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Cremona. Segue la scia culturale del festival Acquedotte la grande mostra diffusa“Dipinti sull’acqua: da Magnasco a de Conciliis  (1720-2017)” che inaugura martedì 11 luglio alla Pinacoteca del Museo civico Ala Ponzone alle ore 12 e il 25 luglio al MuSa di Salò e al Vittoriale degli Italiani. Le esposizioni saranno aperte al pubblico fino all’1 Ottobre.

Alla inaugurazione dell’11 luglio di Cremona interverranno Gianluca Galimberti, sindaco di Cremona, Barbara Manfredini, assessore al Turismo, Gianmarco Tognazzi e la compagnia dello spettacolo teatrale “La Guardiana”. Lorenzo Zichichi, presidente della casa editrice “Il Cigno GG Edizioni” che ha organizzato la mostra e produce lo spettacolo “Guardiana”, e l’autore del maggior numero di opere esposte, Ettore de Conciliis.

A seguire una degustazione di prodotti tipici a cura del Consorzio di Tutela del Salame di Cremona IGP, presentata dall’Enogastronomia Mazzini con il supporto degli studenti del CR Forma ed accompagnata dai vini de La Tognazza Amata di Marianna Zeni.

La mostra, a cura di Natalia Demina dell’Ermitage di San Pietroburgo, organizzata con GardaMusei, fa parte della terza edizione dell’ “Acquedotte Festival 2017, la cultura scorre dal lago al fiume”, e si sposa perfettamente con il tema della kermesse.

– Il tema dell’acqua – spiega il direttore artistico Roberto Codazzi – è il “motore” anche della terza edizione del festival AcqueDotte: la manifestazione, realizzata sull’asse Cremona-Salò, ha ulteriormente sviluppato il proprio progetto e gli spettacoli vanno sempre più nella direzione di un dialogo/confronto di culture, espresso attraverso generi musicali e linguaggi artistici diversi e tramite interpreti ancora più originali e interessanti.-

L’esposizione “Dipinti sull’acqua”  comprende le opere di alcuni pittori italiani dell’Ottocento e di diversi artisti contemporanei. L’obiettivo è quello di presentare alcuni autori che hanno usato l’acqua per raccontare paesaggi, storie, attività umane. L’acqua è l’elemento naturale indispensabile alla nascita della vita; è vicino all’acqua che si sono concentrati i primi insediamenti umani.

“La mostra –sottolinea Lorenzo Zichichi-  ripercorre l’impatto di nuove forme di rappresentazione della realtà, dalla fotografia a internet o alla video arte, attraverso artisti che hanno continuato a percepire come modo più suggestivo di raffigurarla con pennello e tela.

Partendo da pittori che non videro proprio l’avvento di queste nuove tecnologie, e quindi al termine del percorso che aveva avuto nel dipinto ad olio la regina delle tecniche espressive bidimensionali, la scelta è focalizzata su quegli artisti italiani che meritano di essere riscoperti o promossi, perché coraggiosamente hanno mantenuto viva l’arte pittorica dall’Ottocento ai giorni nostri e che hanno rappresentato l’acqua.

Una scelta soggettiva e suggestiva della curatrice, molto interessante perché straniera e grande conoscitrice dell’Ottocento europeo e italiano, e dei dipinti custoditi nelle collezioni russe, con un’attenzione a quegli artisti del Novecento che implacabilmente hanno trovato nell’acqua e nella pittura il loro mondo, fatto di suggestioni, poesia, bellezza, armonia, da condividere con noi.

La mostra, poi, a Cremona si arricchisce di due dipinti settecenteschi di particolar pregio, tra cui quello del Magnasco, pittore specializzato nei paesaggi su cui altri artisti aggiungevano le figure. È particolarmente significativo che i pittori che ritraggono l’acqua, oggi esposti in mostra, non prediligano la raffigurazione dell’acqua priva di personaggi”.

“Non è un caso – sottolinea Marina Pizziolo, critica d’arte –  che questa mostra si concluda con un meraviglioso assolo di de Conciliis: artista che riesce ancora a raccontare l’acqua nelle forme della natura, senza perdersi nell’aneddotica descrittiva di una pittura di luoghi. Abbiamo fame di lentezza, abbiamo bisogno di tempo per poter sentire, per poter vedere, per poter capire.

I dipinti di de Conciliis sono potenti fermi immagine. Le sue acque placide sono specchi ustori diretti contro i nostri occhi per farci capire che il mondo è la meravigliosa arca che ci salverà. Paesaggi come pittura di protesta? Sì, perché dove la natura è aggredita, è aggredito anche l’uomo. E quindi dipingere la bellezza di un paesaggio significa invocare un’umanità liberata dal male”.

La mostra itinerante, che è composta da oltre sessanta opere, provenienti da collezioni pubbliche e private, sarà ospitata successivamente in altri musei italiani.

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