Roccabianca, Parma. È una comunità abituata a respirare teatro, quella di Ragazzola Roccabianca, e di tutte le piccole frazioni vicine. Una comunità che, in questi ultimi mesi, ha sofferto non solo per la chiusura temporanea di un importante punto di riferimento aggregativo, ma soprattutto per le proprie perdite umane registrate durante il picco della pandemia.

Con dignità e coraggio questo territorio ha saputo reagire e la sua gente è ora pronta a riprendersi almeno una parte di quella socialità tanto attesa che proprio nella condivisione di un’esperienza teatrale può trovare un proprio ideale compimento.

Da questa necessità nasce la mini rassegna “Di nuovo il teatro”, che per due serate, venerdì 26 e sabato 27 giugno, alle 21.30, darà a tanti l’occasione di ritrovarsi in uno spazio sicuro, oltremodo regolato secondo la normativa sanitaria vigente e all’aperto, la splendida Corte Le Giare di Ragazzola.

E sarà la luce di un artista speciale, Tindaro Granata, la prima performance post lockdown, da tutti apprezzato per talento, intelligenza, umanità e umiltà, a brillare nel primo appuntamento, con un suo cavallo di battaglia: quell’ “Antropolaroid”, prodotto da Proxima Res, che negli anni ha raccolto premi, riconoscimenti e, ciò che più conta, tantissimi applausi. Uno spettacolo di cuore, anima e memoria, questo di Granata, in cui i ricordi personali, le istantanee della propria saga familiare, nel racconto a più voci della vita degli avi, si fondono mirabilmente e con “splendore tragicomico” alla storia della sua terra d’origine, la Sicilia.

Antropolaroid monologo costruito in una pluralità di voci e caratteri quasi leggendari, raccontato, ma potremmo dire “tramandato”, attraverso l’antica tecnica del cunto siciliano. Fotogrammi della tua vita familiare, di memoria e tradizione popolare, che vanno a intrecciarsi, però, anche a gravi fatti di cronaca. In questo spettacolo c’è tanta bellezza, tanta ironia, ma anche tanta dolorosa inquietudine. Un senso tragico arcaico, e sì, antropologico, che permea il flusso delle parole, caricandole di valore epico, universale, così da ricondurre alla nostra comune storia umana. Racconta Tindaro Granata.

Spazio all’aperto e contadino, questo della Corte Le Giare, in cui s’inserirà perfettamente il tuo racconto popolare. La consonanza fra spazio e contenuto è importante a teatro, ma in futuro, nel rispetto delle nuove norme, si riuscirà a preservare questa sinergia? “Ci aspettano giorni complicati, questo è certo. Ora, non voglio fare polemica sulle attuali strategie adottate dal governo, ma quello che stiamo vivendo sul piano umano e relazionale mi spaventa. Ci stanno abituando per legge non solo a restare lontani fisicamente ma anche a concepire le nostre esistenze come spiritualmente distanti fra loro. I rapporti sociali sono, invece, fondamentali per il vivere civile.

Cosa accadrà a teatro, avamposto di bellezza e umanità? Se il contenuto di un’opera sarà potente, il contenitore/spazio potrà passare in secondo piano, altrimenti occorrerà intervenire e lo si potrà fare solo in un modo: il teatro dovrà abbracciare, accogliere, dare un senso di casa come mai prima d’ora ha fatto. Quando andremo a riutilizzare gli spazi al chiuso, dovremo sentirci accolti, lavorare rispettando le norme, ma cercando comunque di far superare la paura dell’altro, di rompere tutte quelle barriere psicologiche ed emotive che ora molti di noi costruiscono poiché traumatizzati da quanto accaduto.

E come procedere, dunque? Solo combattendo l’impoverimento sociale e intellettuale attraverso l’arte e le sue proposte. L’uomo si dimentica troppo facilmente delle cose belle che ha conquistato e tende a darle per scontate. Dobbiamo lottare tutti assieme non per avvalorare l’idea che “con la cultura non si mangia”, ma per far sì che proprio attraverso la cultura, le sue forme e i suoi linguaggi, si crei una generale condizione sociale che possa dare a tutti da mangiare” Conclude Tindaro Granata.