Verona -Partirà il 3 aprile prossimo il corso per diventare Educatrice di nido in famiglia, organizzato dall’associazione Il Melograno e dalla cooperativa Idea Sociale, con la collaborazione di Mag Verona.

Il percorso, al quale ci si può iscrivere entro il 17 marzo, comprende 120 ore di teoria e laboratorio, seguite da 60 ore di stage in un nido in famiglia partner del progetto.

Alla fine della formazione, prevista per il 21 giugno, ci sarà un esame per conseguire l’attestato di abilitazione all’esercizio di educatrice/tore di Nidi in famiglia riconosciuto dalla Regione Veneto, grazie al quale è possibile avviare una microimpresa dedicata a bambini/e dai tre mesi ai tre anni.

Il percorso formativo proposto comprende le nozioni di progettazione e gestione, insieme agli strumenti educativi e di cura, che consentono di creare in un ambiente domestico un luogo adatto alla socializzazione di massimo sei bambini, all’interno di un più ampio sistema territoriale di servizi alla persona.

Può accedere al percorso chi è in possesso di una laurea triennale in Scienze dell’educazione (classe di laurea L19), con indirizzo specifico per educatori dei servizi educativi per la prima infanzia e titoli equipollenti (DM. 270/2004), oppure laureati quinquennali a ciclo unico in Scienze della formazione primaria, integrata da un corso di specializzazione pari a 60 crediti formativi universitari. Sono inoltre ammissibili le richieste di chi al 31 maggio 2017 sia in possesso di titoli per operare nei servizi per la prima infanzia secondo il Dgr. 84/2007 e secondo la legge regionale 32/1990.

«La qualifica professionale di questo corso è necessaria, secondo le direttive della Regione, per poter aprire un nido in famiglia – chiarisce Luciana Mellone, presidente di Idea Sociale –. Chi fosse intenzionato ad avviare questa attività è comunque seguito da una coordinatrice o un coordinatore, che diventa a tutti gli effetti il riferimento essenziale sia sul piano formale sia su quello educativo. Il territorio veneto ha una buona rete di servizi pubblici e privati per la prima infanzia, e questa proposta le si affianca in modo complementare, per quei genitori in cerca di una certa flessibilità di orari e di un ambiente quanto più domestico. Teniamo conto che spesso nei piccoli paesi questa può essere la risposta ideale, in mancanza di altri servizi.»

I più recenti dati Istat, divulgati lo scorso dicembre e relativi all’anno scolastico 2017-2018, riportano che i servizi educativi per la prima infanzia rispondono solo al 24,7% del bisogno reale. Sono quindi ancora pochi i bambini italiani dagli zero ai tre anni che riescono ad accedere a questi servizi e il Paese resta ancora lontano dal parametro del 33%, fissato come obiettivo già dieci anni fa dall’Unione europea.

Il Nordest si differenzia per aver quasi raggiunto la percentuale, a fronte però di un totale di bambini che nell’Ue frequentano i servizi educativi, pari al 34,2%. Otto posti su dieci in Italia riguardano i nidi d’infanzia tradizionali, cui si affianca il 10% nelle “sezioni primavera”, dedicate a bimbi/e dai 24 ai 36 mesi, di solito presenti all’interno degli stessi nidi pubblici o privati, mentre l’8% è coperto dai servizi integrativi, di cui soltanto l’1% si svolge in contesto domiciliare con personale educativo. I nidi aziendali infine riguardano solo il 2% dell’utenza.