pregare, di aiutare. Lo faceva sul serio perché era libero dalla “materia”, perché non possedeva una fede intellettuale ma naturale che distribuiva e regalava agli altri a piene mani, col cuore spalancato.

Raccontava della Resurrezione di Cristo con una semplicità e con tale convinzione che tutti ne rimanevano coinvolti, scossi. Non ci metteva enfasi ma solo genuina naturalità.

Noi non abbiamo più incontrato ne ascoltato un prete così. Era uno che amava la sua condizione di sacerdote pur essendo libero anche da quelle regole che spesso soffocano la vocazione, la strada vera che porta al servizio.
Scherzava sempre, anche sulle cose più serie, quelle che noi ritenevamo tali.
Qui sperimentò, con gli indios, Sante Messe ben strane, ben nuove, celebrate in schietta lingua quichua. Le modellava a secondo della necessità, del grado di capacità di capire e di partecipare al rito dei convenuti. Un giorno un sacerdote suggerì che forse, per fare quello, bisognava aspettare il permesso di Roma ma lui disse: “Roma è eterna, non possiamo aspettarla…”
Ecco, anche per questo crediamo che padre Tone fosse speciale, amico della gente. Ed è per questo che qui ancora tutti lo ricordano, lo amano e lo rimpiangono. Un prete così, anche tra i preti, nasce una volta al secolo. Allora don Bosco, ora…

Le tre donne vivono una grande casa che mi mostrano interamente. E’ adatta alle grandi assemblee, può ospitare riunioni di fedeli ed è inserita in un contesto naturale particolarmente florido, proprio per volontà della fondatrice che sosteneva fosse, la natura, viatico per Dio, verso Dio.

Nella grande cucina c’è un forte profumo di ananas fritta. E’ un odore nuovo, che non conosco, che non capisco. Così come il sapore, servito bollente, con ottimo pane dolce e soffice, dentro a questo mondo che abbiamo preso di petto.
E già penso che forse mi ubriacherà. (16.continua)