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A cura di Gian Mario Andrico

Esenta di Lonato (Brescia) – Gian Mario Andrico sta realizzando una ricerca approfondita della vita del padre salesiano Antonio Bresciani, per 24 anni in Ecuador.
Popolis seguirà passo passo questa avventura entusiasmante che ha lo scopo di valorizzare un grande uomo della bassa. 


17° Puntata

Gian Mario Andrico ha fatto parte del gruppo che per qualche giorno è stato presente a Quito per il convegno internazionale “Incontro Italia-Spagna-Ecuador. Costruiamo alleanza per sviluppare le finanze locali” che si è tenuto il 24 e il 25 ottobre 2002.

22 ottobre 2002 – ore 22 Monasterio de clausura de la Visitacion de Latacunga

I cancelli sono spalancati, le luci accese, la porta della feresteria socchiusa e la chiesa del monastero tutta illuminata.
“Ma è clausura questa? ” – chiediamo ad Adriana.
“Venite avanti tranquilli – risponde disponibile la nostra accompagnatrice – siamo attesi”.

Non riusciamo a spiegarci come in un monastero di rigore e a quell’ora a dir poco indiscreta si possa trovare tale accoglienza.

Il cenobio è femminile estè compuesto de otto hermanas: la superiora actual suor Maria Imelda Flaes; le professe Josefina Teresa Gordilla, Maria Adriana Guochi, Alexandra de Jesùs, Maria de Jesùs, Maria josè, Juana Bernas Yepas, e la novizia Presentacion de Jesùs.

Io, Natale e Valerio siamo sbigottiti. Non abbiamo mai varcato (nessuno dei tre) la soglia di un monastero di clausura, per giunta femminile.
“State scordando che qui siamo in Ecuador…” – ci ricorda Adriana che speditamente s’avvia verso la grata massiccia che divide il parlatorio in due parti ben distinte. La luce è bassa e quasi subito dalle maglie strette dell’inferriata vediamo slanciarsi due mani che avvolgono Adriana con affetto. E’ suor Maria Imelda, la superiora, amica carissima e pluribeneficiata (insieme alle hermanes) da don Tone e dall’OMG.

Qui il sacerdote per anni ha compiuto “miracoli” nel nome della carità.
Ora che non c’è più qualcun altro fa le veci sue, almeno sul versante materiale.
Perché quello che riusciva a dare spiritualmente è insostituibile – testimonia la superiora – Un giorno mi ha regalato una corona del rosario e mi ha detto: “Pregate la Madonna con questa, pregate per voi, per il mondo, per me”. Da quel giorno, ogni giorno, la corona passa di suora in suora, di mano in mano…

Oltre alla superiora, al di là della grata, ci sono ora tutte le otto religiose che compongono la comunità. Qualcuna è giovanissima, altre hanno nelle rughe i segni dell’età. Tutte sono misteriosamente belle.
Ridono per un non nulla, ringraziano per la nostra presenza, per le domande che facciamo, per la nostra palese stanchezza e ci benedicono per quello che stiamo facendo.

Per noi Lui è ancora vivo, è qui, ora, con voi, in mezzo noi. Ciò che ci ha insegnato, che ci ha regalato, non può morire, vive in noi. Il suo farsi “diverso” per gli altri; la voglia di annullarsi per diventare solamente lo strumento, il tramite fisico per portarci qui Cristo, sono doni grandi, eterni perché noi perpetueremo la sua volontà, la insegneremo a chi vivrà queste celle dopo di noi.

Così come cerchiamo di emulare il suo grande traguardo spirituale quando è riuscito a conquistare “l’infanzia della fede”. Solo lui poteva riuscire…Chi ce la fa può essere deriso dal mondo, dai furbi, dai ciechi…Tone faceva la carità a tutti, ai poveri così come ai ricchi, bastava che chiedessero. Qualcuno lo ha imbrogliato, lui sapeva bene chi, ma diceva: “Le intenzioni si discutono con l’Altissimo. Io non giudico perché non c’entro…”

L’ora è tarda. San Nicolas è lontano.
Ci arriveremo alle due della notte, dentro al cassone di un camion anni Trenta. Natale si è celato in un angolo con la testa tra le mani: pare un filosofo pensatore ma non è la verità!
Valerio chiede in corretto castigliano se può fare una fotografia al gruppo delle religiose e, incredulo, si sente dire di sì.

Le suore sono tutte lì, dietro l’invalicabile linea che le divide dal mondo.
Hanno le mani nascoste nelle grandi maniche. Tutte vogliono portare la personale testimonianza, ma solo dopo aver ricevuto il permesso di parlare che viene accordato dalla badessa con un impercettibile gesto del capo.
Anche la più giovane, la novizia, che non ha conosciuto il Missionario umile, ha qualcosa da dire…(17.continua)

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