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Dare nuova vita agli edifici abbandonati, dal basso, attraverso l’intervento dei cittadini. Sono centinaia di migliaia gli edifici in disuso in Italia, ci sono palestre, cinema, scuole, fabbriche, capannoni, ferrovie.

Dall’altra parte ci sono tantissime persone che cercano spazi per fare attività culturali, produttive, creative o sociali. “Gli edifici abbandonati sono uno dei più grandi sprechi della nostra società”, spiega Adriano Paolella, direttore scientifico del progetto “Disponibile!” di Cittadinanzattiva.

Nel 2014 in occasione della prima festa nazionale SpreK.O, Cittadinanzattiva ha lanciato la campagna “Disponibile!” per denunciare lo spreco di beni e aree abbandonate, promuovere attività di riduzione di tali situazioni e sostenere la mobilitazione dei cittadini in questo ambito.

Da qualche giorno è on line il sito del progetto “Disponibile!” per raccontare le buone pratiche già attive e permettere di segnalare edifici da recuperare e progetti di riutilizzo.

“Gran parte degli edifici è di difficile recupero da un lato perché le amministrazioni comunali non hanno risorse e dall’altro perché la maggior parte perché non risponde ai criteri di interesse del capitale privato – continua Paolella – ma grazie ai cittadini e a progetti creativi che coinvolgono tutta la comunità è possibile dare loro nuova vita”.

Tra qualche giorno sarà disponibile (in versione cartacea e digitale) la seconda edizione del volume Disponibile! (la prima ha censito 37 casi positivi di recupero di beni abbandonati da parte di cittadini) in cui sono raccontate una quarantina esperienze di riappropriazione di aree ed edifici che sono stati riconvertiti a spazi e attività di interesse comune.

Tra le buone pratiche raccontate nel volume annuale Disponibile! c’è ad esempio la Casa del Quartiere di San Salvario, progetto promosso dall’Agenzia per lo sviluppo locale di San Salvario insieme a Città di Torino, Fondazione Vodafone, Compagnia di San Paolo, Circoscrizione 8 e diversi enti non profit, che ha permesso di recuperare l’immobile degli ex bagni pubblici di via Morgari 14.

Di cosa si tratta? Di uno spazio aperto e multiculturale, un luogo di incrocio e scambio di attività e persone che coinvolge cittadini, associazioni, operatori artistici e culturali. Al suo interno si trovano caffetteria, ciclofficina, coworking, banca del tempo, orto, sala riunioni, sportelli informativi spazi di ascolto, si possono frequentare laboratori artistici, corsi di danza, musica, lingua, si organizzano feste di compleanno, spettacoli, conferenze.

“La ricchezza del panorama di queste inziative è molto vasta – continua Paolella – Ci sono sia progetti partiti dal basso che istituzionalizzati, tutti permettono di recuperare beni e luoghi a pubblica utilità”. Al loro interno ci sono palestre popolari, centri anziani, corsi di formazione, servizi di assistenza, produzione culturale, biblioteche, centri di aggregazione.

“Sono iniziative importanti perché erogano servizi e permettono di recuperare beni e spazi altrimenti inutilizzati”, precisa Paolella. Altro esempio è Planimetrie culturali di Bologna il cui obiettivo è la riqualificazione delle aree dismesse attraverso bonifiche culturali di tipo temporaneo: nel lasso di tempo che passa dal momento in cui l’area entra in disuso fino a quando si dà il via ai lavori per la sua reale destinazione entra in gioco Planimetrie culturali che è per definizione itinerante (da via Santa Caterina di Quarto agli spazi dell’ex Macello, fino alla Cogei).

A Forlì invece c’è Spazi indecisi, associazione culturale che dal 2009 progetta interventi di riattivazione leggera e temporanea degli spazi in abbandono, promuovendo eventi culturali di aggregazione e sviluppando campagne di comunicazione partecipata.

Tra i risultati raggiunti con la campagna “Disponibile!” c’è l’approvazione dell’articolo 24 della Legge 164/2014 (la cosiddetta Sblocca Italia).

“Grazie a un emendamento proposto da Cittadinanzattiva oggi l’articolo estende la possibilità per cittadini, singoli e associati di proporre ai Comuni progetti volti non solo alla realizzazione di attività quali pulizia, abbellimento e manutenzione di aree del territorio, ma soprattutto al recupero e al riuso di beni immobili e aree inutilizzate che potrebbero essere valorizzate grazie al contributo e alla cura dei cittadini, a beneficio dell’intera collettività e nello spirito dell’articolo 118, ultimo comma, della Costituzione”, ha dichiarato Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva.

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Redattore Sociale
Il Network di Redattore sociale raggruppa diverse iniziative di informazione, documentazione e formazione sui temi sociali. A promuoverle è la Comunità di Capodarco di Fermo, dal 1966 una delle organizzazioni italiane più attive nell’intervento a favore di persone in difficoltà e oggi diffusa in varie regioni. Motore di questa rete è la redazione dell’Agenzia giornalistica quotidiana Redattore sociale, nata nel febbraio 2001 ed oggi attiva su un portale web riservato agli abbonati.

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