Una proposta, per abolire la “Mille Miglia”, era stata formalizzata in Parlamento proprio l’anno prima dell’incidente, accaduto il 12 maggio 1957 nei pressi di Guidizzolo, dove, nel corso della nota manifestazione automobilistica, erano perite undici persone.

Epilogo tragico di una nefasta edizione della cosiddetta “corsa più bella del mondo” che, probabilmente, non era piaciuto nemmeno al deputato socialista Fernando Santi (1902–1969), autore dell’interrogazione abrogativa, anche se, in cuor suo, avrà forse pensato di aver avuto un poco ragione, alla luce dei fatti, nell’aver, per tempo, espresso riserve verso tale manifestazione.

La risposta del Governo, in quel novembre 1956, pare fosse, invece, stata precisata secondo quanto, poi, è divenuta l’invalsa misura per ogni premura, applicabile a kermesse competitive all’aperto, mediante spettacolari copioni attrattivi di varia natura, nei termini, cioè, riportati dal “Giornale di Brescia” dell’11 di quel mese autunnale, mediante il riferirla nelle controdeduzioni opposte al drastico appello, emerso in sede parlamentare, come risultate argomentate da Carlo Russo (1920–2007), sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: “(…) le corse su strada verranno disciplinate, ridotte, ridimensionate, ma è evidente che, se anche se ne salvasse una sola, quale espressione di un vanto sportivo che fa riecheggiare, in tutto il mondo, il prestigio dell’automobilismo italiano, quest’una, sarà la Mille Miglia (…)”.

In quell’anno, dove il deputato interrogante, aveva, tra l’altro, definito il sottosegretario ai Trasporti, nella persona del valsabbino Egidio Ariosto (1911–1998), “l’ultimo rappresentante del dannunzianesimo di provincia”, un altro interessante motivo, a sua volta, asseverato da un’impronta bresciana, era colto in una data portata, esorbitata fuori da una visione meramente nostrana.

Se, a riguardo della gara automobilistica, l’invettiva parlamentare era stata altrove circostanziata, nel caso, invece, della produzione cinematografica, propria del film “La capinera del mulino”, tale realtà si era specificatamente contestualizzata sul lago di Garda, nei luoghi della sponda bresciana, indugiante in un caratteristico contesto di similarità, prossimo a quell’entroterra che risulta tuttora percepibile, pure, in un largo abbraccio attorno al “Vittoriale”.

In riferimento a questa pellicola, il quotidiano locale del 9 ottobre 1956 precisava che “gli esterni sono stati girati nella zona del Garda e soprattutto a Cecina di Toscolano e nel comune di Vallio. Il film servirà anche a valorizzare quelle zone caratteristiche che il retroterra gardesano nasconde all’occhio del turista frettoloso”.

Ancora, per il tramite del “Giornale di Brescia”, un’altra traccia lasciata da un’ulteriore ed estemporanea rappresentazione, verificatasi nell’orbita, sia di quegli anni che dei luoghi lacustri accennati, era documentata nell’edizione del 3 marzo 1953, riferendo a proposito de “La fanfara dei bersaglieri al rito del Vittoriale. Gardone R., 2 marzo. Nella cronaca della celebrazione del 15.° annuale della morte di Gabriele d’Annunzio, apparsa ieri sul nostro giornale, è stato involontariamente dimenticato l’intervento della fanfara dei Bersaglieri di Brescia. Infatti, gli armoniosi squilli che aprirono la cerimonia erano dei “fanti piumati”, giunti dalla città a bordo di tre macchine, in divisa, per assistere all’austera commemorazione. Li accompagnava il presidente dell’Associazione, cav. Spondi. Dopo il rito nella parrocchiale e la deposizione delle corone di alloro alla tomba del Poeta e alle Arche dei Legionari, i componenti della fanfara lasciavano Gardone per rientrare a Brescia. E’ da elogiare questa sempre pronta adesione della fanfara cittadina alle manifestazioni improntate al più puro amor di Patria”.

Tale evento, entrava, per così dire, negli annali del “Vittoriale”, di per sé, interessati, durante quella prima decade della seconda metà del Novecento, a quanto, nel merito, aveva segnatamente inaugurato un dato corso gestionale d’impostazione aperto al futuro, ancora a proposito della prestigiosa dimora gardesana di Gabriele d’Annunzio, grazie a ciò che si era rilevato in stampa, all’esordio degli stessi anni Cinquanta, andando, in pari fonte editoriale, a specificare, il 3 marzo 1951, nel merito di “Una proposta per il Vittoriale. Ricorrendo, l’altro ieri, l’anniversario della morte di Gabriele d’Annunzio – che sarà ricordato domani a Gardone Riviera – a Milano, nella sede della Famiglia Abruzzese, si è riunito il congresso straordinario dell’Associazione Amici del Vittoriale per esaminare la situazione di fatto creatasi attorno alla “Fondazione “ dopo le denunce elevate a carico del sovrintendente, architetto Giancarlo Maroni, in seguito al ritrovamento del materiale Petacci nella villa Cervis. Fra i congressisti, convenuti numerosi da tutta Italia, s’è svolta una lunga discussione, conclusasi nell’approvazione di un ordine del giorno in cui, fra l’altro, si dà mandato al Comitato centrale perché dia inizio, con tutte le sue possibilità, a una campagna nazionale tendente a ottenere una regolarizzazione giuridica della nomina del presidente e del consiglio della Fondazione del Vittoriale, affinchè siano prescelti tra italiani che abbiano combattuto con valore nella guerra 1915 – 18 e uomini d’arte adatti a valorizzare l’opera dannunziana e a tramandarla ai posteri nel modo migliore. Il Comitato centrale che si era presentato dimissionario è stato riconfermato all’unanimità”.

Come documentato da “La Repubblica” del 21 novembre 2010, la citata “Villa Cervis”, sita a Gardone Riviera, è quella che era, ancora in quei giorni, la residenza della principessa di Montenevoso, Maria Hardouin (1864 – 1954), moglie di Gabriele d’Annunzio, corrispondente a “Villa Mirabella”, contestualizzandola, qui, nel medesimo accaduto di cui, nella precedente menzione, si è fatto cenno: “(…) Tre casse di legno incatramate dormono per cinque anni sotto terra. Dalla notte del 18 aprile 1945 alla mattina del 9 febbraio 1950, quando Augusto Isgrò e Romeo Ferrara, funzionari di pubblica sicurezza, le dissotterrano dal garage di Villa Mirabella dei Conti Cervis a Gardone e scoprono 68 sacchetti impilati. Sono le carte di Clara Petacci. Dopo una storia dai tratti romanzeschi, finiranno nella cassaforte dell’Archivio Centrale dello Stato di Roma dove il fondo Petacci è ancora conservato (…)”.