Gardone Val Trompia, Brescia. Si possono raccontare le gesta di un grande alpinista e delle sue eccezionali imprese senza cadere nella retorica? Può uno spettacolo teatrale portarci tra le montagne più belle della terra senza spingere troppo in là la fantasia?

Nella piece teatrale “Due amori. storia di Renato Casarotto” in programma giovedì 13 Ottobre, ore 20.45 al cinema Teatro Parrocchiale di Inzino c’è la risposta. Due Amori racconta di Renato Casarotto l’alpinista, il pensatore, le sue avventure e le sue riflessioni. E’ lo spettacolo, che nell’aprile 2016 ha aperto la 64ª edizione del Trento Film Festival, presenta l’impareggiabile figura di Renato Casarotto nel trentesimo anniversario della sua scomparsa sul K2.casarotto-renato-e-goretta

Due Amori ripercorre, illuminati dall’unica luce dell’amore, le gesta alpinistiche e i momenti familiari di un’esistenza che, per quanto breve, è stata e rimane un riferimento per tanti, allora come oggi. Evento con ingresso a 5 €.

Lo spettacolo è l’evento inaugurale di Alture Festival, che si terrà tra Valle Trompia e Brescia fino al 15 dicembre. Durante la serata verrà presentato ufficialmente il programma della rassegna.

Renato Casarotto era nato a Arcugnano, Vicenza, il 15 maggio 1948 è stato tra i più forti alpinisti italiani degli anni settanta e ottanta, è famoso per le sue impegnative solitarie invernali sulle Dolomiti e sul Monte Bianco, in Patagonia, in Perù e in Karakorum.

Restano mitologiche le sue imprese: nel 1977 quando apre in solitaria una via sulla parete nord dello Huascarán dopo 17 giorni di arrampicata, assistito soltanto dalla moglie Goretta Traverso al campo base. Nel 1979 in Patagonia sale in solitaria il pilastro nord del Fitz Roy: una prua di granito alta 1500 m e dedica il pilastro a Goretta, che lo aspettava alla base come sempre.

Le sue mani e i suoi scarponi lasciano la firma sulle vie più impegnative delle montagne del Mondo, al suo fianco c’è sempre la moglie Goretta.locandina

Nel 1986 è al K2 per affrontare lo sperone sud-ovest. A soli 300 metri dalla vetta preferisce prudentemente rinunciare a causa di un cambiamento delle condizioni atmosferiche. In discesa, ormai al sicuro dalle maggiori difficoltà tecniche, per il cedimento di un ponte di neve cade in un crepaccio profondo 40 m, a soli 20 minuti dal campo base.

Riesce a dare l’allarme via radio ed è raggiunto dagli italiani del gruppo di Quota 8000, che ne seguivano la discesa da lontano con il binocolo e lo avevano visto scomparire nel crepaccio. È ancora vivo, ma ferito gravemente. La notte trascorre febbrilmente, con l’equipe di soccorso che riesce a riportarlo in superficie. Casarotto tenta qualche passo, ma quasi subito si accascia sul suo zaino, morendo poco dopo per le numerose emorragie interne, tra le braccia di Gianni Calcagno.

È il 16 luglio 1986. Viene tumulato in un crepaccio sulla montagna. Dopo 17 anni, il lento scorrere del ghiacciaio ne lascia riemergere le spoglie, rinvenute nell’agosto 2003 da un gruppo di scalatori del Kazakistan, che provvedono a trasportarlo al Memorial Gilkey. La moglie, interpellata successivamente, si dirà grata per il gesto.

 

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.