Un medico dello staff di Emergency positivo al virus è rientrato in Italia. E’ il primo caso della pandemia che sta uccidendo la gente dell’Africa, mentre la parte del mondo ricco non si sta sprecando troppo per arginare l’avanzata del virus e soprattutto per aiutare la gente dell’Africa.
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La dichiarazione ufficiale dell’associazione Emergency è questa: “ Un medico di Emergency che lavora presso il Centro per malati di Ebola di Lakka in Sierra Leone ha sviluppato sintomi di Ebola. In accordo con il Ministero della Salute e il Ministero degli Affari Esteri è stata organizzata un’evacuazione sanitaria verso l’Italia. Il medico, che è in buone condizioni generali, partirà oggi dalla Sierra Leone per essere ricoverato all’Istituto Spallanzani di Roma. Tutto lo staff impiegato nel Centro di cura per i malati di Ebola di Emergency segue una formazione specifica sui protocolli di protezione per evitare il contagio e la diffusione del virus. Tuttavia, nessun intervento sanitario in un’epidemia così grave può essere considerato completamente privo di rischi.”
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In Sierra Leone la situazione è drammatica: l’epidemia continua a espandersi con oltre 100 nuovi casi al giorno. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono oltre 5.000 i malati di Ebola nel Paese, ma i dati reali potrebbero essere molto più alti. Per far fronte a questa emergenza a settembre Emergency ha aperto un centro per la cura dei malati di Ebola a Lakka, a pochi chilometri dalla capitale Freetown. E’ un’altra guerra dove l’associazione dei volontari lotta per salvare vite umane.

Gli appelli di Emergency sono continui. L’ebola non perdona: dal 1976 anno in cui è scoppiato il primo focolaio. Gli ultimi dati emessi a novembre dall’OMS parlano di 5.740 casi in Guinea, 9.890 in Liberia, e 5.000 in Sierra Leone, ma non sono dati certi. A settembre erano più di 3.000 i decessi. Il virus non rispetta le frontiere, se non arginato potrebbe essere una catastrofe umanitaria.
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Nel frattempo sul campo lottano le associazioni di volontari, mettendo a rischio la vita di medici, paramedici, aiutanti. Ma per coloro che hanno a cuore la salute e la vita della gente, povera e di qualsiasi parte del Mondo, non c’è virus letale che possa fermare il loro coraggioso lavoro.

«Abbiamo deciso di aprire questo Centro perché l’epidemia non accenna a fermarsi: i casi positivi aumenteranno e c’è bisogno di altro personale sanitario, altri reparti di isolamento e altri posti letto per la cura dei pazienti», spiega Luca Rolla, coordinatore di Emergency in Sierra Leone.

Emergency ha allestito una struttura messa a disposizione dal ministero della Sanità locale, suddivisa in un’area di attesa, un’area di triage, un’area per l’isolamento dei casi sospetti dotata di 10 posti letto, un’area dedicata alla cura dei malati da 12 posti letto, una zona di disinfezione e un obitorio. A queste si aggiunge l’area dei servizi con spogliatoi, magazzini, lavanderia, cucine. Presso il Centro di Lakka lavorano circa 110 persone tra medici, infermieri, logisti, ausiliari, personale delle pulizie. Gli operatori internazionali vengono da Italia, Serbia, Spagna e Uganda.EMERGENCY-CENTRO-CURA-EBOLA-LAKKA-SIERRA-LEONE-01

Per garantire un’adeguata tutela dei pazienti e dello staff, tutto il personale ha seguito una formazione specifica sui protocolli di protezione, sull’utilizzo dei dispositivi di protezione personale e sul corretto movimento nei percorsi obbligati interni al centro per evitare la diffusione del virus e la contaminazione. Nel frattempo Emergency, insieme a DFID, l’agenzia di cooperazione del governo inglese, sta lavorando all’apertura di un nuovo ospedale da 100 posti letto che verrà aperto a metà dicembre.

Noi possiamo aiutare Emergency con una donazione per sostenere il loro eroico impegno.

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.