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Con 7,2 milioni di assistiti, le 15 mila cooperative sociali attive nel nostro Paese si prendono cura del 12% della popolazione, rappresentando di fatto la spina dorsale del welfare italiano.

Portatrici di un nuovo paradigma culturale ed economico, con le cooperative sociali il welfare si è fatto impresa.

E lo ha fatto puntando soprattutto su donne e giovani. Gli occupati nelle cooperative sociali sono oltre 480 mila, più del 50% è donna; 50 mila posti sono stati creati nell’ultimo quinquennio.

Gli occupati alle prese con qualche forme di svantaggio (fisico, psichico e sociale) sono 78 mila (40 mila i soggetti svantaggiati, 18 mila disabili e oltre 20 mila soggetti con altre gravi situazioni di disagio).

È quanto emerge da  “TreOttoUno – Welfare di nuova generazione”, una riflessione che si è tenuta a Roma sugli scenari del welfare a 30 anni dall’entrata in vigore della legge 381/1991 che ha introdotto nel nostro ordinamento la disciplina delle cooperative sociali.

“Con il Pnrr viviamo un momento cruciale, probabilmente fondante, di una rinnovata politica di welfare incentrata sui servizi sociali territoriali e sulla sua programmazione di medio periodo – ha sottolineato Stefano Granata presidente di Confcooperative Federsolidarietà – in Italia si spende molto ma, forse, si investe male. Degli oltre 508 miliardi di spesa pubblica per il welfare, solo 10 miliardi vanno alle spese sociali territoriali. Gli investimenti innovativi delle cooperative sociali non sono sufficienti a compensare il gap tra domanda e offerta di servizi per cui è fondamentale ritarare la spesa in tal senso”.

“Per cambiare volto al nostro paese – ha aggiunto Granata – occorre investire di più sui servizi sociali territoriali riducendo fortemente i trasferimenti monetari e rafforzando i servizi garantendo diritti esigibili e quindi strutturando Livelli Essenziali di Servizi Sociali da erogare, con il privato sociale in tutto il territorio nazionale. La stagione che si apre è, pertanto, una grande scommessa. Che però va veramente vinta nella pratica quotidiana, a partire dalle sfide nazionali, come la codifica di Leas. La velocità di questo rinnovato sforzo di definizione dipende da tanti fattori, compresa la spinta che si riuscirà a dare al dibattito nazionale. Le risorse non mancano”.

“Celebriamo non tanto una ricorrenza quanto per testimoniare ruolo e valore della cooperazione sociale nel presente, ma soprattutto per proiettarla e ancorarla saldamente nel futuro. Non può esserci – dice Eleonora Vanni, presidente di Legacoopsociali – una transizione sostenibile e giusta senza una cooperazione sociale forte e capace di innovarsi. Siamo disponibili a mettere a disposizione di partnership qualificate le nostre esperienze e competenze per realizzare i progetti necessari su welfare, digitalizzazione, salute di comunità e inclusione sociale e lavorativa anche nell’ambito del Pnrr”.

Il 57% degli addetti nelle cooperative sociali è anche socio della cooperativa in cui presta lavoro. Il 43% delle cooperative sociali attive è a guida femminile. In tutte le province e le città metropolitane è presente almeno una cooperativa aderente attiva con presidente donna. Una cooperativa sociale su 5 ha un presidente under 40, In tutte le province e le città metropolitane è presente almeno una cooperativa sociale attiva con presidente sotto i 40 anni.

Una cooperativa sociale su 4 è attiva da più di 20 anni. Il valore della produzione annuo delle cooperative sociali è 16 miliardi di euro. Il patrimonio netto aggregato raggiunge quasi 4 miliardi di euro. Il capitale sociale aggregato supera 650 milioni di euro.

Nel 2020 il 61% ha formato il personale su tematiche legate all’innovazione. Il 79% ha effettuato investimenti connessi all’aggiornamento/sostituzione/integrazione dei dispositivi informatici.

Il 32% ha investito nella sicurezza informatica, il 24% in sistemi gestionali evoluti. Il 17% ha promosso investimenti nel digital marketing. Il 5% ha investito in nuove tecnologie e software per la big data analytics.

Nel 2020, più di 7 cooperative sociali su 10 hanno intrapreso almeno un’iniziativa riconducibile ad alcune delle principali tematiche dello sviluppo sostenibile. Il 34% ha acquistato materiali di minore impatto.

Il 33% ha avviato progetti per il risparmio energetico e la riduzione dei consumi, il 17% percorsi formativi e informativi interni sulla sostenibilità, il 15% si è indirizzato verso il riciclo e il riuso dei materiali.  Infine, il 10% ha scelto di promuovere l’eco-innovazione e di investire in tecnologie rispettose dell’ambiente.