Tempo di lettura: 2 minuti

Vilminore di Scalve, Bergamo. Martedì 1 dicembre sono stati 97 anni dal giorno del Disastro del Gleno, il giorno in cui la Diga del Gleno crollò. Un anniversario che gli abitanti della Val di Scalve vogliomo continuare a ricordare.

Non potendo incontrarsi dal vivo, la Pro Loco di Vilminore ha pensato di organizzare un incontro virtuale per raccontarci quali sono i progetti di memoria e di valorizzazione a cui Enti e associazioni hanno lavorato negli ultimi mesi.

L’incontro, ancora online sulla pagina Facebook di Pro Loco Vilminore, è stato Loris Bendotti, antropologo e referente del progetto “Archivio Gleno” (Gleno. Una comunità di eredità), Luca Giarelli, archivista che si è occupato delle ricerche tra i documenti dell’Archivio di Stato, Pietro Orrù, sindaco di Vilminore e presidente della Comunità Montana di Scalve, Mirella Cotti Cometti, sindaco di Azzone e assessore ai Lavori Pubblici della Comunità Montana, e l’architetto Ezio Sisti.

La storia

La Diga fu voluta dai Viganò di Ponte Albiate (MI), proprietari di importanti cotonifici ed interessati a disporre direttamente di forza motrice. Il progetto previde, successivamente ad una variante in corso d’opera, la realizzazione di una diga ad archi multipli, all’epoca considerata una delle più moderne concezioni di ingegneria.

Il bacino, posto ad un’altitudine di 1500 metri, si riempì interamente d’acqua per la prima volta il 22 ottobre 1923 con una capacità di otto milioni di metri cubi. Questo bacino alimentava una prima centrale a 400 metri a valle che a sua volta consentiva il funzionamento di una seconda centrale. Nei mesi precedenti il crollo della Diga del Gleno vennero ripetutamente segnalate perdite d’acqua alla base e nella muratura in calce dello sbarramento.

Il 1° dicembre 1923, alle ore 7:15, la Diga del Gleno crollò, sei milioni di metri cubi di acqua lambirono l’abitato di Bueggio travolgendone la Chiesa e distrussero buona parte del paese di Dezzo. L’acqua raggiunse in seguito Angolo e Darfo, in valle Camonica, riversandosi infine nel lago di Iseo. Nel “Disastro del Gleno” persero la vita circa 500 persone.

Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.