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Brescia – Il viaggio era incominciato molto più a nord rispetto a Riva del Garda (Trento) dove, appena raggiunta la stazione ferroviaria, aveva subito preso la direzione del lago, proseguendo poi lungo l’invisibile via lacustre che diversificava il tragitto fino a prima compiuto dalle lontane terre tedesche fino a quelle italiane, avendo percorso la strada ferrata.

L’itinerario si era, a quel punto, affidato allo specchio d’acqua dolce per un’affascinante panoramica aperta su numerosi luoghi immersi nella natura, contrassegnati caratteristicamente da quell’impronta che ad essi le era stata impressa dalla somma del tempo e dall’opera dell’uomo nella proiezione della storia rivestita dall’espressione germinativa della propria cultura.

Le amene tappe salienti della piacevole crociera, alla quale erano stati dedicati quei memorabili frangenti, si erano distribuite lungo l’Alto Garda bresciano, come pure, prima di raggiungere alcune località della costa veronese, anche nell’allora isola “Lechi”, poi chiamata comunemente “del Garda”, mentre, in tale lingua di terra, erano ancora in corso i lavori per la realizzazione della villa aristocratica che, tuttora, ne definisce archittonicamente l’ambiente con la sua elegante mole imponente.

Esempio dei prodromi turistici del lago più esteso d’Italia, la lunga gita, nella primavera del 1899, dell’imperatrice Victoria Adelaide Mary Louise, alias, Vittoria di Sassonia-Coburgo-Gotha (1840 – 1901), moglie dell’Imperatore di Germania e re di Prussia, Federico III (1831 – 1888), e madre dell’ultimo Kaiser tedesco, Guglielmo II (1859 – 1941), era compresa nel periodo di “quei trent’anni a cavallo del 1900 quando Gardone -sulle tracce del trentino Arco e dell’altoatesino Merano- fu luogo di cura di fama internazionale e di spiccata impronta mitteleuropea. Il tutto era cominciato vent’anni prima. Era il 14 febbraio1884 (secondo alcuni un anno dopo) quando il “climatologo” tedesco Dr. Ludwig Rohden (1835-1887) si trasferì da Arco a Gardone, portando con sè 18 pazienti nella certezza che avrebbero tratto grande beneficio dalla mitezza del clima della Riviera di Salò. Rohden scelse Gardone perché aveva saputo che proprio lì un ingegnere, Luigi Wimmer (1842-1883), nato a Retz in Austria e oggigiorno considerato lo “scopritore” di Gardone, un anno prima aveva costruito un piccolo albergo, l’unico della Riviera adatto alle esigenze di un pubblico nordico e esigente. Era situato in riva al lago, in mezzo a limonaie e disponeva di trenta camere: il futuro Grand Hotel. Il suo esempio fece scuola. Gardone, poco prima ancora definito “comunello di poca importanza”, diventò presto “stazione climatica” e altri alberghi e pensioni spuntarono come funghi. A partire del 1898 certi ospiti benestanti decisero di stabilirsi sulla Riviera e costruirono proprio lì quelle dimore, spesso sontuose, che ancor oggi caratterizzano l’impronta della cittadina”: come, tra l’altro, scrive Davide Calderan nella pubblicazione ispirata alla qualificata tradizione alberghiera dell’Hotel Villa del Sogno di Gardone Riviera (Brescia).

Fra queste dimore già si distingueva quella svettante nell’immediato entroterra della litoranea gardonese, dove, a “Villa Gunther (oggi Villa Paradiso), il famoso antiquario Alexander Günther (1838-1922) – parte della sua collezione decora oggi la facciata della Priorìa di d’Annunzio e le sale del museo Santa Giulia di Brescia – ospitava i suoi amici, tra cui i pittori bavaresi Kaulbach e von Lenbach”.

Qui, giungeva, sostandovi, l’illustre nobildonna tedesca, chiamata dalla stampa “l’imperatrice Federico” (Kaiserin Friederich), per l’accostamento dinastico istituzionalmente allusivo del nome del marito, a cui si era legata nel 1858 con il suo titolo di altezza reale inglese, essendo la figlia primogenita della regina Vittoria (1819–1901).

Della trasferta italiana dell’illustre testa coronata se ne era occupato il quotidiano “La Sentinella Bresciana” di mercoledì 3 maggio 1899, attraverso le attestazioni di una cronaca che riassumeva alcune caratteristiche dell’epoca rivelandone certe peculiari esternazioni: “Ci scrivono da Desenzano in data di domenica (ritardata): “(V.B.). Ieri l’Imperatrice Federico di Prussia, madre dell’Imperatore Guglielmo, giungeva alle ore 10 a Riva di Trento col treno della Localbahn, accompagnata dal suo maggiordomo, dal ciambellano di Corte e da una dama d’onore. Partì subito con l’elegante vapore Depretis e, costeggiando sempre la splendida riviera bresciana, a corsa non veloce, giunse a Fasano verso le ore 13, dove, approdando al pontile dell’Hotel Fasano, scese e si recò nella Villa Gunthar. Sventolavano le bandiere germaniche ed italiane. L’accoglienza fu solenne; le venne donato un gran mazzo di fiori con bella dedica. Ritornata all’hotel, partì sul piroscafo alle ore 14, costeggiando lentissimamente tutta la riviera, incantevole, fino a Salò”.

Nella dinamica dell’escursione, comprendente alcune già note località di maggior attrazione, la meta successiva si era concretizzata nell’approdo a quella destinazione insulare che si profilava prossima all’orizzonte, facendo di essa cogliere, fra le vicissitudini legate a quella suggestiva ubicazione, la singolarità di un’eclatante visita ancor prima della sua attuale sistemazione, poi configuratasi nella propria apprezzata e sopravvivente soluzione che, allora, era ancora in fase di attuazione per iniziativa del duca di Genova, Gaetano de Ferrari e della moglie, l’arciduchessa russa, Maria Annenkoff, che stavano provvedendo all’edificazione della lussuosa dimora gentilizia, in stile neogotico veneziano, ed al rifacimento del parco circostante, con l’immissione, tra l’altro, di nuove essenze fra la vegetazione presente, oltre al radicale intervento dedicato alle laboriose pareti di contenimento dell’isola stessa: “Si diresse poi all’isola Lechi dei Duchi De Ferrari, dove scese per poco tempo: lodò il bel palazzo che si stava compiendo e chiese il nome dell’architetto, signor Rovelli, che mostrò di conoscere. Navigando di corsa, attraversò il lago, dirigendosi verso la punta San Vigilio, qui l’Imperatrice, ammirata del panorama, fece fermare il battello e volle tracciare il disegno sul suo album di propria mano, restando a contemplare la veduta che disse splendida, straordinaria”.

Contestualmente alla sensibilità dimostrata nel cercare di catturare, attraverso il moto spontaneo di un improvvisato disegno, le immagini scorte durante la navigazione, ormai spostatasi dalla sponda bresciana a quella veronese, l’imperatrice madre pare si fosse rammaricata “di non aver preso con sé la macchina per farsene la fotografia”, ma intanto sembra che “lungo il tragitto ella stava attenta e meravigliata; stupita agli splendidi spettacoli, ripeteva che le parevano visioni. Ammirò la limpida e azzurra onda del Benaco, disse che quella del Lemano le contende invano il primato; e che questo è il più bello dei laghi. Espresse il desiderio di ritornare questo autunno per soffermarsi in non così breve tempo”.

Oltre alla bella dichiarazione resa a diretto raffronto con il lago di Ginevra (Lac Léman, Lemano), un’ulteriore tappa avrebbe presto accolto l’istintiva ammirazione dell’altolocata ospite durante la via del ritorno della sua fugace crociera benacense, dal momento che l’articolo dell’accennato quotidiano ne ricostruisce gli estremi, ritagliati fra colloquianti pensieri, precisando che “anche davanti allo storico castello di Malcesine fece fermare nuovamente il piroscafo. Verso le ore 17e30 fu di ritorno a Riva, ove si fermò ad acquistare fotografie di San Vigilio, di Malcesine e di altri luoghi sul lago. Partì quindi alla volta di Trento”.

Se, per sua stessa cortese ammissione, alla madre del Kaiser Guglielmo “il tempo del tragitto le era passato troppo celere” a coloro i quali andava invece il riconosciuto merito, della riscontrata riuscita posta in capo alla gradita iniziativa, è spettato un chiaro accenno d’approvazione che la stampa dell’epoca ha imbastito, tra i menzionati retroscena, in una esplicita affermazione, in quanto “Il servizio riuscì perfetto, benchè si fosse richiesto telegraficamente il Depretis e di ciò, va data lode all’ispettore De Francesco, al capitano Malusa ed al personale tutto di bordo i quali dal canto loro furono veramente ammirati della dignitosa affabilità della eccelsa donna e delle altre persone che le facevano seguito”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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