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L’ex ambasciatore italiano nella Repubblica democratica del Congo, Luca Attanasio, ucciso lo scorso febbraio in un agguato, per il suo percorso “personale e istituzionale dedicato al miglioramento delle condizioni delle popolazioni più vulnerabili.

Ma anche i 331 leader indigeni uccisi nel 2020 “perché si sono opposti alla devastazione e hanno difeso la loro terra” e con questa, “tutto il pianeta”.

E’ a loro, e per queste ragioni, che è dedicata la quarta edizione del rapporto ‘I padroni della terra’, redatto e pubblicato dalla Federazione organismi cristiani servizio internazionale volontario (Focsiv).

A dirlo è la presidente di Focsiv, Ivana Borsotto che ha evidenziato nel suo intervento che la pandemia “ha fermato tutto”, tranne l'”accapparamento della terra”, o ‘land grabbing’, il tema cioè su cui è incentrato il rapporto.

“Se nel 2018 erano 88 milioni gli ettari sottratti alle comunità locali e finiti nelle mani della speculazione, ora sono 93 milioni: un’areale esteso quanto i territori di Francia e Germania messi insieme” ha denunciato la presidente.

Il rapporto, secondo la massima dirigente di Focsiv, svela inoltre come questa pratica sia “interconnessa con il cambiamento climatico, l’aumento delle migrazioni, la crescita delle diseguaglianze e la corsa alle terre rare”.

Il ‘land grabbing’, ha continuato Borsotto, è il prodotto di “un sistema che definiamo estrattivista”, che “fagocita le risorse e crea continuamente scarti in un loop infinto”.

Con ‘land grabbing’ si intende una pratica di acquisizione di terre nei Paesi in via di sviluppo, in genere tramite affitto a condizioni molto favorevoli o acquisto, operato da imprese multinazionali e governi dei Paesi ad alto reddito. I lavori che hanno portato al rapporto, ha sottolineato Borsotto, sono stati coordinati da Andrea Stocchiero e hanno visto la partecipazioni di 18 collaboratori di Focsiv.

Ivana Borsotto, ha rivolto oggi al Parlamento e al governo italiano, anche sulla base delle raccomandazioni del Tribunale africano dei popoli, alcune richieste: promuovere in sede Unione Europea l’iniziativa di negoziati per arrivare a un trattato vincolante delle Nazioni Unite sulle imprese e il rispetto dei diritti umani; monitorare e rafforzare l’applicazione delle linee guida del comitato sulla sicurezza alimentare mondiale presso la Fao; “rispettare una promessa fatta ormai 50 anni fa” e portare la spesa per la cooperazione internazionale dall’attuale 0,22 per cento allo 0,70 per cento del reddito nazionale lordo.

Proseguendo nel suo appello Borsotto ha esortato la politica italiana a impegnarsi affinché “vengano introdotte nei trattati commerciali e di investimento delle clausole vincolanti sul rispetto del diritto alla terra delle comunità locali e dei popoli originari” e affinché “le banche di sviluppo adottino dei criteri ambientali e sociali nel momento in cui concedono dei finanziamenti”.

La presidente di Focsiv si è poi rivolta in modo specifico al ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, all’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) e a Cassa depositi e prestiti (Cdp).

“Chiediamo che queste istituzioni – ha detto Borsotto – si facciano parte attiva nella costituzione di un meccanismo agevole e indipendente per garantire l’accesso alla giustizia delle comunità che subiscono l’impatto” di operazioni come quelle legate all’accapparamento delle terre.

Oltre a questo, la massima dirigente di Focsiv ha chiesto “che venga creata una matrice di valutazione di impatto ex ante, in itinere ed ex post per dare conto degli effetti e delle conseguenze di queste operazioni di investimenti nei Paesi target” e che si dia vita “a un programma di sostegno dei difensori dei diritti umani”, sul modello dell’iniziativa “promossa in questo senso dal Comune di Padova”.

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