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Bozzolo, Mantova. E’ arrivato da semplice pellegrino per incontrare lo spirito e le parole profetiche  di don Primo Mazzolari, Papa Francesco. Martedì 20 giugno a Bozzolo, per meditare e pregare sulla tomba di don Primo, che lasciò questo mondo nel 1959, mentre il suo pensiero continua a  camminare nel presente e nel futuro.

Un viaggio voluto e desiderato dal pontefice, una visita privata, lontana da ogni clamore, nella terra dove la voce di don Primo Mazzolari ha parlato con coraggio da una piccola canonica. Idee cresciute tra le nebbie e l’afa della pianura, tra la gente semplice, contadina.

Una voce profetica che ha gridato un secolo prima il pericolo dell’attuale situazione drammatica in cui sta scivolando il mondo: “pace, nostra ostinazione”. Aveva visto bene Papa Giovanni XXIII che lo chiamava: “Tromba dello Spirito Santo della Bassa Padana”.

Così il Papa venuto dalla “fine del mondo” è giunto in periferia per visitare i luoghi in cui ha vissuto il parroco di Bozzolo, il parroco dei poveri e dei “lontani”. I “lontani”, con cui don Primo cercava ostinatamente un dialogo, quelli che si erano allontanati dalla parola evangelica, dalla strada della ragione, a volte per le mancanze o le debolezze della stessa chiesa.

Era un prete del popolo che obbiettava sugli atteggiamenti accomodanti della sua chiesa, un prete scomodo e disturbatore della quiete ecclesiale, un partigiano per sempre. Scritti, pensieri e parole che costarono a don Mazzolari sofferenze e censure.

Dialogo e “pace, nostra ostinazione” anche con coloro che imbracciavano idee di intolleranza, ingiustizia, violenza, che ai tempi mazzolariani vestivano la camicia nera. Oggi e domani prenderanno altre sembianze e altre vesti, ma rimane il male da estirpare, una società globale da rifondare sul piano morale e culturale.

L’attualità di pensiero di don Primo Mazzolari è sempre più nel presente una forma di onesta resistenza all’ingiustizia. I suoi scritti, le sue parole, le sue idee e la sua vita oltrepassano i secoli della storia moderna e rimangono uno stimolo alla ricerca della pace, un’esortazione per tutti noi, come diceva don Primo Mazzolari: “perché è finito il tempo di fare da spettatori”.

L’allora cardinal Montini, che divenne poi Papa Paolo VI, di lui disse: “Non era sempre possibile condividere le sue posizioni: aveva il passo troppo lungo e noi si stentava a tenergli dietro. Così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. Questo è il destino dei profeti.”

Quale siano stati lo stimolo e il desiderio di Papa Francesco, che non smette mai di stupirci, nel giungere in queste nostre terre basse a incontrare il pensiero di un “parroco di campagna”, pregare sulla sua tomba, lo sapremo dalle sue stesse parole che pronuncerà nella chiesa di don Primo Mazzolari martedì prossimo.

Noi di Popolis e Vivere Cremona, con l’entusiasmo di Cassa Padana e di tutta la redazione per l’avvenimento, siamo stati lì già dalla notte.

Certo è che questa visita straordinaria, fuori dal coro, di Papa Francesco invita tutti noi a inoltrarci, con coraggio e audacia, nella pensiero resistente di don Primo, nella sua visione di una società giusta, nei suoi attualissimi scritti da cui si potrebbero trarre i codici per una “Costituzione spirituale universale di pace e giustizia”. La prova è nell’esempio del Papa.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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