Prese in giro ai professori, cyberbullismo, violazioni della privacy, diffamazione, difficoltà nel tenere la classe e nel realizzare le interrogazioni.

I possibili rischi legati alla didattica a distanza sono tanti, e non sempre gli insegnanti e le famiglie sono preparati ad affrontarli.

“Nel giro di poche settimane la scuola si è dovuta attrezzare per organizzare la didattica a distanza, che è stata sicuramente una grande risposta all’emergenza – racconta Giuliana Guadagnini, psicologa e docente di Psicopatologia della realtà virtuale allo Iusve –.

Quello a cui non eravamo preparati però erano le possibili conseguenze negative legate all’insegnamento online: mentre prima a scuola era vietato l’uso del cellulare e le riprese con lo smarphone, ora chi controlla? È molto più complesso. E questo dà vita a una serie di comportamenti irrispettosi per i docenti e per i compagni che vogliono effettivamente seguire la lezione”.

Per fare didattica online, molte classi hanno adottato la piattaforma per videoconferenze Google Meet, che secondo la psicologa va benissimo per il mondo adulto, mentre per gli adolescenti non sempre è lo strumento più adeguato.

“Per accedere viene inviato un link con un codice – spiega Guadagnini –. Così, per disturbare la lezione, alcuni ragazzi danno il codice a un amico che non fa parte della classe, che irrompe durante la spiegazione dicendo qualche cavolata e poi esce dalla videochiamata. Il professore così resta spiazzato, senza sapere chi sia il responsabile”.

Ma questo non è l’unico problema delle lezioni su piattaforma digitale: alcuni studenti si collegano mentre fanno altro e non seguono veramente la lezione, altri registrano il professore in attesa che sbagli o si impappini, oppure costruiscono meme o gif per prenderlo in giro.

“Non è affatto semplice essere autorevoli quando c’è uno schermo di mezzo – racconta Guadagnini –. Durante le interrogazioni online, è capitato di studentesse che si facevano trovare a letto in reggiseno, o in pigiama. Come reagire? Alcuni docenti hanno chiuso la videochiamata, altri hanno sgridato i ragazzi.

Il rischio però è che, se stavano registrando, possa poi arrivare una denuncia per pedofilia. Dopo aver raccolto alcune segnalazioni di professori in difficoltà ho contattato la polizia postale, che ha confermato la gravità di tali comportamenti: si parla di violazione della privacy, interferenza, interruzione di un pubblico servizio e diffamazione”.

Infine ci sono ragazzi a cui, per fare lezione, è stato assegnato un pc o tablet di proprietà della scuola.

“I dirigenti scolastici sono preoccupati di come vengano utilizzati gli strumenti appartenenti all’istituto – continua Guadagnini –. In quei casi, le sim e i codici email sono intestati alla scuola ed è difficile controllarne l’uso che ne viene fatto: c’è chi con quei dispositivi gioca ai videogame, oppure scarica materiale a luci rosse”.

Per parlare dei rischi dei comportamenti in rete, il 26 aprile Giuliana Guadagnini insieme ad altri docenti dello Iusve terrà un seminario online di cybercoaching, gratuito e aperto a tutti.

Nel frattempo, i docenti stanno chiedendo al ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina di disporre delle linee guida comuni sui criteri di valutazione durante questa emergenza, per capire in che modo contrastare questi comportamenti.

“Bisogna dirlo chiaramente: il problema esiste – conclude Guadagnini –. Dobbiamo trovare un modo di far capire ai ragazzi che la didattica a distanza ha le stesse regole della didattica a scuola, e che in caso di atteggiamenti scorretti le conseguenze esistono anche in questi casi”.