Brescia – La vita di un sacerdote e la sua eredità di impegno a favore del prossimo.

Un libro che ricordi sia lui che la realtà del volontariato di sua ideazione, nelle reciproche testimonianze di un’autentica e di una diretta estrinsecazione.

Una messa che di questi riferimenti ne ha sancito, con le efficaci parole del cardinale Giovanni Battista Re, la sintesi esemplare riconoscente al Signore ed affidata a quella comunità bresciana dove, durante la stessa mattinata, è stata inaugurata una nuova struttura dell’opera filantropica attiva nel contesto della zona corrispondente a quella nella quale si è sviluppata.

A Vighizzolo di Montichiari, l’ultima domenica dell’inverno, prima dell’avvento ufficiale della primavera del 2015, ha proporzionato la manifestazione marzolina dedicata al trentennale anniversario di attività del Grimm – Cantieri di Solidarietà (Gruppo di impegno missionario) ed ai dieci anni decorsi dalla dipartita di don Serafino Ronchi (1937–2005) che, a tale forma di benefica aggregazione, aveva dato, come sacerdote, un forte impulso per la solidaristica affermazione di questa perdurante forma di volontariato, particolarmente impegnata in terra di missione e con sede centrale a Esenta di Lonato, nella formulazione di una “Onlus”, associazione presieduta da Agostino Mario Terzi.

A presentare il libro di Gianfranco Grasselli, dal titolo “Sogni nelle mani – I trent’anni del GRIMM (1985–2015)”, sono stati, insieme all’autore, mons. Osvaldo Mingotti, presidente dell’Istituto di Cultura Giuseppe De Luca per la Storia del Prete, don Luigi Salvetti, dalla cui personale dedizione artistica sono scaturite le raffigurazioni della copertina del volume, stampato per le “Edizioni del GRIMM”, don Antonio Zani, insegnante nel seminario diocesano di Brescia ed originario di San Gervasio Bresciano, come lo era lo stesso sacerdote commemorato, ed il giornalista Angelo Onger, già direttore responsabile del periodico “Madre” e divulgatore dell’iniziativa, attraverso un suo articolo dedicatole tra le pagine del settimanale “La Voce del Popolo”, nell’edizione immediatamente anticipatrice dell’avvenimento.

Ad una numerosa platea di persone, convenute per i diversificati spunti di riflessione proposti per l’appuntamento, mons. Osvaldo Mingotti ha ricordato la figura di don Serafino Ronchi nell’espressione connotativa posta a “fondamento del nostro essere figli di Dio” ed aperta a quel trascendente verso il quale, una sollecita consapevolezza, circa quanto riscontrato nelle opere promosse da quest’ispirazione, possa muovere la preghiera affinchè il Signore “premi questi volontari e conservi viva la speranza per un loro ulteriore progredire”.

A proposito della fede che “si incarna nelle realtà umane”, parafrasando pure il vangelo di Matteo (7, 16) attestante che “dai loro frutti li riconoscerete”, don Luigi Salvetti ha ricordato il sacerdote promotore del “GRIMM Cantieri di Solidarietà” come “un uomo che ha orientato il cuore a tanti, interpretando il dono profetico del saper guardare avanti per l’individuazione di iniziative al passo con i tempi” sostenute dalla sua fortissima vitalità e dalla sua capacità di “far sentire ciascuno il suo privilegiato” per quell’utile coinvolgimento nel bene comune, verso cui, ognuno, attraverso la sua proposta, poteva sentirsi chiamato.

Grimm_trentanniIl giornalista Angelo Onger ha sottolineato l’importante aspetto “esperienziale ed ideale per crescere in umanità” che è sotteso al laborioso insieme operativo interpretato dallo stesso sacerdote, mediante la proposta dello strutturarsi organizzato di un aiuto benefico che si pone nell’ancora attuale opportunità di “dare risposte dell’oggi per l’oggi, perché la società riconosca le esperienze positive per la vita di tutti i giorni”, secondo quelle prerogative carismatiche che, in un contagioso coinvolgimento emulatore, favoriscano pure “il fare emergere nelle persone quelle capacità che prima neanche conoscevano” nell’ambito di un servizio svolto in una evangelica ispirazione solidale verso quanti versano in situazioni di difficoltà.

Nella trasposizione di alcune sue considerazioni sviluppate in una riflessione teologica, don Antonio Zani ha contestualizzato la vita sacerdotale di don Serafino Ronchi nell’espressione di come egli abbia vissuto la consapevolezza dell’essere raggiunti e ri-amati da Dio, secondo il significato custodito nella parola “teologia” che, per il cristiano, nel mistero del Dio fattosi Uomo, evidenzia la determinante rivelazione del divino nella realtà umana, cercata e sollecitata dal suo Creatore ad un fertile scambio d’amore. Secondo don Zani, il libro “Sogni nelle mani – I trent’anni del GRIMM”, a proposito del quale l’autore Gianfranco Grasselli ne ha specificato si tratti della “consegna di un bilancio di amore”, continua questa testimonianza, documentando, in una chiara ed in un’articolata sintesi, l’esperienza di questo prete, con alcuni tratti di eccentricità, ma testimone, alla sequela del Vangelo, che “siamo raggiunti da Dio per essere amati” e con lui ri-fondare il proprio modo d’essere in “una civiltà d’amore”, secondo un’espressione di papa Paolo VI, indicata dal cardinale mons. Giovanni Battista Re durante le sua omelia, nella successiva concelebrazione eucaristica, fra l’altro, caratterizzata dalle note strumentali e canore della corale polifonica “Ars Nova” di Carpenedolo.

“In riferimento ad una fede viva ed un generoso impegno”, lo stimato porporato bresciano ha ricordato don Serafino Ronchi come un sacerdote che ha onorato il clero bresciano con una risonanza che ha travalicato i confini della diocesi, andando, fra l’altro, ad interessare alcune zone del continente africano e dell’America Latina, corrispondendo, nell’esercizio del suo ruolo ministeriale, ai canoni di papa Francesco, secondo quella visione pastorale protesa ad indicare l’opportunità di una “Chiesa in uscita”, sollecita nell’andare incontro alle persone in difficoltà, come ha dimostrato questo promotore delle riuscite proposte di volontariato d’ispirazione cristiana: “L’arca di Noè” (utilizzando pure un camioncino itinerante, per raccogliere carta, stracci, ferro, vetro ed altro materiale da riciclare e spedendo, il denaro ricavatone, alle missioni), la cooperativa di solidarietà socialeLa Tenda per il recupero dei tossicodipendenti e per l’ascolto e per il reinserimento sociale di ex tossicodipendenti ed alcolisti, nel quadro di un centro polifunzionale, anche adibito alla formazione dei volontari per tale bisogna, come pure, per l’accoglienza dei minori con difficoltà famigliari, ed il GRIMM – Cantieri di Solidarietà improntato ad interventi operativi intesi nella fattispecie di una strategia di “cantieri sociali” per le possibili ed utili opere strutturali da attuare nei Paesi in via di sviluppo, dove operano i religiosi missionari.

Con un atteggiamento esterno un poco originale, ma nella sostanza nella qualità di un grande uomo di Dio e dedito agli altri, don Serafino guardava alle cose del cielo ed al medesimo tempo alla terra, cogliendo, nel suo percorso sacerdotale, l’importanza del cercare di intervenire a favore delle persone che soffrono in tante difficoltà della vita, seguendo Cristo al punto da vederlo nei fratelli che soffrono”: ha pure sottolineato il cardinale mons. Giovanni Battista Re, precisando pure si sia trattato di un “prete sociale, contraddistinto da uno straordinario impegno per il bene verso il prossimo, mosso dal suo zelo ministeriale al servizio della Chiesa”.

Un prete, ha pure evidenziato il cardinale, che “ha cercato il bene per gli altri, suscitando la collaborazione delle altre persone” incontrate lungo il suo cammino di esercizio della solidarietà in risposta alle diverse esigenze scorte nella società, fino a preoccuparsi, pure, di remote terre sparse nel mondo: “non era sognatore di cose impossibili, ma sacerdote concreto con una visione ispirata che gli dava la sicurezza delle cose possibili, promuovendo quell’impegno corale con cui, in un grande sentimento di solidarietà, ognuno ha sperimentato il riconoscere Dio come Padre e gli altri come fratelli”.

Nel libro, presentato durante la manifestazione, dedicata anche all’inaugurazione della “Casa Grimm”, coincidente con le strutture dell’ex asilo di Vighizzolo, si trovano presentate tutte le attività svolte sulla scia effettiva di tale ambito solidaristico, nei termini di “case, chiese, ospedali”, resi possibili nel contesto dei campi di lavoro sorti a sostegno delle missioni, ispirando al cardinale l’augurio che “questa iniziativa, con tanti risvolti, abbia a continuare ed il modo migliore di rinnovarla, anche per il futuro, è di attenersi allo spirito che aveva don Serafino”.

Un augurio, declinato dal cardinale, nell’espressione latina di “vivat crescat floreat”, durante la sua omelia espressa nel corso di quella messa festiva, concelebrata nella locale chiesa di san Giovanni Battista, con un folto gruppo di altri sacerdoti, fra i quali l’abate di Montichiari, mons. Gaetano Fontana, mons. Osvaldo Mingotti, preposito emerito della “Collegiata Insigne dei SS. Nazaro e Celso di Brescia” e don Luigi Lussignoli, esorcista diocesano, che il porporato ha specificato fosse quella della “Quarta domenica di Quaresima”, chiamata pure “domenica laetare”, come segno liturgico di allegrezza per l’approssimarsi della solennità pasquale.

Solennità, questa, come culmine della fede cristiana, nella quale con la risurrezione si compie, la profetizzata manifestazione messianica di Dio per l’uomo, perché il mondo si redima, secondo quella misericordia che è concessa per il tramite del sacrificio della croce, in un valore che, nel profilarsi anche attraverso il rito sacramentale della riconciliazione, grazie al mandato ministeriale della Chiesa, è stato promosso da papa Francesco mediante l’indizione dell’anno giubilare, con inizio a far data dal giorno della lieta ricorrenza dei cinquant’anni decorsi dalla conclusione del Concilio Vaticano II che il 2015 vi pone a riscontro, nell’epilogo dei suoi giorni, l’otto di dicembre.