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A cura di Gian Mario Andrico

3° Puntata

Arrivo a Pavone del Mella mezz’ora prima del previsto. Devo dire due cose a Mario e a sua moglie. Quando incomincio a raccontare Maria Rosa sbianca: “Madio don Tone..!” Ho appena riferito dello strano sogno che ho fatto qualche giorno dopo il nostro primo incontro. “Ho visto un uomo. No! Non era Lui, ma era lì per Lui. Mi ha detto: Mia Madre voglio raccontarla io.” Riferisco anche la seconda cosa, cioè l’intuizione che ho avuto dopo aver scoperto che Emma, la madre di Tone, è stata la vera sua guida, l’unica musa terrena della sua vita. Non ho ancora finito di raccontare la mia “idea”, e cioè quella di incominciare il libro con un capitolo dedicato a mamma Emma, che …Rosa mi porta una busta piena di lettere mai viste e lette da nessuno ad eccezione di lei e di suo marito.

E’ il rapporto epistolare, durato un’intera vita, tra madre e figlio, tra Emma e Antonio. Mentre chiedo a Mario lumi su chi era e com’era sua madre, …Rosa continua a portare materiale cartaceo, iconografico, documenti, testimonianze di una vita (quella del prete) che pare gli stia più a cuore della sua. “Vedi questo? Leggi quest’altro passaggio. Senti cosa scrive Emma. Ascolta la risposta sua…Anche Mario, sotto il tiro incrociato delle mie domande, s’infiamma e s’abbandona alla memoria. Comprende che si vuole andare a fondo, che si fa sul serio, che suo fratello verrà sviscerato in tutta la sua personalità, che si cercherà di scoprire il segreto della sua bontà, del grande Spirito che lo ha guidato e aiutato in tante difficoltà e prove”.

Mario è contento e convinto. Ce l’ha stampato in volto. Condivide la metodologia, la mia quasi esagerata, persino indiscreta voglia di saperne di più, di sapere tutto. Dal materiale fotografico si rivela l’immagine giovanile di mamma Emma. E’ proprio come l’aveva sperata la mia immaginazione: bella, salda, saggia… Ora incomincio a capire, ad entrare nel “loro” mondo, che non mi appartiene (che non mi apparteneva). Comprendo finalmente perché don Bresciani è stato capace di osare; perché è stato in grado di capire e da chi andava a rifugiarsi e a chiedere conforto quando la gioia veniva meno. In Emma c’erano tutte le “capacità” della madre contadina, che conosce la terra e la sua generosità, che sa quanto sia santa la fatica, che apprezza e insegna la verità, la lealtà e la carità, che possiede la fede piena, quella che non si pone domande e non pretende risposte…

Fortunato don Tone! E io con lui che ora dovrò indagare questa donna che è figlia della Terra che vivo”.
(continua)

(venerdì 1 marzo 2002)