A cura di Gian Mario Andrico

5° Puntata

L’architettura esterna della Parrocchiale non è all’altezza dell’interno: luminoso, moderatamente barocco per stilema, non per l’epoca…

Alla messa Alta di domenica 27 gennaio la gente non ci sta tutta. Ci sono molti forestieri venuti da lontano e non solo per onorare il ricordo ma per amore vero. Guardo attentamente ogni cosa e godo l’abilità artigiana di ieri, oggi perduta!

Sulla mia testa, sotto il vòlto, un grande affresco del Cresseri: tutt’intorno lesene, stucchi, cornicioni e campiture di colori e decorazioni del Seicento, del Settecento e del secolo XIX in perfette armonie e piacevole effetto scenografico. Lungo le pareti dell’edificio chiesastico, ad altezza d’uomo, le Via Crucis dipinte ad olio su tela di scuola veneta, vagamente tiepolesche…

E’ la messa del ricordo: di don Tone e di altri religiosi che a Pavone Mella sono passati, hanno operato e hanno lasciato una tangibile traccia. A metà dello sviluppo longitudinale della chiesa, a destra e sinistra, ecco le due opere pittoriche commemorative che si vogliono inaugurare e consacrare. Sulla parete di destra si vede anche il volto di don Tone. La verità, qui, va solo ribadita: il Missionario salesiano è già “sugli altari”, anche della chiesa natia oltre che in quella costruita a Zambahua, in Ecuador e a lui dedicata.

Dal presbiterio, che non riesco a vedere per la moltitudine, giungono sino all’ingresso specioso note di strumenti e voci.
A cerimonia conclusa mi aggiro tra i banchi mentre la chiesa, lentamente, si svuota d’umanità. Ecco allora prendere forza le Opere d’arte qui conservate ad onore e gloria di Dio.

C’è un pranzo a casa dei Bresciani, a casa di Mario il fratello più caro a don Tone, invitati sono gli amici del Salesiano: Adriana, don Pino…e altre persone che dall’Ecuador sono giunti in Italia qualche giorno prima.
E’ un’opportunità per me sentirli e invitarli a testimonianze preziose.

Adriana e Peppo
, suo marito, li andrò ad ascoltare a Brescia; don Pino Valaguzza a Milano, dove risiede in questo periodo, per poi tornare alla missione in Ecuador. Monopolizzo l’attenzione di don Pino, amico e compagno di don Tone per tutta una vita. Il tempo scorre veloce. I fati narrati sono veri, forti, avvincenti.

Don Tone è lì, nelle parole ben costruite dell’amico che mi svela, tra l’altro, un fatto strabiliante che bisognerà approfondire…Don Tone? – racconta Pino – Non era intuitivo a scuola ma che caparbietà. Abbiamo costruito tante cose io e lui, abbiamo camminato insieme, fianco a fianco per anni, poi è schizzato via…
E mentre dice questo, il prete missionario, accompagna l’affermazione con un eloquente gesto del braccio che si alza al cielo.
(continua)

(martedì 23 aprile 2002)