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A cura di Gian Mario Andrico

6° Puntata

Don Pino Valaguzza vive momentaneamente in una grande cascina della Bassa milanese. E’ tornato in Italia per una breve vacanza nel dicembre 2001 ma rientrerà presto in Ecuador, dove svolge da anni la sua opera di missionario. Conosce don Tone dai tempi dell’aspirantato; si sono incontrati là, nella Bassa clarense, sono 50 anni fa. La testimonianza del compagno e amico di Tone è di quelle importanti: nell’econia di questo libro lascierà il segno.

Ricordo ancora ciò che diceva un professore: “I ragazzi si cercano e si scelgono. I discoli con i discoli; i buoni con i buoni”.

Io e don Bresciani ci siamo cercati e trovati subito. Stavamo bene insieme anche se eravamo diversi. Gemella era la nostra indole: ciò che in me non c’era lo trovavo in lui. Io ero più problematico, più intellettuale. Lui lineare; non la faceva troppo difficile, non drammatizzava. Io e miei compagni si discuteva, ci si complicava la vita. Si filosafava…Poi, alla fine, si andava da Tonino: per spegnere l’eco delle parole, per sentire l’incanto del suo silenzio, per ascoltare le poche sue riflessioni…rassicuranti sempre, salde, semplici.

Quante volte lo hanno usato, lo abbiamo usato, quale capro espiatorio: quando andava storta, quando le idee non collimavano con la realtà, o semplice quando qualcuno era irrequieto, irritato con il mondo e con se stesso, era Antonio, il più buono, il meno cambattivo, il più remissivo a farne le spese.

E lui? Zitto, caricava sulle spalle mansuete tutti i problemi e gli sfoghi dei compagni, dei superiori, del quotidiano. Non protestava, non si lamentava: semplicemente accettava per vero amore. Antonio ha sopportato questa croce per tutta la vita, ovunque il destino lo ha portato, con molti degli uomini che ha incontrato, conosciuto, amato. Sempre, senza sentirsi per questo infelice, oppresso, non considerato. Alla fine vinceva lui. Ha vinto lui con la sua infinita umiltà (a tratti sconcertante), con la carità infinita e la disponibilità incondizionata.

Non ha mai visto in Tonino un segno eclatante; non l’ho mai sorpreso compiere azioni strabilianti; non ha mai detto cose irresistibili. Non era fatto per gli eventi eccezionali, le scenografie appariscenti. Noh! E’ semplicemente stato mirabilmente fedele alla sua personale e innata formula di santità.

Sapeva ricordarsi di una frase, di un problema o esigenza altrui a distanza di anni. Era insomma attento agli altri, cosa oggi rarissima da riscontrare: la gente è troppo attenta alle personali problematiche, al proprio “ego”. Ecco, in questo don Bresciani era un campione, in questo risiede la sua grande forza persuasiva, questo era il colore raro del suo carisma”…

Mentre don Pino con passione e trasporto racconta, Mario ascolta asciugandosi gli occhi gonfi. Ci prova ma proprio non ce la fa a non darlo a vedere. Don Pino riprende a parlare:

“La santità di don Tone non ha niente che assomiglia al sensazionale. Dio non ha dovuto buttarlo da cavallo per scuoterlo, per chiamarlo a sé. Il vero fascino della sua esistenza sta proprio in questa “normalità”. Sì, ne sono convinto: l’amico don Tone era Santo tutti i giorni. E senza darlo a vedere!”.

(6 maggio 2002)

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