Pescarolo ed Uniti (Cremona) – Dopo la riunione di sabato 22, alle ore 14.00 presso il Comune di Pescarolo, oltre al Sindaco presenti anche i consiglieri e i responsabili dei vari gruppi, si era decisa la sospensione delle sfilate per il tradizionale carnevale, ma al contrario, in un primo momento, si era optato per la conferma della tradizionale accensione del falò.

Nonostante nel pomeriggio si sia comunque tenuto il tradizionale avvio del trattore Landini, il sì definitivo al falò veniva rinviato alla mattinata di lunedì 24. Il peggiorare della situazione però, e la conseguente pubblicazione dell’ordinanza regionale, ha definitivamente tolto ogni speranza, tagliando la proverbiale testa al toro: si è optato di anticipare lo stop alla tradizione del “falò”, con la conseguente chiusura anticipata del “Carnevale Pescarolese”.

Domenica 23 doveva essere una giornata tranquilla, si restava in attesa della giornata della pianta in programma per lunedì 24 sebbene per tutti gli “Amici del falò” sia stata una domenica comunque amara, data la scelta ormai inevitabile, anche se si era sperato fino all’ultimo, che potesse accadere il miracolo.

Meno male che è rimasto un bel ricordo delle due sfilate e della giornata di sabato 22 febbraio, che raccontiamo in sintesi. Una mattinata che ha visto presso il campo base di Achille Caifa, un andirivieni continuo degli “amici del carnevale“ che venivano a sentire se c’erano novità “. Poi verso le 14 c’è stata la convocazione in comune, alla presenza del Sindaco e dei suoi più stretti collaboratori, unitamente ai responsabili delle varie Associazioni locali e nella quale, dopo un ampia e dettagliata relazione del Sindaco, si apriva il dibattito che si concludeva poi con la decisione di fermare le due sfilate ancora in programma, mentre si confermava il falò, come già anticipato in apertura di articolo.

Dopo il pranzo, con l’ottima trippa ad opera del grande amico “Gio”, sono entrati in scena gli “Amici del falò” per quella che è ormai entrata nella tradizione come la prima fase dell’ultrasecolare tradizione del carnevale, e cioè l’accensione del vecchio trattore Landini, che poi sarebbe stato quello che, anche quest’anno, come ormai da alcuni decenni, avrebbe portato in piazza la pianta, parte centrale del “grande fuoco”.

Il vecchio Landini è partito dal Capannone Caifa, trainato a lato della strada provinciale per Grontardo da un Landini fratello, un po’ più giovane, guidato da Alessandro. Ad aprire il corteo, l’Apecar della fattoria dello Zio Tom, il mezzo usato per la mascherata, che ha sfilato in piazza Garibaldi nelle precedenti domeniche.

Il corteo è stato accolto dagli applausi dei presenti in piazza Garibaldi. E’ poi iniziata l’operazione di accensione del vecchio trattore. Dopo i primi scoppi, considerato che per carnevale ogni scherzo vale, il trattore si è acceso in tutta la sua storicità, e sono stati in tanti a mascherarsi dalla fuliggine che fuoriusciva dal camino del vecchio trattore.

In merito all’evento un sentito grazie va al bravo e paziente Alessandro, che con grande capacità ha rimesso un po’ in salute il vecchio trattore. Come sempre si è poi creata una specie di competizione tra persone che, spento il landini, volevano provare a farlo ripartire girando l’apposito volano, sotto l’attenzione vigile del bravo Alessandro.

Successivamente ha preso la guida del vecchio trattore, come ormai da alcuni anni a questa parte, l’autista ufficiale Libero Alquati, una volta recuperato l’apposito carretto sul quale sono saliti gli “Amici del falò”. Fatti alcuni giri del paese, ha concluso il suo percorso presso il cortile della Biblioteca, dove sui tavoli preparati è stato possibile degustare un cotechino che, ancora una volta è giusto evidenziare “ottimo“, con il detto ”da leccarsi i baffi.”

Così, in un attimo, quando sembrava che la gente se ne stesse per andare, visto l’evidente ritardo rispetto a quanto programmato, il cortile si è riempito e cotechino e due damigiane di vino sono andate a ruba.

La catasta del falò nella storica edizione del 1985
La catasta del falò nella storica edizione del 1985

A questo punto è inevitabile fare un po’ di storia del “falò”: una tradizione che è passata da generazione in generazione, si dice, quella del grande fuoco non è mai stata sospesa, neanche nel periodo della guerra. Quindi oggi, di fronte a questa scelta chissà quali saranno i presagi che, ormai da lassù, farà il nostro caro storico e appassionato Sergio.

Già nel 1985 lasciò alla cronaca il termine di “Auspicio Infausto” in relazione ad un fuoco che non si accese: la tanta neve rese fradicia la legna arrivata dallo smantellamento di una piantagione di alberi da pera e che la cronaca sintetizzava “…il mattino successivo l’enorme catasta di legna bruciacchiata era ancora là intatta a far parlare di sé…”… e ciò che era rimasto venne bruciato la sera dopo, mentre nel pomeriggio si era tenuta l’ultima sfilata.

Sulla storia del falò aggiungiamo ai “si dice“, quanto riferito alla nostra concittadina Esterina dalle memorie del padre. Nella stalla dove erano soliti trovarsi, Pino, il padre, riferisce di avere sentito che il falò storicamente non si sia tenuto una volta sola per la morte di un personaggio locale importante, o il Parroco o il Sindaco, non ricorda bene.

Una volta di più abbiamo la conferma di cosa significhi il falò per i pescarolesi. Il non farlo non è stata una scelta da poco, è stata discussa e ben pesata, ma rispettiamo il fatto che abbia giustamente prevalso l’interesse comune.