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Sostenibilità, basso impatto ambientale, solidarietà, comunicazione e accoglienza. Sono le parole chiave del mondo dell’usato, un mercato in continua espansione secondo i più recenti dati del Rapporto Nazionale sul riutilizzo 2021, che stima un fatturato globale di circa 2 miliardi annui a fronte di un totale di persone impiegate compreso tra le 80mila e le 100mila unità in 3mila punti vendita in tutta Italia (il documento, edito dall’Osservatorio del Riutilizzo di Occhio del Riciclone Italia Onlus in partenariato con Labelab, società specializzata nei settori del ciclo dei rifiuti, dell’acqua e dell’energia, e Rete ONU, la Rete Nazionale degli Operatori dell’Usato, è stato presentato nelle scorse settimane).

Il mondo dell’usato è fatto da storie personali di medie, piccole e piccolissime imprese che negli anni hanno investito nel mondo dell’usato e che hanno realizzato una filiera sempre più solida.

Alessandro Solimei, titolare del punto vendita di Mercatopoli Parma Sud, è un antesignano di questo settore, al quale si è avvicinato nel 2002. “Il mercato dell’usato è un mondo che devi amare, per me che ho questa passione è una continua sfida e mi sembra in qualche modo di non ‘lavorare’ mai.

Il mercato dell’usato cambia continuamente e ci costringe quindi ad andare continuamente al passo con il nuovo. Il cliente è sia venditore che acquirente, c’è un’azione di psicologia relazionale costante da fare”.

Nel suo punto vendita, a Parma, i suoi collaboratori sono dodici e tutti condividono lo stesso modo di lavorare e di rapportarsi alle persone. “Dai miei collaboratori – spiega Solimei – mi aspetto che siano fortemente disposti a crescere, sia in ambito professionale che umano.

Conoscere quindi la merce, in modo molto approfondito, saperla presentare ma anche sapersi relazionare nel modo migliore con il cliente, in modo che si senta accolto, compreso e che abbia fiducia”. Il mondo dell’usato è diventato da qualche anno una realtà che è anche on line, aprendo nuovi orizzonti al commercio tradizionale nel punto vendita.

“Noi usiamo entrambi i canali – sottolinea il titolare di Mercatopoli Parma Sud – l’on line è una grande opportunità, sempre con un’attenzione al cliente che si manifesta con un biglietto gentile scritto a mano e con un imballaggio personalizzato che faccia sentire la persona destinataria di una cura speciale”.

La realtà della second hand e del mondo del riuso è legata molto al territorio: in ogni regione ci sono diverse buone pratiche legate a questa dimensione. In Emilia Romagna l’economia circolare è diventato un business interessante e con una ‘buona fama’.

L’idea dell’usato sta cambiando – spiega Solimei – prima i negozi di seconda mano erano considerati alla stregua di prodotti di rigattiere, un tanto al chilo, oggi invece un buon marketing, la merce pulita e ben esposta, divisa per settori e selezione accurata nelle vetrine riescono a fare passare il concetto di quanto sia ‘cool’ comprare usato. In questa direzione ha aiutato anche il mondo della moda con il recupero del vintage e dell’oggetto antico di moda”.

Alla base c’è il concetto che “il mondo è tutto usato, ogni oggetto appena uscito dalla fabbrica e dopo un’ora dal suo utilizzo è già ‘usato’, quindi si ribalta il concetto di merce: il nuovo è un modo alternativo di pensare un oggetto e non viceversa.

Perchè le persone si avvicinano all’usato? “Gli interessi sono i più diversi”, spiega Alessandro Giuliani, founder di Leotron, realtà leader nel mondo dell’economia circolare e della second hand economy, che dal 1988 ha accompagnato lo start up e la messa a regime di oltre 300 imprese dell’usato diffuse su tutto il territorio nazionale tra cui Mercatopoli e Baby Bazar.

“C’è senz’altro – dice Giuliani – l’aspetto economico di risparmio in caso di acquisto e piccolo guadagno in caso di vendita ma c’è di più: il mercato cresce perché le persone fanno una scelta di sostenibilità ambientale, permettendo ad un oggetto un riutilizzo che evita sprechi e inquinamento.

Questo modo di pensare fa sì ormai che si pensi all’usato non come una ‘discarica’ ma come un modo diverso di vendere e comprare beni. Nella nostra rete c’è un valore in più: siamo un gruppo che si sostiene, si confronta e fa del dialogo e della collaborazione un punto di forza, questo crea un constante miglioramento di profitti, professionale ma anche umano. L’obiettivo che abbiamo davanti è sempre quello di migliorare noi stessi, prima che entrare in competizione con gli altri”.