A cura di Gian Mario Andrico

Gian Mario Andrico sta realizzando una ricerca approfondita della vita del padre salesiano Antonio Bresciani, per 24 anni in Ecuador.

Popolis seguirà passo passo questa avventura entusiasmante che ha lo scopo di valorizzare un grande uomo della bassa. 

 

7° Puntata

Venerdì 5 aprile 2002.
Raggiungiamo il Vescovo, io e Adriana, nel colmo di un raggiante mattino. Vive in una casa con vista sul Sebino. Sotto, quasi sprofondata nel lago, la località di Trescore la si intravede come apparita tra fiori in delicata gradazione cromatica: bianco prugnolo, rosa fior di pesco e rosso amarena.

Monsignor Bruno Foresti sta meglio e ha voglia di parlare.
Come ti chiami. Dove abiti? – mi chiede. Appena pronunciato il nome del paese non ha esitazione alcuna e rammenta perfettamente la Motella, il paesino della Bassa, anche se minuscolo. E mi pare che un velo di tristezza appaia nei suoi occhi, per un attimo, mentre ricorda gli anni andati, quando era Vescovo della Diocesi di Brescia.

Lo ricordavo più vigoroso quando in viaggio e in visita ai paesi arrivava improvvisamente, per strade secondarie. Faceva fermare la macchina per continuare a piedi che pareva un prete qualsiasi, disorientando la gente che lo aspettava sui sagrati per applaudirlo, riceverlo con la dovuta solennità. Rammento il giorno del nostro primo incontro, a Verolanuova, in occasione dell’inaugurazione del restaurato oratorio di quella parrocchia.
Io ero là in veste di restauratore.

Avevo appena terminato il recupero di alcuni lavori del decoratore Vittorio Trainini che il Vescovo apprezzò molto. Non ho dimenticato nemmeno la seconda volta che incontrai personalmente Monsignor Foresti. Capitò a Brescia. Mi ero recato nella sua cappella privata per osservare le due opere pittoriche là conservate, attribuite al pittore Agostino Galeazzi, allievo del Moretto che in quei giorni stavamo studiando per un certo lavoro. Il Vescovo apparve improvvisamente nel corridoio che sapeva di forti e buoni profumi di cibo…

Oggi tra le mani Monsignore tiene un foglietto fitto fitto.
Penso: Il Vescovo si è preparato, non andrà a braccio, racconterà di don Tone seguendo una scaletta, degli appunti, note precise.
Ma non andrà così! La sua spontaneità, la mia sincera voglia di confidenze e la potente luce del mattino amplificata dallo specchio lacustre, favoriranno invece un dialogo meno ufficiale, più immediato: alla maniera di don Tone.

Adriana ci lascia soli. Dice di voler pregare in cappella. Ti raccomando – dice Bruno Foresti – quello che vuoi fare fallo bene. E incomincia a raccontare: all’inizio con qualche lecita riserva poi, acquisita fiducia nei miei confronti, con slancio, fiducioso del fatto (spero) che le sue confidenze non sarebbero cadute nel terreno sterile.

Foresti è attento osservatore, conosce bene i difetti e i pregi dell’animo umano. Teorizza il fatto che don Tone configurava il suo spirito nelle sembianze del suo corpo. Era robusto, massiccio – dice. Possedeva una serenità contagiosa e un senso vivo di pace che gli derivava direttamente dalla natura. Don Tone, lo posso assicurare, era felice. Regalava agli altri la sua gioia, la stessa che lui provava nella fede che è qualcosa di più della serenità appena. Ah! Quanto era umile e misericordioso. Ma lo era con tutti, anche con i ricchi. Per questo, penso, fosse un grande educatore senza possedere l’arte dell’eloquenza. E lo era soprattutto con i giovani che hanno bisogno di ottimismo, di esempi, di comportamenti alternativi. Don Tone, per fare un solo esempio, non era invaghito dall’attivismo dell’ O.M.G., lui aveva ben capito il vero, aveva compreso che l’azione, al cospetto di Dio, non era la cosa più essenziale. Don Tone amava i poveri, l’uomo e la carità ma per il Salesiano la vera ancora di salvezza era il Creatore, non l’uomo e le sue azioni…Io l’ho incontrato poche volte ma mi sono bastate per comprendere l’essenza del suo spirito. Lui era sempre pronto, mai primo. Non voleva presiedere ma aiutare. Non era rigorista ma nemmeno, mai, indifferente…

E mentre parla, Mons. Bruno, cita filosofi, papi, padri della Chiesa e grandi scrittori. Poi, per farmi capire meglio e di più l’alta spiritualità di don Tone, il suo cuore e la meta alta da lui raggiunta, a sorpresa e con mia somma gioia, il Vescovo evoca anche il pensiero di Leonardo da Vinci.
E sento di volergli bene!