Dopo oltre 40 anni si cambia.

Dopo battaglie, ostracismi, rinvii, si accorciano i tempi per chi vorrà porre fine al proprio matrimonio.

Ieri la Camera ha votato (398 sì, 28 no e 6 astenuti)  il  divorzio breve: non saranno più necessari 3 anni per dirsi addio, come previsto dalla riforma della legge Fortuna-Baslini, ma solo 6 mesi, se la separazione è consensuale, e al massimo un anno se si decide di ricorrere al giudice.

Il traguardo di ieri inizia molto lontano nel tempo.

Nell’800 il Codice di Napoleone già consentiva di sciogliere i matrimoni civili, (ma serviva il consenso di genitori e nonni).

Con l’Italia unita, il divorzio rimane un tabù: nel 1902 non fu neppure approvata una direttiva del governo Zanardelli che prevedeva il divorzio solo in caso di adulterio, lesioni al coniuge, condanne gravi.

Bisogna così arrivare alla seconda metà degli anni Sessanta per l’avvio della battaglia in nome del divorzio: con il progetto di legge del socialista Loris Fortuna, le manifestazioni dei radicali, la Lega italiana per l’istituzione del divorzio.

La svolta arriva nel dicembre 1970 quando radicali, socialisti, comunisti, liberali e repubblicani approvano la legge; contrari la Dc e il Msi. Ma non finisce qui.

L’Italia cattolica, antidivorzista, chiede il referendum: il 12 maggio 1974, l’87,7% degli italiani va al voto per scegliere se abrogare o meno la legge Fortuna-Baslini.

I no arrivano al 60% e la legge resta quindi in vigore.

La prima forma di divorzio breve è del 1987: i tempi del divorzio passano dai 5 ai 3 anni.

Da ieri bastano 6 mesi. Auguri e figli maschi.