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A cura di Gian Mario Andrico

2° Puntata

Pavone del Mella (Brescia) –
…..Vedrai, è gente disponibile, e poi ti aspettano, sono già stati informati che li andrai a sentire. Ti potranno essere di grande aiuto…

Il Direttore mi invitava così a presentarmi alla famiglia di don Bresciani auspicando che: tra te e loro deve nascere fiducia reciproca e sintonie.

L’incontro viene fissato per il primo dicembre 2001, sabato.

Mi accompagnano Annalisa e Stefano.

La casa di Mario e Maria Rosa Bresciani è in Pavone Mella, a est della grossa borgata, proprio di fronte al cimitero Neogotico. Dentro l’abitazione c’è il mausoleo di don Tone, come se qualcosa, o qualcuno, avesse previsto che il libro sul Missionario era, prima o poi, da fare.

Non potevo sperare di più.

Mario, il fratello del missionario, e sua moglie Maria Rosa li scopro innamorati del “loro” Prete, vivono nel suo ricordo e hanno edificato la loro fede sull’esempio e osservando la vita del parente e amico scomparso. Non hanno figli ma sui tavoli, sui comò e alle pareti, ovunque, ecco volti di bimbi dal colore olivastro, avvolti in stoffe sgargianti: un po’ sorridono, un po’ no… Sono i figli di don Tone, i bambini di una terra lontana, povera, bella. In questa casa c’è più presenza e iconografie di gioventù che in tante altre che ho visitato dove i bambini abbondano. Che miracolo è questo?

Poi il sorriso di Maria Rosa. E’ fiduciosa la Signora: prima per sua natura, poi perché crede che il lavoro verrà bene, sarà fatto bene …Non può che andare così – dice.

E’ lei la custode attenta del ricordo. Lei, la sorella acquisita del Salesiano (gli amici di Antonio l’hanno sempre considerata tale), dopo avermi guardato per una sola volta, incomincia ad attingere a piene mani dalla preziosa mediateca che ha costruito negli anni, da sempre, da quando entrando in quella casa ha incontrato anche Tone, l’uomo della fede.

Mario, il fratello, racconta.

Maria Rosa ascolta e corregge anche la più piccola impercettibile imprecisione. Non è consentito ricordare male: sarebbe come un sacrilegio.

Stefano lo confessa: Ti invidio un Po’ mi dice. Mi sarebbe piaciuto farlo io questo libro.

Annalisa è attenta e un po’ rapita.

, si può incominciare. Le sintonie sentite sono forti.

E alla fiducia vista in campo ci ha pensato Lui.

Dall’Aldilà.
(continua)

(venerdì 1 febbraio 2002)