D’Annunzio, sul far del tempo che già presagiva il “Ventennio”, avvisato dalla propria madre defunta, mediante un messaggio accompagnato dalla prova ricevuta di un curioso disegno. Traccia extrasensoriale altrui che, nello scoccare della doppia decade del Novecento, denotava, nella vita del poeta, un certo qual tocco soprannaturale, riscontrabile a riferimento di quel periodo in avvicendamento dopo la Prima Guerra mondiale ed alle soglie del progressivo mutamento politico che, negli anni Venti, avrebbe, come è accaduto, fatto registrare l’avvento di una svolta dittatoriale.

Il fatto era echeggiato fra le notizie presenti nella “prima pagina” di quelle giornate già pervase dalla notorietà attribuita alla figura dello stesso personaggio, distintosi in letteratura, come pure nell’azione, negli spazi lacerati dalla storia ancora in evoluzione, come allora avveniva nella città di Fiume, divenuta, fra l’altro, parte contesa di una conclamata questione sospesa.

Luisa de Benedictis, madre di Gabriele d’Annunzio

Anche a Brescia, il presunto messaggio materno di Luisa de Benedictis (1839–1917) era stato raccolto nella curiosa portata di un onirico avvertimento, ancor più singolarmente avvalorato da un supposto riscontro, avuto a conferma del suo sollecito intervento dichiarato in un doppio avviso sussurato. E’ il caso de “La Sentinella Bresciana” del 14 febbraio 1920, quando un non meglio identificato cronista contraddistingueva la facciata dell’edizione quotidiana in capo al sabato di quella data, con il controverso resoconto di una stranezza divulgata da altre fonti della carta stampata: “Avvertimento spiritico a D’Annunzio. Mandano da Trieste all’Epoca: Qualche giorno fa, un gruppo di spiritisti cittadini evocò tra gli altri lo spirito di Donna Luisa d’Annunzio, la madre del Poeta. Lo spirito, per bocca del medium, pregò gli astanti di avvertire il Comandate di Fiume che un grave pericolo lo minacciava e che se ne guardasse. Gli spiritisti promisero di avvertire Gabriele d’Annunzio del presagio, ma la promessa non fu mantenuta. Ed ecco, ad una nuova seduta spiritica, riapparire lo spirito della madre del Poeta, a lagnarsi di non esser stato esaudito. – Ma fece uno degli uditori, quale garanzia possiamo noi offrire a d’Annunzio che tu sia veramente lo spirito di sua madre. ? – Questo, rispose lo spirito, e la mano del medium segnò sulla carta un bizzarro disegno; una croce sotto una specie di semicerchio oblungo. Senza capire di che si trattasse, i partecipanti al convegno spiritico decisero di spedire quel foglio col disegno e coll’avvertimento del pericolo imminente a Gabriele d’Annunzio a Fiume e l’altro giorno ebbero risposta. D’Annunzio ringraziava dell’ammonimento, aggiungendo: “Veramente nella stanza ove io nacqui a Pescara vi è qualche cosa che ricorda stranamente il disegno inviatomi: su un canterano, una campana di vetro oblunga sopra un piccolo crocifisso”.

L’oltretomba ghermiva d’Annunzio, richiamandogli come segno di riconoscimento quel particolare ricordato sopra un cassettone della sua camera d’infanzia, giungendo al tempo della conclamata “impresa fiumana”, culminata, alla fine dello stesso anno menzionato, con l’epilogo della cosiddetta “Reggenza del Carnaro”, rappresentando, a quanto pare, un avvertimento, per chissà quale evenienza, profilata nella misteriosa dimensione dove era percepita in quel pericolo che, ispirava, ad una materna sollecitudine sovrumana, l’arcano superamento di una irrevocabile distanza, polarizzata fra i piani paralleli di una inafferrabile realtà in alternanza.

Incolume, da Fiume, come da altre fortunose imprese d’altro genere, d’Annunzio passerà dalla costa marittima dell’Adriatico a tutt’altre terre litoranee ed a diverso tipo d’acque, raccolte in un ampio sguardo di quel lago scorto nel punto che alla costa volge il locale profilo dell’oriente dove, oltre la vista, l’eco della Serenissima infonde reminiscenze di possedimenti, sparsi altrove lungo il mare, come nel fatale agglomerato fiumano, con tutto il golfo del Quarnaro.