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Milano. “Molti mi considereranno un avventuriero e questo sono, solo che di tipo diverso: uno che rischia la pelle per dimostrare le proprie verità” Scriveva Ernesto Guevara ai genitori nel ’65. La sua avventura finirà il 9 ottobre del 1967 a La Higuera in Bolivia.

Una mostra sorprendente: “Che Guevara, Tu y Todos“, una grande narrazione alla Fabbrica del Vapore, dal 6 dicembre al 1 aprile 2018, ripercorre la storia e la vita del Che, uomo e personaggio storico a cinquant’anni dalla sua morte. Un percorso affascinante grazie a migliaia di documenti e materiali d’archivio del Centro Studi Che Guevara a L’Avana, anche inediti, e alle più moderne tecnologie.

Il combattente, l’eroe, se n’era andato ma il suo ricordo e il suo mito sarebbero rimasti intatti fino ad oggi.La mostra viaggia dentro la storia, a rivivere gli avvenimenti cruciali e il mito del Che, ma anche a scoprire l’uomo, i suoi affetti, gli ideali e i turbamenti. Un uomo chiave del ‘900, borghese, medico, marito e padre, che di fronte agli eventi, alla situazione geopolitica, alla visione delle ingiustizie sociali non è rimasto indifferente, si è interrogato e, al di là delle risposte date, ha scelto di agire in prima persona.

Il punto di partenza della mostra è la realtà che aveva colpito così profondamente Ernesto Guevara. Inizia dunque con una sfida: mostra le immagini edulcorate proposte negli anni Cinquanta da Hollywood, dalle riviste di moda, dalla pubblicità delle grandi imprese delle società consumistiche. All’avvicinarsi dei visitatori però le immagini bruciano, per lasciare il posto a un’altra realtà fatta di povertà e malattie, ingiustizie sociali, sfruttamento del lavoro, mancanza di libertà.

Poi inizia il viaggio nella storia di Ernesto, diventato El Che, che culminerà in un’installazione artistica realizzata appositamente da uno dei pionieri della Perceptual Art, Michael Murphy: “Il Volto di Che Guevara”.

La mostra si sviluppa filologicamente su tre livelli, affidati a diversificate soluzioni multimediali coinvolgenti e di particolare efficacia comunicativa. Il primo livello racconta, con un’impostazione narrativa di stampo giornalistico, il contesto geo-politico. Il secondo è biografico, per ripercorrere con ampi e inediti materiali d’archivio e con tono documentaristico gli avvenimenti privati e pubblici del personaggio: i suoi famosi discorsi ufficiali, le riflessioni su educazione, politica estera ed economia, il senso della rivoluzione e la speranza nell’uomo nuovo.

C’è un livello a-temporale narrato con tono intimistico: è il racconto degli scritti più personali, dai diari alle lettere a familiari e amici, fino alle inedite registrazioni di poesie dedicate alla moglie Aleida, dove dubbi, contraddizioni, riflessioni prendono corpo. Da questo livello narrativo emerge l’uomo, l’intensità delle domande che il Che poneva a se stesso, la difficile scelta fra l’impegno nella lotta contro l’ingiustizia sociale e la dolorosa rinuncia agli affetti e a una vita più sicura.

Ci sono 4 Album lungo il percorso della mostra: suggestivi montaggi di ricordi personali “di” e “su” Ernesto Guevara prima di diventare El Che, il guerrillero. Le voci narranti sono i ricordi delle persone che avevano frequentato il giovane in quegli anni: il padre ingegnere, la mamma Celia de la Serna, i fratelli, gli zii, l’amica Tita Infante, i compagni di giochi e di università. Ecco le vacanze al mare, la sua brutta bronchite asmatica; il carattere ribelle a scuola, le avide letture, compreso Freud a 14 anni, e gli appunti filosofici; e poi il rugby e la rivista fondata con i compagni in cui Ernesto scriveva con lo pseudonimo di Chang–Cho, finto cinese per il nomignolo spagnolo “sporco” affibbiatogli da alcuni amici.

Centinaia di pensieri, di diari, di lettere ci rivelano intimamente una delle personalità che più profondamente hanno segnato un’epoca. Saliti al piano superiore della Fabbrica del Vapore alcuni tavoli interattivi consentiranno approfondimenti e la consultazione integrale di numerosi documenti, una sala proiezioni permetterà la visione della filmografia sul Che. Infine, l’invenzione creativa del geniale artista americano Michael Murphy: un’enorme ricostruzione multidimensionale, basata sulla ricomposizione di foto storiche, della “iconografia” più nota del Che, capace di trasformarsi nella sua altrettanto famosa firma.

Parte del ricavato della mostra sarà destinato a un intervento sociale in favore del Programma “Scuole nel Mondo”. L’educazione per ogni bambino” della Fondazione Paoletti in sostegno al centro educativo “Bayt Al Amal” (la casa della speranza) in Siria.