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L’ingente mole che questo robusto formato editoriale proporziona in un cospicuo spessore culturale, pare veicolare, insieme ai suoi interessanti contenuti, anche la rassicurazione materiale a favore della poliedrica attestazione di un ricco patrimonio documentale.

copertina_dalbuiodellamiatrinceaQuella conservazione che, di per sé, il libro di Samuele Pedergnani, dal titolo “Dal buio della mia trincea – lettere e cartoline dei soldati caduti nella Grande Guerra” assicura alla memoria storica di sette località bresciane che, in un’ampia estensione territoriale, sono state osservate, grazie alle diverse tracce lasciate dai loro stessi esponenti in divisa, durante il periodo della Prima Guerra Mondiale.

Castelcovati, Castrezzato, Chiari, Cizzago, Comezzano, Ludriano e Roccafranca sono oggetto dell’attento studio dell’autore che si è cimentato in quella laboriosa attività di ricerca nella quale l’esplicitata geografia, rispettivamente sottesa a tali denominazioni, è stata superata nella scommessa di apparentare le caratteristiche comuni, riscontrabili anche in possibili accostamenti opportuni, nella compendiata trattazione di un unico tomo, rappresentativo delle loro diverse caratterizzazioni.

Pubblicate dallaCompagnia della Stampa”, trecentosessantacinque pagine abbondanti sono poste sul metaforico piatto della bilancia settoriale dove si sperimenta l’adesione alla storia locale, per equilibrare, a favore della conoscenza di un altrove generazionale, il corrispondente sviluppo metodico della riuscita raccolta aneddotica di un ulteriore materiale.

Le vicende, connesse alle maggiori stime concernenti quanto accaduto sui tragici campi di battaglia della “Grande Guerra”, sono intese dall’interno di periferiche comunità della media pianura bresciana, circoscritte nell’ambito della propria effettiva e condivisa appartenenza territoriale, che si svelano, per il tramite dei loro stessi conterranei, mediante quell’abbraccio memorialistico, grazie al quale, ancor oggi, tali vissuti risultano assegnati al medesimo contesto, comunitario e famigliare, verso cui un riscontro personale si era fuso insieme alla generalità dei particolari caratteristici del travolgente evento corale di quel periodo, nella sua drammatica fase d’ascendenza bellica e militare.

pedergnaniOltre i sanguinosi fatti dei notevoli scontri armati, la piramide della storia rivela, in questo caso, un substrato d’umanità corrispondente alle testimonianze dirette degli stessi protagonisti dell’epoca, a proposito dei quali, Samuele Pedergnani, scrive, fra l’altro, nella sua significativa introduzione, recante, in tal senso, l’accenno ad una lettura contraddistinta da una etica inflessione esegetica: “Le confessioni del cuore di questi soldati, che nonostante tutto coglievano con forza il desiderio di non smarrire nulla di quanto vissuto, raccontano a tutti, allora come oggi, l’abbraccio misterioso e incessante alla vita”.

Una sorprendente azione di scandaglio dei fondi archivistici, nei molteplici termini delle corrispondenze epistolari, delle comunicazioni ufficiali e delle notizie dei giornali, sia depositate ora in ambiti privati che in luoghi pubblici atti alla conservazione della memoria, sono i riferimenti per ricreare l’itinerario intersettoriale attraverso cui questo libro è stato imbastito nel proprio codice di composizione della storia, coniugata tanto con la realtà locale quanto con l’interiorità esperienziale dell’uomo, inteso dalla massa generale al particolare individuale. Nome e cognome esplicitano testimonianze considerate nell’interagente interrelazione con tutto ciò che, della dura contingenza della guerra, ne ha rappresentato l’effetto di una incombente e sofferta partecipazione compromessa nel rispettivo cammino esistenziale.

Un cono d’osservazione, esercente il qualificante focalizzarsi di una conseguente trattazione, che ha ispirato il giornalista e scrittore Tonino Zana a scrivere, fra l’altro, nella sua efficace prefazione: “Da dove viene la pietà ordinata di Samuele Pedergnani nello scoprire e “resuscitare” i Caduti in tanti posti della nostra pianura? Perché mai un giovane docente si intenerisce così a fondo su un tempo lontano e scopre un movente umanissimo che sembra appartenere a stagioni remote? Samuele Pedergnani ripassa dagli insegnamenti famigliari, dalle predicazioni oratoriane, da rapide e filiformi spiegazioni scolastiche. In famiglia, nelle istituzioni cattoliche, nella scuola qualcosa è apparso di quella “Grande Guerra”. Grande, esclusivamente, per l’immensità di un’obbedienza di popolo e per l’illusione di un confine a cui si attribuì un valore di Patria. Ora, per dirla con il sodato Nestore Baronchelli, “a che cosa serve un confine se la migliore gioventù è stata annientata?”. L’autore di questo libro ricco di notizie e di commozioni morali vaga intorno a queste domande, cerca risposte provenienti da cumuli di terra, dalle croci di legno, dai profumi di lacrime donate dalle madri, dagli amici nei camposanti dei nostri paesi”.

L’uomo, al centro di questa feconda rosa di concordanze storiche, riferite ai militari in guerra provenienti da località consorelle, per la vicinanza nella quale i campanili di ciascuna svettano sull’orizzonte della pianura agreste, adagiata verso il fiume Oglio, in un intreccio di relazioni che ne modulano gli aspetti nel ritorno di memorie indugianti sulle dinamiche svoltesi tutt’attorno, è protagonista di quanto il libro sviluppa attraverso numerose testimonianze dirette, fra le quali manoscritti autografi, che, dei militari in prima linea, ne rievocano l’avventuroso peregrinare, interpretato nelle trasferte belliche di esodi sradicati da provenienze domestiche rimpiante a priori.

Anche nel verso di tale riflessione, tralucente un desiato casolare, scrive, fra l’altro, don Giovanni Donni, presidente dell’Associazione Storia della Chiesa Bresciana: “Le nostre preoccupazioni e inquietudini quotidiane ci rendono duri, indifferenti verso gli altri, ma queste pagine devono farci ricuperare speranza e aprirci spazi di umanità perché i loro scarabocchi non attendono vittorie, sfilate e medaglie, ma ripetono il supremo desiderio di tornare a casa con gli affetti, lavoro e amici, beni supremi anche per noi oggi”.

Il libro “Dal buio della mia trincea – Lettere e cartoline dei soldati caduti nella Grande Guerra” che ha il patrocinio delle rispettive municipalità afferenti i territori d’origine dei militari considerati nella densa disamina pubblicata, è pure caratterizzato da numerose illustrazioni d’epoca, contraddistinguenti pagine dal colore anticato che, nella corposità di un volume dal grande formato, armonizzano, in un’avvincente atmosfera d’insieme, quanto, anche grazie a loro, vi è rappresentato.

Nel caso di Castelcovati la proposta di lettura verte anche su alcune citazioni di persone e di circostanze relative al periodo antecedente la Prima Guerra Mondiale, come interessanti digressioni che, dalla fine dell’Ottocento fino ai frangenti della vittoriosa guerra libica, contestualizzano varie informazioni colte nel merito di questa pluritematica cronaca, destinata ad innestarsi nella monografica ricerca fedele al successivo conflitto in questione, mediante l’esposizione data dall’appassionato autore che, fra altre considerazioni, specifica, tra le pagine introduttive del suo qualificato lavoro: “Dal buio della mia Trincea trae origine dall’insopprimibile sforzo di volontà che, in occasione del centenario della belligeranza italiana nella Grande Guerra, ha indirizzato la mia ricerca presso l’Archivio di Stato di Brescia nell’individuazione delle fonti più accreditate in relazione allo studio di quello spaventoso segmento di storia del Novecento. Il cammino, iniziato nel lontano 1997, che si è concretizzato nella pubblicazione di queste testimonianze epistolari, ha suscitato in me un profondo senso di pietà, riverenza generando un irrefrenabile spirito di condivisione e divulgazione di questo inestimabile patrimonio di umanità culminato con l’oblazione della vita”.

Della citata sede archivistica cittadina, il libro offre pure un contributo d’approfondimento, a firma della dott.ssa Mariella Annibale Marchina, referente dell’Archivio di Stato di Brescia, dal titolo “I caduti della Grande Guerra (1915 – 1918) – Le fonti archivistiche esistenti all’Archivio di Stato di Brescia”, mentre di Emanuele Cerutti, dottorando in Storia Contemporanea dell’Università degli Studi di Brescia, è il capitolo che si annuncia nei termini di “Analisi comparata di un’esperienza bellica e della sua narrazione”, ispirato alla documentazione in capo al militare Virgilio Pizzamiglio (1895 – 1916) di Castelcovati, il sindaco della quale, Camilla Gritti, nel salutare quest’iniziativa editoriale, ad essa associa, fra l’altro, l’intento che “Ci stringiamo a questi nostri eroi compaesani e ad ogni caduto di tutte le guerre a cui dobbiamo democrazia, la nostra identità nazionale e libertà per dedicare un pensiero pregnante di significato al nostro presente, che sappia indirizzare le nostre energie a costruire un futuro ed un’eredità sempre migliore per i nostri giovani”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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