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St. Louis, Senegal, August 2  8.30 am
Day 20 km 5570

Auberge Menatá è il nostro rifugio a Nouakachott. Sì, rifugio, perché la città è sotto controllo dei militari e ogni incrocio è presidiato da forze speciali di sicurezza. Questo come detto per il grande summit in cittá dei Paesi arabi.

La cosa paradossalmente ci fa sentire più sicuri. La “residenza” non è altro che un ostello per viaggiatori di vecchio stampo con un campo in terra battuta e sabbia recintato da muri e qualche cameretta per i più fortunati con aria condizionata.

Seguito per molti anni da una francese, tale Olive, amica dei viaggiatori, ora vive la tipica decadenza africana. Qui siamo tranquilli, barricati dietro un portone con guardie armate che bloccano il passaggio alla via.

La sera ci azzardiamo ad uscire alla ricerca di cibo perdendoci presto nel piacere di osservare il passaggio della gente e il folle scorrere del traffico.

L’indomani cerchiamo di partire a buon ora, ma mai intenzione si rivela più sbagliata come qui in Africa. Ingurgitati nel disumano fiume di mezzi di ogni sorta, dal carretto con asino a minibus e auto in stragrande maggioranza sgangherati, ci imbattiamo in un enorme ingorgo… è il regolare flusso che converge al mercato generale. Il caos è totale e tra clacson, fumi e polvere veniamo travolti senza possibilitá di uscita.

Non contenti di questa visita fuori programma pensiamo bene di addentrarci in quello riservato alla gente più povera. Lo spettacolo è ancora una volta da girone dantesco. La gente comunque pur stupita della presenza, ci saluta e ci ferma (ma lo siamo giá) per capire da dove diavolo arriviamo.

Qui, di gente simile non ne hanno mai vista. Il soglia di povertá è qui altissima, il livello igienico assolutamente inesistente. La gente comunque vive la sua vita come in tante altre parti del mondo.

Ad un certo punto in mezzo al pandemonio sento un botto da dietro, perdo l’equilibrio e frano con Luisa a terra. Alcune persone corrono subito a soccorrerci e a tentare di risollevare il nostro glorioso mezzo ignobilmente a terra.

Cos’è successo? Semplicemente un ragazzo alla guida di un carretto ha sbagliato manovra e il povero quadrupede con uno strappo ha provocato il tamponamento che mi fa perdere l’equilibrio. Nulla di grave, il traffico era fermo e io e Luisa come piloti di jet ci siamo sganciati in tempo.

Non mi era mai capitato di venire tamponato da un carretto in manovra tirato da un asino e guidato da un ragazzino…

Usciti dal groviglio infernale impieghiamo un’altra ora a cercare benzina. Il problema è che nessuno accetta bancomat e carta di credito. Non sto a raccontare la trafila e alla fine diamo fondo ai nostri “risparmi” in valuta mauritana per riuscire a mettere quel minimo di litri per arrivare alla frontiera.

Abbiamo 300 km da fare ma di questi una parte non sono sicuri visto che abbiamo deciso di prendere la pista lungo il fiume Senegal per la diga di Diama, posto di frontiera poco conosciuto e più sicuro di quello di Rosso posto all’interno.

Sospendo purtroppo per stanchezza il racconto di questa tappa e chiudo promettendo di riprenderla comunque più avanti. Domani mattina 2 agosto dopo una settimana di permanenza in Senegal riprenderemo la via di ritorno passando il confine dalla dogana di Rosso.

Non ho purtroppo alternative visto la impraticabilità della pista di Diama fatta una settimana fa in seguito alle recenti piogge.

Il passaggio di Rosso, che collega le due dogane con un traghetto che fa spola sulle due rive del fiume Senegal, è per definizione uno dei più temuti (causa endemica corruzione) passaggi di frontiera del continente africano.

Alla difficoltà si aggiunge un problema al visto mauritano valido 30 giorni ma solo per un passaggio. Nel caso non riuscissimo a convincerli di un errore occorso alla frontiera precedentemente passata la procedura potrebbe essere complicata e soprattutto costosa ( oltre 240 euro).

A questo si aggiunge che né in Mauritania, né in Sahara Occidentale marocchino ci accettano le carte di credito, cosa che rischia di farci mancare la liquidità per il rientro.

Staremo a vedere, L’avventura continua…Non sappiamo se in serata riusciamo ad arrivare a Nouakxhott. Nel caso difficilmente potremmo comunicare arrivo. Avviseró appena possibile la riuscita del passaggio.

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